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Hotel Concorrenza: storia dell'emendamento Booking

booking 07 ottobre 2015

ROMA (Public Policy) - di Viola Contursi e Fabio Napoli - L'aula della Camera ha approvato, con 434 voti a favore e 4 contrari il cosiddetto "emendamento Booking" al ddl Concorrenza, grazie al quale sarà possibile per gli alberghi inserire sul proprio sito internet l'offerta di una camera a un prezzo inferiore rispetto a quello esposto, sulla stessa camera, su Booking.com.

L'emendamento approvato è a firma Tiziano Arlotti (Pd), fatto proprio da tutto il gruppo democratico e sottoscritto anche da Sc, PI, Forza Italia, Sel, Minoranza linguistiche, Alternativa libera, Ala.

La norma prevede che sia "nullo ogni patto con il quale l'impresa turistico-ricettiva si obbliga a non praticare alla clientela finale, con qualsiasi modalità e qualsiasi strumento, prezzi, termini e ogni altra condizione che siano migliorativi rispetto a quelli praticati dalla stessa impresa per il tramite di soggetti terzi, indipendentemente dalla legge regolatrice del contratto".

Sulla modifica i relatori del ddl Silvia Fregolent e Andrea Martella (entrambi Pd) hanno espresso parere favorevole mentre il governo si è rimesso all'aula.

IL GOVERNO CI AVEVA PROVATO A MAGGIO
La questione della "parity rate deve essere affrontata a livello europeo. Siamo assolutamente impegnati". A dirlo era stato il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, nel corso della conferenza stampa del 22 maggio 2014 a Palazzo Chigi in occasione dell'approvazione del cosiddetto decreto Art bonus.

Con quelle parole Franceschini motivava lo stralcio dal decreto uscito poi dal Cdm della norma sulla cosiddetta parity rate, approvata invece al ddl Concorrenza. La questione infatti non è nuova e lo stesso governo l'aveva inserita - come riportato da Public Policy - in una bozza di quella che sarebbe diventato il decreto Art bonus.

La norma proponeva uno stop all'applicazione della cosiddetta parity rate, la clausula contrattuale delle Ota (le Online travel agencies, cioè i portali di prenotazione alberghiera online) che impone alla struttura ricettiva di destinazione di proporre lo stesso prezzo di listino offerto dalla piattaforma online.

La norma elaborata dal governo stabiliva che "le strutture ricettive aventi sede legale nel territorio nazionale, che consentano il pagamento delle transazioni mediante modalità elettronica, possono effettuare la vendita diretta di servizi turistici attraverso il proprio sito web ovvero le proprie applicazioni al prezzo più conveniente per il cliente. Ogni eventuale diversa pattuizione stipulata dalle strutture con intermediari è nulla". (Public Policy)

@VioC @ShareTheRoadFab

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