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I debiti della Pubblica amministrazione

fisco 31 marzo 2016

- leggi anche: Perché una nuova rubrica su Public Policy

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di Giacomo Reali

Roma (Public Policy - Istituto Bruno Leoni)

Destinatari:

Ministero per la Semplificazione e la pubblica amministrazione

Ministero dell'Economia e delle finanze

Inauguriamo questo spazio cercando di riportare l'attenzione su un tema - i debiti della Pubblica amministrazione - non più discusso eppure irrisolto, emblema dell'asimmetria Stato-cittadini (imprese).

Poniamo pertanto alcune questioni ai ministeri della Pubblica amministrazione e dell'Economia.

- Il debito commerciale dello Stato e degli enti territoriali verso le imprese private stimato dalla Banca d'Italia a fine 2012 ammontava 91 miliardi di euro. Da allora ne sono stati pagati 38,6.

Nel periodo precedente agli interventi del governo che ha messo a disposizione 56,2 miliardi (12,4 miliardi non sono ancora stati sbloccati), tra il 2008 e il 2012 i fallimenti delle imprese per mancato pagamento dei committenti pubblici e privati sono più che raddoppiati.

Per onorare i debiti scaduti ,il governo è intervenuto con decreto legge 35/2013  con il quale il governo ha stanziato ca 40 miliardi di euro per gli anni 2013 e 2014; con decreto legge 102/2013  stanziando ulteriori 7,2 miliardi di euro per il 2013; con la legge di Stabilità 2014 che ha stanziato 0,5 miliardi e con decreto legge 66/2014 che ha messo a disposizione una quota aggiuntiva di 9,3 miliardi.

Nel frattempo però il ritmo di pagamento è rallentato nuovamente, nonostante resti ancora da saldare il 31% delle risorse stanziate da più di due anni.

Qual è la causa dei nuovi ritardi?

Poiché è presumibile che nel frattempo nuovi debiti vengano contratti, si renderà necessario un nuovo stanziamento da parte del governo centrale?

- Il ritardo nei pagamenti dei debiti non dipende solo dallo Stato, ma in gran parte dagli enti periferici, restii persino a censire i debiti pendenti e a contabilizzarli: Regioni come il Piemonte hanno utilizzato i fondi messi a disposizione dallo Stato appositamente per pagare i creditori per sostenere invece nuove spese o coprire il pregresso disavanzo di amministrazione.

Come impedire, quindi, che gli enti locali impieghino i fondi per la spesa corrente anziché destinarli al pagamento dei debiti verso le imprese?

Si tratta di fondi pubblici, cittadini e imprese (sulle quali già grava una pressione fiscale complessiva del 64,8%) meritano una risposta e garanzie credibili: il presidente del Consiglio nel 2014 fece la promessa che entro il 21 settembre di quell’anno tutti i debiti della Pa sarebbero stati pagati.

- Il caso dei ritardi dei pagamenti della Pa è rappresentativo di come la richiesta continua di "maggiore flessibilità" all'Ue non sia affatto nell'interesse dei cittadini e delle imprese italiane.

La direttiva comunitaria n. 2011/7 del 16 02 2011 impone infatti alle Pa degli Stati membri di pagare entro 30-60 giorni. La Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per non aver applicato correttamente la direttiva: la media italiana risultava pari a 165 giorni, maggiore di 107 giorni rispetto alla media Ue.

Da quando è stata introdotta la direttiva europea i tempi di pagamento della Pa italiana si erano accorciati, comunque non a sufficienza, di 5 giorni.

Ora che si stanno allungando nuovamente, che credibilità potrà rivendicare il governo nei confronti dell'Europa (e dei propri cittadini)? Come si intende evitare le sanzioni europee? (Public Policy - Istituto Bruno Leoni)

@giacreali

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