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Il commento - CRESCITA, ORA (DOPO BERNANKE) È ANCORA PIÙ IMPORTANTE

IL COMMENTO - L'IMPORTANZA DEL DOPO BERNANKE 24 giugno 2013

DEBITI PA, SI PUNTA A POCHI EMENDAMENTI SU PATTO STABILITÀ, SANZIONI, FASE 2

(Public Policy) - Roma, 24 giu -(di Aroldo Barbieri) Senza crescita
non si riesce non solo a finanziare la spesa corrente, ma anche
(ed è più importante) a ridurre il debito. La cosa è palmare.
Ma quel che è sempre stato vero, perché se non si aumentano le
entrate sane che vengono dalle crescita, non resta che accettare
di perdere posizioni nel contesto internazionale, di accettare
il declino, è, dopo le ulteriori precisazioni di Ben Bernanke,
governatore della FED e la reazione dei mercati, ancora più vero.

Precisazioni molto poco stringenti che in buona sostanza si riassumono
così: a fine anno, se la ripresa continuerà con questo passo (in realtà
abbastanza lento), la Fed comincerà a stampare meno dollari per sostenere
la ripresa, per cessare del tutto a metà anno prossimo. In pratica
Bernanke ha semplicemente precisato quel che i mercati avevano già
“annusato”, facendo scendere il valore delle obbligazioni e soprattutto
demitizzando i beni rifugio: T. bond, Bund tedeschi, oro.

Discesa che si è accentuata dopo le ultime parole del governatore FED.
Questo significa, al di là della azione della speculazione sempre in
agguato, visto che guadagna al ribasso quanto e più che al rialzo, che
con la ripresa (seppure moderata e contrastata anche in Cina in cui il
Governo ha rispolverato toni “maoisti”, per far accettare alla popolazione
il rallentamento della crescita) i tassi di interesse torneranno a far
premio sul valore rifugio.

Tutto ciò complica la situazione italiana con lo spread in rialzo, nonostante
la crescita dei tassi di interesse anche sui Bund. Il debito è tornato
ad essere preminente rispetto al deficit. Un debito che non hai mai
cessato di crescere. Ai decisori si porrà assai presto il tema di fondo:
come tagliarlo? L’uscita “in autonomia” del direttore dell’Agenzia
delle Entrate, Attilio Befera ha messo l’accento sul contrasto all’evasione
(anche se la quantificazione di 545 miliardi di euro di tasse e
imposte non incassate dal 2000 lascia per lo meno perplessi).

Il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, aveva messo in
risalto davanti alle commissioni Bilancio e Finanze della Camera l’importanza
dell’ “evasione da riscossione” e della gestione del contenzioso tributario,
spezzando una lancia a favore di Equitalia e denunciando l’indebolimento
del “grado di tutela della posizione creditoria pubblica”.

Si sono levate voci a favore di una patrimoniale straordinaria sulle grandi
fortune (da 1,3 milioni di euro) o di un ricorso al fondo “salva stati” per
ricapitalizzare le banche italiane, messe in difficoltà dalle sofferenze.
In sintesi mentre la Grecia rientra in allarme, anche l’Italia non gode certo
di buona salute. Lo hanno capito bene le forze sociali, sindacati dei lavoratori
e dei datori di lavoro, molto più disposti che in passato a collaborare.

Né l’Europa aiuta. Con la Germania che impone rallentamenti anche su capitoli
già decisi (vedi unione bancaria), la Gran Bretagna sempre più incline a chiamarsi
fuori, la Svezia che ha diritto a parlare, pur non facendo parte dell’euro,
agli americani, primi responsabili della crisi, basta parlare anche genericamente
perché lo schiaffo arrivi in Europa. Un’Europa che, al momento, non c’è o se c’è
non riesce a fare sistema. (Public Policy)

ABA

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