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Il Jobs act introduce i minijobs alla tedesca? Esperti divisi

lavoro 26 febbraio 2015

ROMA (Public Policy) - Minijobs sì, minijobs no. Le modifiche al lavoro accessorio introdotte dal dlgs Jobs act segnano un passo verso i minijobs alla tedesca? I pareri degli esperti sono discordanti. Secondo Alessandra Servidori, giuslavorista consigliera nazionale di parità al ministero del Lavoro, un passo verso i minijobs alla tedesca (cioè quei rapporti di lavoro pagati non oltre 450 euro al mese, esenti da tasse e contributi previdenziali da parte del dipendente e vantaggiosi anche per il datore) è stato fatto: "Il maggior controllo previsto sul lavoro accessorio potrebbe far ipotizzare un maggior uso di questo strumento", spiega a Public Policy la consigliera, secondo cui il lavoro accessorio è "normativamente simile" al lavoro leggero tedesco.

Il dlgs, infatti, introduce l'obbligo di tracciabilità poichè "i committenti imprenditori o professionisti che ricorrono a prestazioni occasionali di tipo accessorio sono tenuti, prima dell'inizio della prestazione, a comunicare alla direzione territoriale del lavoro competente - si legge all'articolo 52 del decreto - attraverso modalità telematiche i dati anagrafici e il codice fiscale del lavoratore".

Più cauto, invece, il consulente del lavoro Matteo Mazzon: il decreto, dice a Public Policy, "non ha introdotto una forma di minijobs prendendo spunto dal diritto tedesco. Il legislatore è tuttavia intervenuto, modificandolo nuovamente, il lavoro accessorio, cioè quello con i voucher. È stato infatti elevato l'importo massimo che un lavoratore può percepire in un anno, svolgendo lavoro accessorio, a 7mila euro da 5mila. Di fatto il lavoro accessorio è, nel corso degli anni, non essendo la prima modifica apportata, diventato una forma di 'minilavoro' italiano, tra l'altro con meno tutele previdenziali rispetto ai minijobs tedeschi".

È comunque proprio all'interno del perimetro del lavoro accessorio che ci si muove anche perchè l'introduzione di una nuova tipologia di lavoro rappresenterebbe un "eccesso di delega", come spiega anche una fonte di governo, poiché il ddl approvato prevedeva il "riordino delle forme contrattuali" cancellando quelle non più coerenti con il tessuto occupazionale e produttivo nazionale.  (Public Policy) FRA

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