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"IL PD HA LAVORATO ALLA NOSTRA CANCELLAZIONE" /INTERVISTA

28 febbraio 2013

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(Public Policy) - Roma, 28 feb - (di Sonia Ricci) "Delusi
dai risultati elettorali, adesso l'intenzione è quella di
formare un intergruppo parlamentare dedicato al tema
dell'amnistia".

Per Marco Beltrandi, dirigente di Radicali
italiani e deputato uscente (eletto nel 2008 nelle fila del
Pd), due sono le ragioni dei pochi voti incassati dai
Radicali nelle ultime elezioni: la scarsa presenza mediatica
e la volontà del Pd di escluderli dalle istituzioni. E sul
futuro del Movimento 5 stelle, per la prima volta in
Parlamento: "Riusciranno a stare assieme solo a patto di
dire no a tutto".

La lista guidata da Marco Pannella non è riuscita a
superare nessuna delle due soglie di sbarramento previste
per Camera e Senato (rispettivamente 4 e 8% per i partiti
non in coalizione). Alla Camera, la lista Amnistia,
Giustizia Libertà ha ottenuto quasi 65mila voti (lo 0,19%).
Poco meno al Senato con 63mila preferenze (0,20%).

D. AMAREGGIATI DAI RISULTATI?
R. Abbastanza, una percentuale così bassa non ce
l'aspettavamo, ma non puntavamo a molto di più viste le
condizioni della campagna elettorale. Gli elettori non
conoscevano il nostro simbolo e come sempre i media ci hanno
completamente esclusi e di conseguenza non ci hanno permesso
di far conoscere quali sono le nostre proposte.

Abbiamo avuto diritto solo agli spazi decisi dalla
commissione di vigilanza Rai, con percentuali di ascolto
bassissime. Abbiamo a disposizione i dati di monitoraggio
televisivo degli ascolti e tra i partiti che hanno avuto
accesso a più ascoltatori noi siamo al diciassettesimo
posto; questo dice tutto.

C'è un'altra questione che gli italiani non sanno: il
Partito democratico, con cui siamo stati eletti nel 2008, ha
lavorato alla nostra esclusione e cancellazione.

D. IN CHE MODO?
R. Devo chiarire una cosa. Noi eravamo nove parlamentari
radicali, eletti nelle liste del Pd. All'inizio di questa
campagna elettorale non ci hanno consultato sul da farsi e
non ci hanno nemmeno voluto spiegare il perché l'accordo non
si faceva. Stessa cosa in Lazio e Lombardia, dove i due
candidati presidenti del centrosinistra (rispettivamente
Nicola Zingaretti e Umberto Ambrosoli; Ndr) hanno usato ogni
pretesto per farci rimanere fuori dall'alleanza. C'è stata
una voluta e precisa volontà di escluderci dall'istituzione.

D. MAGARI IL PD NON HA GRADITO TROPPO LA VOSTRA AUTONOMIA
IN PARLAMENTO.
R. Sicuramente, ma ci era stato riconosciuto lo status di
delegazione autonoma, mi sembra normale che in alcuni
momenti non siamo stati d'accordo con il Pd. Ma sugli
obiettivi finali, come l'opposizione a Berlusconi, c'è
sempre stata unanimità. La verità è che nei fatti non ci
hanno mai considerato una delegazione, hanno sempre negato
la nostra autonomia.

D. CHI PORTERÀ ORA LE VOSTRE ISTANZE IN PARLAMENTO?
R. Difficile saperlo, però cercheremo di costituire un
intergruppo parlamentare dedicato all'amnistia. Ricordo che
la nostra è una lista di scopo, mette delle priorità nel
proprio nome: amnistia, giustizia e libertà. Anche stando
fuori cercheremo di lavorare su questi temi.

D. QUAL È IL FUTURO DEI RADICALI?
R. I Radicali sono stati già fuori dal Parlamento molti
anni, precisamente dal 1996 al 2006. È una fase che abbiamo
già passato. Continueremo a fare politica e a proporre
un'agenda diversa rispetto agli altri partiti, come abbiamo
sempre fatto. E lo faremo con altri strumenti: dalle
consultazioni popolari alle lotte non violente.

D. COME VEDE LA SITUAZIONE DEL PROSSIMO PARLAMENTO E IL
RISULTATO DEL M5S, POTRANNO ESSERE LORO A PORTARE AVANTI LE
VOSTRE ISTANZE?
R. Il futuro Parlamento mi sembra già un disastro. Sarà
molto difficile formare una maggioranza che possa fare le
riforme. Del Movimento 5 stelle posso dire che condividiamo
con loro alcune cose, ma siamo lontani anni luce sulle
proposte di politica europea e su altri temi. Quello che non
mi rassicura è questo nuovo personale politico, personalità
sconosciute ed eterogenee. Ho la sensazione che riusciranno
a stare insieme solo a patto di dire no a tutto.

D. QUINDI IL NO DI GRILLO ALLA FIDUCIA AD UN GOVERNO
BERSANI RIENTRA IN QUESTO DISCORSO?
R. Probabilmente si, la politica del M5s è soprattutto
quella del no a tutto. Sono in molti a pensare che se
tornassimo al voto subito i consensi per Grillo
raddoppierebbero. Ma sarei più cauto se fossi in loro.

L'esperienza della Grecia ci insegna proprio questo: gli
elettori quando sono stati chiamati alle urne (nel 2012;
Ndr) hanno dato inizialmente un voto di protesta, ma due
mesi dopo quando sono stati chiamati a votare di nuovo, i
partiti tradizionali sono riemersi. (Public Policy)

SOR

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