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"IL RISCHIO É FINIRE COME LA GRECIA, COMMISSARIATI DALLA TROIKA" /INTERVISTA

Ftse-mib2 26 febbraio 2013

Ftse-mib2

(Public Policy) - Roma, 26 feb - (di Leopoldo Papi) Il
giorno dopo le elezioni, a tenere col fiato sospeso sono i
mercati. Il peggiore scenario ipotizzato dagli operatori
finanziari nelle scorse settimane sembra essersi avverato:
quello di un Parlamento incapace di assicurare
governabilità, e quindi stabilità al Paese, e capacità di
"proseguire sulla strada delle riforme".

Per capire l'entità della scossa che si è verificata nel
mondo finanziario, basta dare un'occhiata alla giornata nera
di Piazza Affari, che ha chiuso segnando una perdita del
4,86%, con i titoli bancari in caduta libera e uno spread
con i decennali tedeschi impennato a 343 punti, dai meno di
270 pre-elettorali.

E domani, dopo l'asta dei Bot semestrali di oggi, il Tesoro
sarà impegnato nella collocazione dei Btp quinquennali e
decennali, considerata dai tecnici il vero 'test' per i
titoli italiani. Per Mario Seminerio, portfolio advisor e
blogger autore di Phastidio.net, siamo in "terra incognita"
e se i mercati continuano come oggi, entro pochi giorni si
dovranno prendere provvedimenti di emergenza.

D. COSA STA SUCCEDENDO?
R. Al momento c'è un movimento di forte avversione al
rischio non solo europeo, ma che si sta estendendo a tutti i
mercati, con qualche effetto anche sull'Asia e sugli Stati
Uniti. Tutti temono un lungo periodo di stallo negli
eventuali negoziati per la formazione di un nuovo Governo.

Anche un Governo di grande coalizione sarebbe molto
raffazzonato, e io personalmente dubito che sarebbe in grado
di incidere su qualcosa. Il rischio è che, a maggio, quando
sarà scaduto il semestre bianco del presidente della
Repubblica (in cui non è possibile sciogliere le Camere;
Ndr), si vada a elezioni anticipate, e nel frattempo gli
investitori internazionali 'votino con i piedi', e quindi
vendano massicciamente il rischio Italia, facendo salire
nuovamente lo spread a livelli insostenibili.

In quel caso è probabile che l'Italia debba chiedere
l'assistenza internazionale. Qualunque governo nasca,
sarebbe a quel punto completamente commissariato, e non
avrebbe nessun potere, se non quello di eseguire fedelmente
ciò che viene richiesto dalla troika (Fmi, Bce e Commissione
europea; Ndr).

D. COSA INTENDE PER COMMISSARIAMENTO?
R. La Grecia. In Grecia hanno rifatto le elezioni, sono
andati avanti finché non usciva l'esito necessario e gradito
alla Ue. Alla fine ha vinto Nuova Democrazia di Samaras, e
hanno fatto un governo di grandissima coalizione con il
Pasok (partito socialista) e l'altro partito di
centrosinistra Dimar, solo per tagliare l'estrema sinistra
di Syriza.

Di fatto ora loro non hanno alcun margine di autonomia.
Anche se volessero affabulare i propri concittadini,
parlando di crediti d'imposta, di tasse che restano sul
territorio dove sono state pagate, di restituzione delle
imposte sulla prima casa, non potrebbero farlo. Perché la
loro strada è completamente decisa al di fuori del Paese.
Il rischio è che anche per l'Italia nei prossimi mesi i
nostri destini vengano decisi al di fuori dei confini. E
quello che abbiamo vissuto finora col governo tecnico non è
nulla rispetto a un eventuale intervento di assistenza
finanziaria dell'Ue.

D. MA IL M5S SAREBBE D'ACCORDO A VOTARE L'ATTIVAZIONE DELLE
PROCEDURE DI SALVATAGGIO DA PARTE DELLA UE?
R. I 5 stelle non voterebbero, ma alla fine probabilmente
lo farebbero Pd e Pdl, e poi la richiesta verrebbe
effettuata dal Governo in carica che sarebbe verosimilmente
quello di Monti, ancora in carica per il disbrigo degli
affari correnti se non si trovasse un accordo.

Ma cercheranno di non far avverare una simile possibilità,
perché sarebbe un evento catastrofico. Il fatto che un
governo in carica per il disbrigo degli affari correnti
chieda l'assistenza finanziaria sarebbe un nonsenso: ma se i
mercati cominciano a mitragliarci, non si potrebbe fare
diversamente. Gli italiani potrebbero consolarsi,
riascoltando Berlusconi che dice che lo spread non è
importante.

D. QUANTO TEMPO ABBIAMO?
R. Siccome siamo in 'terra incognita', se i mercati
continuano come oggi, entro pochi giorni si dovrà prendere
una decisione. Se invece i mercati oggi hanno fatto il
gradone e poi si calmano, allora si potrà discutere. Però
sinceramente provo tenerezza per tutte le promesse
elettorali sentite nei giorni scorsi: il movimento di oggi
sui tassi dei Btp è l'equivalente di una manovra Imu uguale
a quella pagata, altro che restituire l'Imu 2012 sulla prima
casa. Tutte le tasse pagate nei 15 mesi di Monti, con un
altro paio di giorni come questi sui mercati, sono andate
perse, lo si dovrebbe dire alla gente.

D. E AL M5S CHE PARLA DI REFERENDUM SULL'EURO COSA RISPONDE?
R. Intanto che non si possono fare referendum sui trattati
internazionali. Ma anche se si facesse un referendum
consultivo, e si ottenesse dai cittadini il mandato di
tornare alla lira, un minuto dopo (ma anche uno prima, o una
settimana prima) il risultato del referendum si scatenerebbe
il panico. La gente cercherebbe di spostare i propri soldi
nelle banche tedesche, e a un certo punto il Governo
italiano dovrebbe bloccare la libera circolazione dei
capitali. E dovrebbe farlo in modo coercitivo: rischieremmo
di avere l'esercito per le strade e intorno alle banche.

La nuova lira sarebbe una moneta piccola, illiquida, figlia
di un Paese in gravissima crisi economica e con un sistema
bancario fallito, si svaluterebbe del 50-60-70% contro il
nuovo marco. Qualcuno dice che in questo modo torneremmo
competitivi. Può darsi, ma lo faremmo probabilmente dopo una
generazione. La Banca d'Italia per far fronte alla crisi
dovrebbe mettersi a stampare furiosamente momenta, e così
facendo si creerebbe un'iperinflazione. A quel punto la
gente per ironia della sorte non vorrebbe più la nuova lira
ma correrebbe ad accaparrarsi i vecchi euro. (Public Policy)

LEP

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