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ILVA, CLINI ALLA CAMERA: DECISIONE PROCURA PEGGIORA IL RISCHIO AMBIENTALE

img_606X341_italy-ilva-steel-170812ana 28 novembre 2012

(Public Policy) - Roma, 28 nov - "Senza la realizzazione
delle operazioni previste nell'Aia (Autorizzazione integrata
ambientale) la situazione ambientale a Taranto peggiora: la
chiusura degli impianti non migliora certo la situazione. Ma
bisogna conoscere bene il ciclo della produzione siderurgica
per aver chiaro questo punto". Lo ha detto il ministro
dell'Ambiente Corrado Clini, durante l'informativa urgente
alla Camera sul caso dell'Ilva di Taranto.

"L'Ilva di Taranto - ha esordito Clini - è stata sottoposta
per mia iniziativa alla revisione della procedura Aia
rilasciata il 4 agosto 2011 dall'allora ministro Stefania
Prestigiacomo, di concerto con il presidente della Regione
Puglia Nichi Vendola. Ho riaperto la procedura dopo che l'8
marzo 2012 è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale
dell'Ue la decisione della Commissione europea di indicare
le migliori tecnologie disponibili da impiegare nel settore
della siderurgia per assicurare la protezione e
dell'ambiente e della salute".

"Secondo la decisione Ue queste tecnologie vanno applicate
a partire dal 2016, ma avendo ricevuto nel febbraio 2012, da
parte del procuratore capo di Taranto, le perizie
epidemiologiche e chimico-fisiche ordinate dalla stessa
procura, e avendo ricevuto dalla Regione una lettera con i
dati sulla presenza nell'atmosfera di una sostanza
cancerogena sicuramente prodotta dallo stabilimento, ho
disposto una revisione dell'Aia, in anticipo di 4 anni
rispetto alla scadenza europea".

"Ho avviato allora la procedura di riesame a metà marzo
2012. Ma il 25 luglio 2012, ben dopo l'avvio della procedura
di riesame, con ordinanza del gip di Taranto, su proposta
della procura, è stato disposto il sequestro degli impianti
dell'area a caldo dello stabilimento, con la motivazione di
un rischio ambientale incombente. Area a caldo che era
oggetto di esame nell'ambito della revisione della procedura
Aia".

"Abbiamo continuato la nostra attività, ho anche incontrato
il procuratore capo della Repubblica. Abbiamo chiuso la
procedura in tempi brevi, recuperando nelle prescrizioni
tutti gli obiettivi indicati dal gip in merito alla
sicurezza degli impianti, ulteriormente rafforzate anzi, con
la previsione di attivare un sistema di monitoraggio del
danno sanitario in relazione alle emissioni. La procedura è
stata chiusa il 26 ottobre 2012"

"Abbiamo poi chiesto
all'Ilva di presentare un piano interventi per rispettare le
prescrizioni Aia, che prevedono un risanamento progressivo
degli impianti, sulla base di un indice di priorità per
rendere immediatamente eseguite le attività più urgenti per
salvaguardare la salute della popolazione. Siamo insomma
intervenuti su una situazione irrazionale dal punto di vista
della protezione dell'ambiente e della salute".

"L'Ilva ha presentato un piano, considerato, dopo
miglioramenti, adeguato. Il piano comporta investimenti per
circa 3 miliardi di euro. Il sistema di monitoraggio doveva
essere efficace da lunedì scorso. Invece il 26 novembre la
procura e il gip hanno disposto il sequestro dell'area a
freddo dello stabilimento, ovvero il blocco delle attività a
valle dell'area a caldo e dunque il blocco delle attività di
produzione".

"Questa scelta ritarda gli interventi previsti per risanare
ora le sorgenti di rischio più immediate, per chiudere un
altoforno e alcune batterie della cokeria. Nella nostra Aia
sono individuate in maniera puntuale le iniziative che
devono essere svolte e il tempo in cui devono essere svolte.
Questo è impedito in questo momento.

La preoccupazione del Governo, sollecitato dalla stragrande
maggioranza del Parlamento, dai sindacati e dai
rappresentanti degli enti locali, è di rendere efficace
comunque l'Aia, superando una situazione di blocco".

"Stiamo lavorando su questo - ha concluso Clini - avendo in
mente che senza la realizzazione di queste operazioni la
situazione ambientale a Taranto peggiora. Dall'altro lato il
rischio enorme è quello che si verifichi a Taranto quello
che si è verificato in altri siti industriali italiani:
abbandono ed effetti diretti sulla qualità ambientale".

"Qualche spiritoso dice che il ministro dell'Ambiente fa il
ministro dell'Industria: no, è che questo Governo ha una
visione complessiva e globale dei problemi. Non si può far
finta di essere Alice nel paese delle meraviglie e non
capire che la chiusura ha effetti positivi per i concorrenti
internazionali dell'Ilva, che non sono vincolati agli stessi
limiti ambientali. Lasciare a casa 20 mila famiglie
italiane, al Sud, vuol dire inoltre assumersi la
responsabilità di conseguenze sociali che non sono
stimabili". (Public Policy)

GAV

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