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ILVA, VENTURI (FIOM): DL DEVE DIVENTARE LEGGE, ALTRIMENTI DISASTRO /INTERVISTA

Ilva, dl: stop sanzioni durante commissariamento se rispettato piano ambientale 10 dicembre 2012

(Public Policy) - Roma, 10 dic - (di Viola Contursi) Con la
crisi del Governo Monti, il decreto Ilva si "salverà",
ovvero sarà convertito in legge o cadrà nel dimenticatoio?
Sia dal centrodestra che dal centrosinistra sono arrivate
frasi di rassicurazione a riguardo e il relatore alla legge
di stabilità al Senato Paolo Tancredi (Pdl) ha sostenuto che
il decreto potrebbe essere inserito nella legge di
stabilità. Per Gianni Venturi, coordinatore nazionale
comparto siderurgia della Fiom, "le condizioni ci sono e ci
debbono essere" per la conversione del decreto altrimenti
sarebbe "un disastro".

Per quanto riguarda l'inserimento del decreto nella legge
di stabilità (forse l'ultima 'fatica' del Parlamento prima
dello scioglimento delle Camere), Venturi dice a Public
Policy: "Va bene tutto purché si converta. L'approvazione
del dl in sé non risolve certo tutti i problemi dell'Ilva ma
credo che lo scenario peggiore che possiamo immaginare è la
non conversione".

D. PERCHÉ È IMPORTANTE CHE IL DL DIVENTI LEGGE?
R. Le condizioni ci sono e ci debbono essere e se non ci
sono debbono essere costruite. E' del tutto evidente che il
dl nasce in una condizione di emergenza e la condizione di
emergenza permane. In questa fase era indispensabile ci
fosse un intervento di questa natura. Ma questo è anche un
intervento che comincia a configurare un profilo possibile
di nuovo intervento pubblico in economia, che individua
stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale e
che considera indispensabile un intervento.

Interventi che nel caso dell'Ilva ha caratteristiche
emergenziali legate all'impatto ambientale ma che potrebbe
essere preso in considerazione anche in altre realtà, della
siderurgia e non solo, per le quali è possibile ad esempio
prendere in considerazione l'utilizzo del fondo strategico
della Cdp. Il decreto va convertito soprattutto per questo
motivo: per l'Ilva ora e sul lungo periodo per inserire un
modello nuovo di intervento pubblico in economia.

D. PENSA CHE ALLA FINE DIVENTERÀ LEGGE?
R. Io credo che le rassicurazioni che sono venute da diverse
parti non siano rassicurazioni formali. C'è una
consapevolezza diffusa che la mancata conversione in legge
porterebbe a una situazione che avrebbe un riflesso molto
consistente sulla tenuta dell'intera filiera.

In primo luogo
danneggerebbe gli stabilimenti collegati all'Ilva di Taranto
ma non c'è dubbio che ci sarebbero forti ripercussioni anche
nei settori utilizzatori, in particolare il settore delle
costruzioni e dell'automotive. Che è vero che sono fermi e
in crisi ma è vero anche che hanno una richiesta di acciaio
annua quantificata in circa 5 milioni di tonnellate. Se
Taranto chiudesse domani, e questo per assurdo, da
dopodomani ci sarebbe un buco nella fornitura di acciaio in
Italia di 5 milioni di tonnellate che significherebbe un
costo fra i 7 e gli 8 miliardi di euro. Tutti soldi che
dovremmo andare a spendere all'estero.

D. È D'ACCORDO CON L'INSERIMENTO NELLA STABILITÀ?
R. L'obiettivo della Fiom è oggettivamente quello della
conversione del decreto "salva Ilva" così com'è. Se però si
dovesse rendere necessario l'inserimento nella legge di
stabilità va bene. Tutto va bene purchè si faccia.

L'approvazione del dl in sé non risolve certo tutti i
problemi dell'Ilva, ma credo che lo scenario peggiore che
possiamo immaginare è la non conversione. La cosa peggiore
sarebbero le ripercussioni di cui abbiamo parlato e l'alta
conflittualità sociale che ne deriverebbe. Una
conflittualità così accentuata, tale per cui è preferibile
anche un percorso più accidentato del decreto in Parlamento,
purché si arrivi al risultato necessario. (Public Policy)

VIC

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