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Immigrazione, "è indispensabile modificare il regolamento di Dublino"

immigrazione 28 maggio 2014

ROMA (Public Policy) - "È indispensabile modificare il regolamento di Dublino: se un immigrato viene identificato in Italia non può più lasciare il Paese". A dirlo in un'intervista a Public Policy é la senatrice Pd Venera Padua, membro della commissione Igiene e sanità, tornando sul tema immigrazione a pochi giorni di distanza dagli sbarchi avvenuti a Pozzallo (22 maggio), in cui 460 migranti sono stati tratti in salvo dalle unità navali della Marina, e dall'ultima strage avvenuta a Lampedusa il 12 maggio scorso.

Padua, medico originario di Scicli (Rg), esorta all'europeizzazione della questione migranti, a cui l'Italia non è più in grado di rispondere da sola. "Bisogna costruire dei corridoi umanitari in Africa - sostiene - ma per farlo serve l'aiuto da parte di un'Europa che fino ad oggi ci ha lasciato soli".

D. SENATRICE, CHE COSA INTENDE QUANDO PARLA DI 'EUROPEIZZAZIONE' DELLA QUESTIONE MIGRANTI?
R.
Purtroppo siamo giunti a una situazione limite: il fenomeno è in costante crescita e il flusso di migranti presumibilmente crescerà con il tempo. La questione dell'immigrazione, finora lasciata nelle mani della sola Sicilia e in particolare delle zone del sud, deve essere 'europeizzata' al più presto.

L'alternativa è che si perseveri in questo status emergenziale e che non si riusciranno a dare risposte concrete. Muoiono intere famiglie, madri e bambini: l'Europa non può non curarsi del destino di persone disperate che, in cerca di un destino migliore, affidano anche ai più crudeli e infimi scafisti la sorte della propria vita e quella dei loro cari.

D. COME PENSA SI POSSA INTERVENIRE NEL CONCRETO? QUALI SONO LE 'RICETTE' CHE POSSONO CONTRASTARE EFFICAMENTE IL FENOMENO?
R.
Innanzitutto una risposta immediata è connessa a una questione giuridica primaria. Serve una modifica del regolamento di Dublino II che non è più in grado di rispondere alle criticità attuali, impedendo agli immigrati, se identificati in Italia, di lasciare il nostro Paese.

È per questa ragione che molti si dileguano nel momento dei controlli della polizia. Bisognerebbe poi puntare, ma deve farlo l'Europa, alla creazione di un programma strutturato che, coinvolgendo anche le autorità internazionali, punti alla formazione di corridoi umanitari in Africa. Solamente così si potrà fermare un fenomeno sempre più drammatico.

D. QUALE STRATEGIA COMPLESSIVA PORTERETE AVANTI A BRUXELLES, ANCHE ALLA LUCE DEL PESO RILEVANTE CHE HA ASSUNTO IL PD NEL PSE?
R.
Sulla questione dell'immigrazione non si può perdere tempo: dobbiamo convincere i nostri partner della necessità di intervenire tempestivamente per arginare un problema che è comune, per non lasciare l'Italia e la Sicilia al confino di un'Unione che ci volta le spalle. Il risultato di ieri, con cui gli italiani hanno dimostrato di accordarci una fiducia che neanche i più ottimisti si sarebbero aspettati in questi termini, ci responsabilizza ancora di più.

Voglio ricordare come la questione sociale e morale, sull'immigrazione, non debba passare affatto in secondo piano, come spesso accade quando si parla di immigrati solo in termini economici. Anzi, è quella più importante: è da questi parametri che si giudica lo stato di civiltà di uno Stato.

D. SECONDO LEI, QUINDI, È INEVITABILE UN'ACCELERAZIONE NEL PROGRAMMA DI GOVERNO?
R.
Direi proprio di sì. Per essere più ambiziosi in Europa, avere autorevolezza e dare credibilità non ci si deve fermare al momento del voto. Le riforme economiche in Europa passano da quelle istituzionali in Italia. Lavoro, Pubblica amministrazione e riforme costituzionali, come ha ricordato anche ieri sera il premier: sono questi i punti da centrare al più presto per poter dare una reale agibilità politica all'Italia nello scenario europeo.

E dire con forza, quindi, che la questione dell'immigrazione non può essere più lasciata esclusivamente all'onere dell'Italia ma va risolta insieme, coinvolgendo un'Europa finora assente ingiustificata. (Public Policy)

IAC

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