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Immigrazione, Istat: in Italia 3,8 milioni di extracomunitari

immigrazione 05 agosto 2014

ROMA (Public Policy) - Aumentano i cittadini non comunitari regolarmente presenti in Italia, mentre diminuiscono i flussi di ingresso e il rilascio di permessi di soggiorno. È la fotografia scattata dall'Istat, su dati forniti dal ministero dell'Interno, sui cittadini  extracomunitari regolarmente presenti in Italia.

LE PRESENZE E I PAESI PIÙ RAPPRESENTATI Sono oltre 3,8 milioni i cittadini non comunitari regolarmente presenti in Italia al 1° gennaio 2014. Tra il 2013 e il 2014 il numero di cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti è aumentato di circa 110 mila unità (+3%). I Paesi più rappresentati sono Marocco (524.775), Albania (502.546), Cina (320.794), Ucraina (233.726) e Filippine (165.783). Questi 5 Paesi rappresentano il 45,1% del totale. Tra le prime dieci cittadinanze per numero di presenze, la comunità cinese è quella che ha fatto registrare il maggiore incremento in termini assoluti (oltre 16 mila unità) con un variazione percentuale del 5,3%.

La presenza di cittadini del Bangladesh (+14.050) e dell'Egitto (+11.755) è cresciuta con variazioni superiori, rispettivamente del 12% e del 9%. Le donne rappresentano il 49,2% della presenza, ma la componente femminile è tradizionalmente molto variabile a seconda delle collettività considerate: prevalente per Ucraina (79,9%) e Moldova (67,1%), in netta minoranza per Bangladesh (28,4%) ed Egitto (29,5%).

I MINORI Sostanzialmente stabile la quota di minori non comunitari presenti in Italia, che è pari al 23,9%; nel 2013 era del 24,1%. Come per la distribuzione di genere, anche nel caso di quella per età si mettono in luce notevoli differenze tra le varie cittadinanze. La quota di minori sul totale delle presenze varia infatti sensibilmente a seconda delle collettività considerate: si colloca oltre il 30% per quelle del Nord-Africa, mentre rappresenta poco meno del 9% di quella ucraina.

LE PRESENZE DI LUNGO PERIODO In costante crescita il numero dei soggiornanti con un permesso a tempo indeterminato. Nel 2013 erano 2.045.662 (54,3% sul totale dei cittadini non comunitari presenti), nel 2014 sono 2.179.607 e rappresentano il 56,3% della presenza regolare. Tra le prime dieci cittadinanze, la quota di soggiornanti di lungo periodo è particolarmente rilevante per chi proviene da Albania, Tunisia, Marocco ed Egitto (con percentuali che vanno dal 68,9% al 57%) e più contenuta per quelli provenienti dalla Moldova e dalla Cina, rispettivamente al 47,5% e 40,4%.

LA DISTRIBUZIONE NAZIONALE Il Centro-Nord si conferma area privilegiata di presenza: quasi il 37% dei cittadini non comunitari regolarmente presenti ha un permesso rilasciato/rinnovato nel Nord-ovest, il 27,9% nel Nord-est e il 23,2% al Centro; meno del 12% ha un permesso rilasciato/rinnovato nel Mezzogiorno. La regione in cui si collocano prevalentemente gli stranieri non comunitari è la Lombardia (26,5%), seguita da Emilia-Romagna (12,1%) e Veneto (11,5%). Le province nelle quali si concentra la presenza sono: Milano, Roma, Brescia, Torino, Bergamo e Firenze.

Nelle province di Milano (11,9%) e Roma (8,6%) vive un quinto degli stranieri non comunitari, ma accanto alle grandi città si collocano anche centri di minore ampiezza demografica: nella provincia di Brescia, ad esempio, vivono più stranieri non comunitari di quanti ne vivano nell'intera Campania. Tuttavia, le diverse nazionalità si caratterizzano per una differente concentrazione sul territorio: per i moldavi, ad esempio, la regione con il maggior numero di presenze è il Veneto, per i tunisini è l'Emilia-Romagna, mentre per i cittadini del Bangladesh è il Lazio.

DIMINUISCONO I FLUSSI Durante il 2013 sono stati rilasciati 255.646 nuovi permessi, il 3,2% in meno rispetto all'anno precedente, quando se ne contavano 263.968. La contrazione risulta tuttavia molto più contenuta rispetto a quella del biennio 2011-2012 (27%). Durante il 2013 sono scaduti quasi 146mila permessi che non sono stati rinnovati.

Nella maggior parte dei casi (42,9%) si è trattato di permessi per lavoro, per il 25,2% di permessi per famiglia, nel 17% di permessi per studio. Oltre 62 mila sono stati i permessi per lavoro scaduti e non rinnovati, il 7,5% di quelli per lavoro validi all'0inizio dell'anno. Nel 7,4% dei casi i permessi scaduti erano stati rilasciati per asilo o motivi umani. La diminuzione degli ingressi riguarda in misura preponderante le donne (-5%), mentre per gli uomini il calo è più lieve (-1,4%). Le donne rappresentano il 47,8% dei nuovi flussi.

AUMENTANO GLI ARRIVI A differenza del biennio precedente, la diminuzione tra il 2012 e il 2013 non ha riguardato i permessi per motivi di lavoro, che anzi sono cresciuti del 19,3%. L'aumento è da ricondurre anche agli effetti della regolarizzazione avvenuta nel 2012, che ha previsto una disposizione transitoria finalizzata all'emersione del lavoro irregolare prestato da stranieri. Al contrario si osservano variazioni percentuali negative per tutte le altre motivazioni: i permessi per famiglia sono calati del 10%, quelli per studio del 12% e quelli per asilo/motivi umanitari del 16,5%. I motivi familiari restano la modalità di ingresso prevalente in Italia (41,2%).

Se osservati in un periodo più lungo, compreso tra il 2007 e il 2013, i cambiamenti dei flussi migratori in ingresso sono ancora più evidenti. Nel 2007 gli arrivi per lavoro erano nettamente prevalenti e molto più consistenti in valore assoluto: 150.098 rispetto agli 84.540 di oggi. Dal 2007 al 2013 invece i permessi per famiglia sono passati da 86.468 a 105.266, restando comunque, nonostante la contrazione registrata nell'ultimo biennio, la modalità più diffusa.

LE NAZIONALITÀ CHE ARRIVANO Cambia la graduatoria delle prime dieci cittadinanze per numero di ingressi tra il 2012 e il 2013. Il primato nel 2013 spetta al Marocco (25.484) seguito da Cina (20.040) e Albania (16.202). L'Ucraina rientra nella graduatoria, collocandosi al quinto posto, con 14.162 nuovi ingressi. Avanza l'India che diventa il quarto Paese per numero di nuovi ingressi (15.448) mentre arretrano notevolmente gli Stati Uniti dal quarto al settimo posto (11.751). Filippine e Moldova escono dalle prime dieci posizioni, mentre rientra il Senegal (7.187).

Tra i Paesi per i quali nel 2012 si sono registrati almeno 500 arrivi, gli incrementi maggiori hanno riguardato Eritrea (+160%), Somalia (73%) e Ucraina (62,6%). Per i primi due si tratta nella quasi totalità dei casi di ingressi per asilo e motivi umanitari. Il 62% dei nuovi entrati dall'Ucraina hanno ottenuto, invece, un permesso di lavoro (probabilmente giovandosi del provvedimento di regolarizzazione dedicato a colf e badanti durante il 2013).

Non è tuttavia da escludere il ruolo giocato dalla crisi nel Paese dell'ex-Urss, che probabilmente farà sentire le sue conseguenze soprattutto sui flussi del 2014. Continuano a crescere i flussi dal subcontinente indiano e - dal punto di vista relativo - dalla Georgia. Al contrario si registrano notevoli diminuzioni (tra il 39 e il 45%) per Costa d'Avorio, Burkina Faso, Ecuador e Ghana, come anche per la Moldova (-30%) e le Filippine (-24%).

DA MAROCCO E ALBANIA PER RICONGIUNGIMENTI FAMILIARI I motivi di ingresso variano di molto in base alla cittadinanza. Se per Marocco e Albania oltre il 58% dei nuovi flussi arriva per motivi di famiglia, nel caso degli ucraini i permessi per ricongiungimento pesano per meno del 31%, per il Bangladesh per poco più del 24% e per gli Stati Uniti per circa il 22%. Di contro per Ucraina e Bangladesh sono i permessi per lavoro ad essere prevalenti (oltre il 60%). Nel caso degli Stati Uniti la motivazione più rilevante è lo studio (oltre il 44%).

Dal punto di vista del territorio di destinazione, la riduzione dei nuovi flussi ha riguardato soprattutto il Centro del Paese (-11,5% rispetto all'anno precedente). Diminuzioni più contenute hanno interessato le Isole (-3,2%) e il Nord ovest (-0,2%). Al Sud e al Nord est si osserva invece un lieve incremento (rispettivamente +1,6% e +0,2%). Le regioni che hanno registrato le diminuzioni maggiori sono Valle D'Aosta, Marche, Lazio, Calabria, Puglia e Molise (tutte con cali tra -18,4% e -12%).

Aumenti consistenti si rilevano in Campania (+22,7%) e Trentino Alto Adige (+7,7%), mentre in Basilicata, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, l'incremento non supera il 3,2%. La situazione risulta molto diversificata per provincia, dove emerge un incremento superiore al 50% per Siracusa (+79,6%) e Agrigento (+53,7%). Tra le grandi città spicca Napoli, con un aumento superiore al 30%.

10 ANNI DOPO LA 'GRANDE REGOLARIZZAZIONE' Sono passati 10 anni dal processo di regolarizzazione (ai sensi delle leggi 189/2002 e 222/2002). Il cambiamento normativo che si verificò nel 2004 - sottolinea l'Istat - ebbe grandi conseguenze in termini di quantità di ingressi, ma contribuì anche al mutamento del profilo della presenza straniera nel nostro Paese, spingendo verso il riequilibrio tra i sessi e determinando un aumento, specie per le donne, della presenza di persone non giovanissime.

Tra il 2003 e il 2004 la presenza non comunitaria di allora (nel 2004 la Romania era ancora fuori dall'Unione Europea) passò da 829.761 presenze a 1.479.381. L'incremento di oltre 724 mila unità fu dovuto soprattutto alle conseguenze del processo di regolarizzazione. Da allora la popolazione non comunitaria ha continuato a crescere di anno in anno, ma in maniera più graduale e senza che si ripetesse il picco registrato in quel particolare momento storico.

A dieci anni da quella che venne definita la 'grande regolarizzazione', molte delle persone 'regolarizzate' in quel periodo sono diventate cittadini comunitari per via dell'ingresso dei Paesi di origine nell'Ue, sfuggendo quindi al campo di osservazione dei permessi di soggiorno. Tra coloro che sono rimasti cittadini non comunitari, una quota molto elevata (oltre l'82%) si trova ancora in Italia: considerando le prime dieci collettività la percentuale di coloro che sono rimasti scende sotto l'80% solo per l'Egitto. Le donne sono in generale più stabili degli uomini sul nostro territorio. (Public Policy)

FRA

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