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Immigrazione, sei ddl abrogano il reato di clandestinità, ma l'esame è ancora fermo

clandestini 23 dicembre 2013

ROMA (Public Policy) - Le proteste di alcuni immigrati in questi ultimi giorni dell'anno nei Centri di identificazione ed espulsione (Cie), insieme alla protesta del deputato Pd Khalid Chaouki che si è rinchiuso nel Cie di Lampedusa, hanno riacceso il dibattito su queste strutture e sulla modifica della legge Bossi-Fini. Proprio oggi il presidente del Consiglio Enrico Letta, rispondendo alle domande dei giornalisti durante la conferenza stampa di fine anno, ha detto che "uno dei temi di gennaio sarà la discussione della legge di Bossi-Fini e una revisione complessiva dei sistemi di accoglienza e dei Cie".

Tuttavia, nonostante si sia espressa più volte l'intenzione di intervenire su questi temi, anche da parte della ministra per l'integrazione Cécile Kyenge, fino ad ora l'esame dei 6 disegni di legge (2 al Senato e 4 alla Camera) che cercano di eliminare il cosiddetto reato di clandestinità non è mai iniziato. Alla Camera tutti i disegni di legge (uno del Pd, uno di Scelta civica e uno di Sel) sono stati assegnati in sede referente alle commissioni Giustizia e Affari costituzionali: quello di Sinistra e Ecologia e libertà il 7 maggio, quello di Scelta civica il 5 settembre e quello del Partito democratico il 18 settembre. Un altro ddl, presentato dal Gruppo misto il 5 novembre, deve essere ancora assegnato. Anche i due ddl depositati al Senato sono stati assegnati entrambe in sede referente alle commissioni Affari costituzionali e Giustizia, il primo (Gruppo misto/Sel) il 25 luglio e il secondo (Pd) il 30 ottobre.

Tutti questi disegni di legge mirano ad abrogare l'articolo 10bis sul reato di clandestinità presente nel Testo Unico delle disposizioni circa la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, senza cercare di modificare ulteriormente la legislazione. Si tratta dunque di ddl molto semplici, quasi sempre formati da un solo articolo abrogrativo che, secondo diverse relazioni illustrative, elimina un reato che "si pone in aperto contrasto con la Costituzione, punendo di fatto la persona non in conseguenza di un suo comportamento contrario alle norme, bensì per il mero trovarsi in una condizione personale di difetto di permesso di soggiorno, e dunque in palese violazione dell'articolo 3 della Costituzione".

In realtà questo reato non è stato introdotto dalla legge Bossi-Fini del 2002 ma, come si legge anche nella relazione illustrativa del disegno di legge depositato al Senato dal Gruppo misto e Sel, dalla legge 15 luglio 2009, n. 94, concernente "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica". La legge è firmata, oltre che dall'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dall'allora ministro dell'Interno Roberto Maroni, anche dall'allora ministro della Giustizia Angelino Alfano, oggi vice presidente del Consiglio e ministro degli Interni del Governo Letta. (Public Policy) NAF

 

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