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IMU, CROCE PER GLI ITALIANI, POMO DELLA DISCORDIA PER LA POLITICA - Il commento

imu 09 luglio 2013

IMU-CIG, DAL GOVERNO IPOTESI STOP DOPPIO STIPENDIO ANCHE PER NON PARLAMENTARI

(Public Policy) - Roma, 9 lug - (di Aroldo Barbieri) Imu pomo
della discordia tra centrodestra e centrosinistra e croce,
ma non delizia, per milioni di italiani.

Sì perché in nessun Paese d’Europa ci sono tanti proprietari
di casa quanti da noi. E questo concorre a spiegare la delicatezza
della soluzione che il Governo si è impegnato a dare all'Imu
entro l’estate, nell'ambito della complessiva imposizione fiscale
sugli immobili.

Sarebbe infatti errato trattare di Imu (che dalla sigla
vale Imposta Municipale Unica) alla luce di quanto fatto dal
Governo Monti, in un momento molto particolare dei conti
pubblici. Lasciata da parte la disputa soprattutto “politica”,
ma non solo, se sia da liberare la “prima casa” dalla “patrimoniale
Imu, l’obiettivo deve guardare soprattutto alle implicazioni
socioeconomiche della decisione. Urge, quindi, ripensare
l’intero sistema e qui sorge il primo problema: le rendite
catastali, basi di calcolo dell’imposta, non fotografano
il corretto valore degli immobili.

Ma, in attesa che si arrivi ad una revisione completa del
catasto, non sarebbe il meglio ovviare ad iniquità
introducendone un’altra, come nel caso della proposta di
rifarsi al rapporto tra metri quadri della casa e il
numero degli occupanti, perché si colpirebbero soprattutto
gli anziani che vivono da soli nei centri storici delle
città.

Né convince la proposta di innalzare la detrazione “prima casa”
a 600 Euro, perché sempre dai valori catastali si parte e
perché l’80% dei proprietari verrebbero esentati. Così non
solo a pagare sarebbero assai pochi, vanificando l’universalità
della imposta, ma pagherebbero quasi solo coloro che vivono
nelle grandi città e un appartamento a Roma pagherebbe più
di una monofamiliare in provincia. Viceversa sarebbero colpite
le monofamiliari e le bifamiliari, diffuse soprattutto in pianura
padana, se, come si ventila, fossero queste ultime nel mirino
del fisco, come case “di lusso”.

In breve ogni soluzione che muove dalle rendite catastali
presta il fianco ad obiezioni più o meno forti, tanto che
sarebbe meglio eliminare l'Imu dalla casa di abitazione e trasformare
l’imposta in una tassa sui servizi, da affidare completamente
ai Comuni. In pratica lo Stato stabilirebbe solo una cornice
alla "service tax", mentre a sostanziarla sarebbero i Comuni.

Non si tratta di far rientrare dalla finestra quel che è
uscito dalla porta. Una tassa non è un’imposta, e divenuta
davvero unica se inglobasse le altre, Tares compresa, verrebbe
corrisposta dal cittadino (proprietario o affittuario che sia)
in relazione ai servizi che gli vengono resi. Credo sia chiaro
a tutti l’alto valore educativo che una soluzione del genere
comporta, per i Comuni spinti a fornire servizi migliori;
per i cittadini, che a loro volta sarebbero più oculati
nell'esigerli e anche nel controllo dell’operato di sindaci,
della politica e burocrazia locali.

Per restare all'esempio di Roma, sicuramente ha migliori e
maggiori servizi un 50 metri quadri in centro che un 110 metri
in estrema periferia. Per gli immobili strumentali all'esercizio
d’impresa, oggi eccessivamente gravati, si impone una riduzione,
ma a pagare dovrebbe essere chiamata, anche se in misura minore,
anche l’agricoltura. A rilanciare il settore primario giova
più la promessa e mai effettuata distribuzione di terre demaniali
ai giovani agricoltori, che il mantenimento di vantaggi patrimoniali
agli anziani.

Stato e Comuni infine dovrebbero alleggerire la tassazione e
l’imposizione fiscale sulla case date in affitto “a canone concordato”.
In Italia c’è troppa proprietà e scarsa mobilità. L’affitto a canone
ragionevole non può che migliorare la situazione e merita quindi
maggiore considerazione anche da parte del fisco. (Public Policy)

ABA

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