Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

"IN TUNISIA UNA RIVOLUZIONE DEVIATA IN MANIERA INTELLIGENTE" /INTERVISTA

337328_le-journaliste-et-blogueur-tunisien-ramzi-bettaieb-le-6-juin-2012-chez-lui-a-tunis 28 marzo 2013

TUNISI (Public Policy) - di Gaetano Veninata - "In Tunisia siamo dentro una rivoluzione che è stata deviata in maniera intelligente, ci sono tutti i sintomi del vecchio regime, a partire dall'impunità totale per chi reprime". Ramzi Bettaieb è stato uno dei più famosi blogger dissidenti durante il regime di Zine El Abidine Ben Ali.

Ha pagato con 4 anni di carcere il suo attivismo, e oggi, dopo la rivoluzione dei gelsomini del gennaio 2011, è fortemente critico nei confronti del nuovo corso tunisino. Lo incontriamo sulle scale del teatro di Tunisi, pochi minuti prima della marcia che aprirà il World Social Forum e attraverserà la capitale.

D. QUANDO È INIZIATA REALMENTE LA RIVOLUZIONE? È iniziata nel 2008 a Gafsa (400 km da Tunisi; Ndr), ma è stata contenuta sia geograficamente che mediaticamente. Nel 2011 ha invece raggiunto l'inconscio collettivo e ha trionfato, per tutta una serie di fattori. Il problema è che Ben Ali è fuggito, ma il regime è ancora presente, diviso in clan.

D. PERCHÈ SEI STATO ARRESTATO DURANTE IL REGIME DI BEN ALI? Gestivo un cybercafé, nella periferia a nord di Tunisi. Nel 2005 la polizia ha installato nei miei pc un programma per registrare quello che veniva scritto. Io l'ho disinstallato e sono stato condannato a 5 anni per attentato contro la sicurezza dello Stato. Ho vissuto 1 anno e 7 mesi in isolamento, ma in carcere sono entrato in contatto con molti attivisti dell'opposizione, anche salafiti. Ho scoperto così il mondo che il regime teneva dietro le sbarre e da allora ho fatto il mio ingresso nel giornalismo militante.

D. QUAL È STATO IL RUOLO DEI SOCIAL MEDIA NELLA RIVOLUZIONE? Fondamentale. Diciamo che all'inizio i primi movimenti anticensura non avevano una base politica, i giovani chiedevano semplicemente la libertà di andare su YouTube o su Facebook. Poi a poco a poco la risposta è diventata politica: 'Non possiamo andarci perchè viviamo sotto una dittatura'. La base del movimento rivoluzionario era composta da questi giovani e dalle donne.

D. LORO, LE DONNE, COSA RISCHIANO OGGI IN TUNISIA, C'È UN RISCHIO ISLAMIZZAZIONE? A mio avviso no, conosco moltissime donne militanti e non hanno bisogno di nessuna difesa né di nessun consiglio, sanno benissimo imporre le loro idee. Anche tra loro ci sono differenti visioni di come dovrà essere la società del futuro, ma garantisco che nessuna tunisina, laica o salafita, vive in una logica di sottomissione.

D. COME GIUDICHI IL LAVORO DEL PARTITO OGGI AL GOVERNO? (ENNADHA, di ispirazione islamista) Ha un comportamento non chiaro, a volte percepiamo la volontà di censurare, ma è ancora presto. Prima gli ostacoli per noi attivisti venivano da un regime compatto, oggi ci sono più regimi e non puoi prevedere come sarai bloccato, se con la violenza o con la burocrazia. L'unica certezza è che se vogliamo essere veramente liberi dobbiamo continuare a lottare per creare un vero contropotere.(Public Policy)

@VillaTelesio

© Riproduzione riservata