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INDUSTRIA, MOZIONE PD: LA CHIMICA TORNI AL CENTRO DEL SISTEMA PAESE

INDUSTRIA, MOZIONE PD: LA CHIMICA TORNI AL CENTRO DEL SISTEMA PAESE 05 agosto 2013

INDUSTRIA, MOZIONE PD: LA CHIMICA TORNI AL CENTRO DEL SISTEMA PAESE

(Public Policy) - Roma, 5 ago - Una politica nazionale a
tutto campo che faccia tornare la chimica italiana,
'comparto produttivo essenziale per il sistema industriale
del Paese', competitiva rispetto al resto del mondo. È
quanto chiede in una mozione al Governo un gruppo di
deputati Pd (primo firmatario il capogruppo alla Camera
Roberto Speranza).

I NUMERI DELLA CHIMICA ITALIANA
L'Italia - si legge - 'è, tra i Paesi europei più
industrializzati, quello con il più elevato deficit della
bilancia commerciale sia nell'insieme del settore chimico,
nel 2012 circa 10 miliardi di euro, sia della chimica di
base, 12,5 miliardi di euro (a livello europeo la chimica e
la chimica di base registrano, invece, surplus pari,
rispettivamente a 44 miliardi e 12 miliardi di euro)'.

'I comparti delle pitture e dei detergenti e cosmetici sono
quelli che registrano il maggior surplus (circa 2,5 miliardi
di euro) che attenua il disavanzo registrato dall'intero
comparto; da un punto di vista dell'export - scrivono i
deputati - l'industria chimica italiana, pur registrando un
deficit nella bilancia commerciale, mostra una propensione
al commercio con l'estero; nel periodo 1990-2009 il rapporto
tra export e produzione totale è passato dal 18% al 40%, e
la sua incidenza sul totale dell'export dell'industria
manifatturiera italiana è cresciuta da poco più del 6% nel
2000, fino a sfiorare il 10% nel 2011'.

'Il settore - si legge ancora - produce oltre il 20% dei
brevetti dell'industria manifatturiera e impiega oltre 4
mila addetti in ricerca e sviluppo [...] L'importanza
dell'industria chimica in Italia dal punto di vista
dell'occupazione è fortemente diminuita, passando dal 4,5%
del 1971 al 2,6% del 2009 dell'intero sistema industriale
italiano'.

Nel 1971 'la Pmi impiegava il 29% degli addetti, nel 2009
tale percentuale è passata al 69% del totale degli addetti
della chimica in Italia. La maggiore incidenza delle Pmi è
attribuibile in realtà alle dismissioni della grande
impresa: dall'81 al '96 la grande impresa chimica ha perso
il 43% degli addetti, la piccola e media circa il 9%'.

E ancora: 'In Italia ci sono circa 5 mila aziende di
trasformazione di plastica e gomma, che occupano oltre 600
mila addetti, mentre l'industria di produzione delle materie
plastiche e gomma impiega 10 mila-12 mila addetti;
la sproporzione tra il numero di addetti alla produzione, e
il numero di addetti alla trasformazione, in un rapporto
1:50-1:60. Se si aggiungono i dati del settore della
produzione di macchine e ausili alla trasformazione delle
materie plastiche, settore che contribuisce al Pil italiano
per 4 miliardi di euro e con un saldo commerciale
import-export positivo per l'Italia di circa 2 miliardi di
euro, si comprende che la produzione di materie plastiche
costituisce - scrivono i deputati democratici - un volano
formidabile per l'occupazione e per la bilancia commerciale
italiana'.

'Il mercato italiano consuma annualmente all'incirca 7
milioni di tonnellate di materie plastiche e gomma (secondo
Paese in Europa dopo la Germania) e ne produce 3 milioni di
tonnellate [...] È completamente scomparsa invece la
produzione di Pvc (cloruro di polivinile; Ndr), di cui
peraltro l'Italia è forte consumatrice. L'industria
italiana, in periodi di congiuntura economica sfavorevole
come quello attuale, consuma circa 800 mila tonnellate
all'anno di Pvc e, dopo il triste epilogo delle vicende di
Vinyls Italia (in amministrazione straordinaria; Ndr), non
ne produce più'.

Nel 2012 l'Italia 'ha registrato un deficit della bilancia
commerciale pari, per il polietilene, a circa 900 mila
tonnellate (1 miliardo di euro), per il polipropilene, a
oltre 700 mila tonnellate (circa 762 milioni di euro);
l'industria delle materie plastiche in Italia è afflitta da
decenni di immobilismo (da oltre 20 anni non si realizzano
nuovi impianti di poliolefine, né di poliestere) e gli
impianti esistenti sono ampiamente sottodimensionati
rispetto agli impianti che vengono avviati oggigiorno nel
resto del mondo', sottolineano i deputati Pd.

'Si stima che 200 mila tonnellate in più di poliolefine
producono 12 mila addetti diretti, più i servizi, più le
attività a valle e a monte, è vero anche il contrario: la
scomparsa delle 220 mila tonnellate del sito di Terni di
proprietà della LyondellBasell non ha coinvolto solo i 70
addetti del sito produttivo, ma ha compromesso o messo a
rischio oltre 12 mila posti di lavoro. Stessa cosa
avverrebbe a Brindisi ed analogo discorso si può fare per
Ferrara, Ravenna o qualsiasi altro polo chimico'.

I NUMERI UE
Il peso economico del settore viene stimato dalla Ue,
ricordano i deputati nella mozione, 'con un fatturato di
circa 2 mila miliardi di euro ed oltre 22 milioni di persone
impiegate, che rappresentano il 9% dell'occupazione
complessiva della Comunità europea. Viene inoltre stimato
che per ogni euro investito in ricerca e innovazione nella
bioeconomia, con adeguate politiche di sostegno a livello
nazionale ed europeo, la ricaduta in valore aggiunto nei
settori di comparti quali quello dei prodotti bio based sarà
pari a dieci euro entro il 2025'.

'In base a tale strategia, per mantenere la propria
competitività, l'Unione europea dovrà trasformarsi in una
società caratterizzata da basse emissioni di carbonio, nella
quale la crescita sostenibile e la competitività stessa
siano alimentate sinergicamente da industrie che usano in
modo efficiente le risorse e dal ricorso a prodotti
biobased'.

COSA DEVE FARE IL GOVERNO SECONDO IL PD
Innanzitutto 'avviare una politica industriale finalizzata
a riqualificare e reindustrializzare i poli chimici
concordando i percorsi con le amministrazioni locali e
regionali dando come priorità la bonifica dei siti
contaminati'; in secondo luogo 'mettere in campo strumenti
di sostegno per la tenuta della chimica nazionale, evitando,
ove possibile, ulteriori chiusure di impianti e promuovendo
la realizzazione degli investimenti necessari a riportare a
livello competitivo le produzioni presenti in Italia'.

E ancora: 'Promuovere l'avvio di processi di
reindustrializzazione e sviluppo in una logica di filiera e
nei settori della chimica fine, delle specialità e della
chimica verde, avviando tal fine iniziative per favorire i
rapporti tra grandi imprese e piccole e medie imprese;
sviluppare una nuova politica di sostegno all'innovazione
che tenga in considerazione i legami tra le varie filiere
industriali, supportando la diffusione dell'innovazione in
tutto il sistema industriale italiano, favorendo le
aggregazioni tra piccole e medie imprese per accelerare il
trasferimento di know-how all'interno di ciascuna filiera'.

La mozione Speranza chiede poi di 'ridurre il differenziale
del costo dell'energia con gli altri Paesi concorrenti
adottando in tempi certi un Piano energetico nazionale
modificando l'attuale Sen; di accelerare le bonifiche dei
siti chimici di interesse nazionale, promuovendo la
rivisitazione dei processi produttivi in chiave di
sostenibilità ambientale, e favorendo l'insediamento
all'interno di tali siti (o nelle loro immediate vicinanze)
di piccole e medie aziende'.

Si chiede inoltre di 'favorire l'insediamento di Pmi nei
poli chimici, chiedendo all'Eni di agevolare l'acquisto
delle proprie aree per i potenziali acquirenti così come è
avvenuto nel comprensorio del petrolchimico di Priolo; di
semplificare le procedure burocratiche di autorizzazione per
nuove imprese, al fine di facilitare gli investimenti e
attrarre nuovi capitali italiani ed esteri nel settore;
di battersi in sede europea per interventi normativi a
sostegno di imprese e di poli chimici che rispettino le
norme ambientali, evitando delocalizzazioni e trasferimenti
in Paesi meno rigorosi nella regolamentazione ambientale e
favorendo forme di agevolazione fiscale mirate alle imprese
che hanno deciso di insediarsi nel nostro Paese'.

Il Governo dovrebbe inoltre 'sviluppare una politica
nazionale di sostegno alla bioeconomia che tenga in
considerazione il ruolo chiave delle bioraffinerie nel
generare valore a livello locale, attraverso filiere corte
che coinvolgono il mondo agricolo e le collettività, e che
permetta lo sviluppo di processi di innovazione incrementale
indotta lungo tutta la filiera, favorendo le aggregazioni
tra piccole e medie imprese per accelerare il trasferimento
di know-how all'interno di ciascuna filiera'.

In materia di rifiuti, si chiede al Governo di 'focalizzare
le politiche italiane nel campo della gestione integrata dei
rifiuti solidi urbani, mettendo al centro la trasformazione in
compost di qualità della frazione organica in una logica di
risorse per altre filiere e non come un problema (vedi organico
e produzione di compost)', fissando 'target per incentivare,
mediante apposite normative e standard, la sostituzione di
prodotti critici per l'ambiente, derivanti da fonti fossili,
con prodotti bio perseguendo gli obiettivi comunitari per
un'economia 'low carbon' 2050'.

Il Pd pensa inoltre all'attivazione di 'misure di incentivo
alla domanda (a partire dal rafforzamento del Gpp) di
prodotti biobased di nicchia quali biolubrificanti,
bioerbicidi, pacciamatura agricola, mutuando in azioni le
raccomandazioni formulate dall'Ad Hoc Advisory Group sulle
Lead Market Initiative della Commissione europea, per
permettere di trainare lo sviluppo nel mercato finale di
prodotti ad alto valore aggiunto con alte performance e
ridotto impatto ambientale, sulla base di standard adeguati'.

Altra richiesta è quella di 'sostenere fortemente
l'attivazione e l'attuazione del cluster chimica verde, in
quanto strumento chiave per permettere sviluppi su settori
prioritari per l'Italia nel settore', attivando 'un tavolo
di alto livello tra stakeholder chiave sul tema chimica
verde, mutuando il panel di alto livello sulla bioeconomia
da poco lanciato dalla Commissione Europea, coinvolgendo i
diversi ministeri competenti per assistere il governo
all'elaborazione di una strategia nazionale sulla
bioeconomia'.

Infine si chiede al Governo di 'sostenere a livello europeo
la Ppp (partnership pubblica-privata) Bio Based chiamata
anche Bridge il cui obiettivo è quello di aiutare le
industrie europee a colmare il 'divario di innovazione' tra
lo sviluppo tecnologico e la commercializzazione di prodotti
ad alto valore aggiunto e cercare in questo ambito di
valorizzare le azioni del cluster chimica verde al fine di
permettere un allineamento di azioni a livello nazionale ed
europeo'.

Altra richiesta quella di 'riattivare presso il Mise
l'Osservatorio chimico nazionale soppresso dai precedenti
governi come strumento di monitoraggio, valutazione e di
proposte per l'intera filiera della chimica valorizzando e
potenziando le competenze tecniche già presenti in modo da
elaborare ed attuare una politica industriale di filiera in
ottica di medio lungo periodo, posto che è utile avere una
regia pubblica che superi l'attuale approccio dove ogni
emergenza viene gestita esclusivamente per il singolo sito
che la subisce'. (Public Policy)

GAV

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