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INFRASTRUTTURE, COME INVESTIRE SENZA NOSTALGIE CENTRALISTICHE /INTERVISTA

CIPE, IL MINISTRO LUPI ATTRIBUISCE LA DELEGA AL SOTTOSEGRETARIO GIRLANDA 28 gennaio 2013

INFRASTRUTTURE, COME INVESTIRE SENZA NOSTALGIE CENTRALISTICHE /INTERVISTA

(Public Policy) - Roma, 28 gen - (di Leopoldo Papi) È
fuorviante, per Luigi Grillo, responsabile della Consulta
nazionale infrastrutture e lavori pubblici del Pdl, parlare
di priorità nazionali per le opere pubbliche. Di cose da
fare, spiega, ce ne sarebbero tantissime, e tutte
importanti, "dai 5mila km di superstrade che andrebbero
trasformate in autostrade, ai termovalorizzatori, agli
investimenti nei porti e nelle piattaforme logistiche".

Ma, chiarisce, "non possiamo essere nostalgici delle
pianificazioni centralistiche, e non ci sono priorità
rigide. La realtà è che l'opera parte quando c'è il
finanziamento, quando ci sono i progetti definiti, quando
c'è consenso sul territorio. Cose che non si possono
predeterminare a tavolino".

Grillo di infrastrutture si è occupato a lungo come
parlamentare. Negli ultimi 10 anni è stato presidente della
commissione Lavori pubblici del Senato. Non più candidabile
per via del limite delle due legislature deciso dal Pdl per
queste elezioni, ha accettato, la scorsa settimana,
l'incarico di responsabile per il settore "per continuare a
occuparmi di queste problematiche".

D. COME SI RILANCIANO LE INFRASTRUTTURE?
R. Punto molto sui nuovi strumenti finanziari, che
dovrebbero consentire di far partire le infrastrutture anche
non disponendo di risorse pubbliche. La mia tesi è questa:
si esce dalla crisi se mettiamo in campo tutte le iniziative
necessarie a far ripartire il Pil. Per questo il settore
delle infrastrutture è assolutamente strategico, e dobbiamo
quindi riuscire a sbloccare gli investimenti.

D. NELLO SPECIFICO, CHE INTERVENTI SERVONO?
R. Uno strumento importante è la defiscalizzazione tecnica
per favorire il decollo delle opere pubbliche previste nella
legge obiettivo (la legge 443 del 2001, che stabilisce
procedure e modalità di finanziamento per la realizzazione
delle grandi infrastrutture strategiche in Italia per il
decennio dal 2002 al 2013; Ndr) e di tutte quelle tipologie
di opere che da sole non vengono remunerate al punto da far
ritornare il capitale investito.

Consiste nella possibilità,
per un imprenditore che vuole realizzare un'opera pubblica
che non ha un equilibrio economico finanziario, di ottenere
defiscalizzazioni per il 25% del costo. È un nodo su cui ci
stiamo battendo da più di un anno, e finalmente, al prossimo
Cipe, già alla fine di questa settimana o a inizio febbraio,
il Governo dovrebbe approvare le direttive di applicazione
riguardanti le defiscalizzazioni per gli investimenti in
project financing. Su questo abbiamo dovuto affrontare
l'opposizione dei dirigenti del ministero delle Finanze.

D. PER QUALE RAGIONE?
R. I dirigenti del ministero, ostinatamente sulla trincea
della difesa della politica del rigore, temono che con
queste aperture si favorisca il settore delle
infrastrutture, finendo però per far incassare meno allo
Stato. E quindi temono che il bilancio pubblico ne soffra.
Ma il problema è che senza questi strumenti le opere non si
fanno. E le tasse se l'opera non la fai non le incassi.

D. QUELLO DELLE SCARSE RISORSE PER LE INFRASTRUTTURE È UN
PROBLEMA ANCHE PER I COMUNI. COME LO SI RISOLVE?
R. Uno strumento su cui bisogna puntare, a livello di
Comuni, è l'obbligazione di scopo. Per capire come funziona
prendiamo il caso di Genova, che deve realizzare lo
scolmatore (un canale in grado di diminuire la portata di
piena di un fiume; Ndr), se vuole evitare futuri alluvioni.
Il Comune è fortemente indebitato e non può fare nuovi
mutui. Però ha quattro miliardi di beni immobili.

La legge dice: Comune, dai in dotazione una parte del tuo
patrimonio immobiliare a una società di scopo controllata da
te, che emette bond per costruire lo scolmatore,
rivolgendosi a risparmiatori genovesi, garantendo rendimenti
di mercati. Sono titoli che i cittadini potrebbero
tranquillamente sottoscrivere, perché emessi da una società
pubblica, e con a garanzia un patrimonio segregato di
identico valore. Potrebbero quindi essere una risorsa
utilie, ma i sindaci sono pigri, preferiscono avere soldi a
fondo perduto dallo Stato, che non ce li ha più. (Public
Policy)

LEP

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