Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

La proposta del Pd sui collaboratori parlamentari

camera 21 luglio 2014

ROMA (Public Policy) - Evitare di creare sacche di illegalità in Parlamento, "il cuore della nostra democrazia". È con questo spirito che Monica Gregori (Pd) ha iniziato, in commissione Lavoro alla Camera, la relazione sul disegno di legge a prima firma Marialuisa Gnecchi (Pd) sulla disciplina del rapporto di lavoro tra i membri del Parlamento e i loro collaboratori.

Secondo la proposta "il rapporto di lavoro tra parlamentare e collaboratore è di carattere fiduciario, ha una durata commisurata a quella della legislatura e può essere rinnovato". Ma, in materia di recesso, si prevede quello 'ad nutum', ovvero "quello libero dalle parti, fatto salvo l'obbligo di preavviso" e deve essere l'ufficio di presidenza a definire "le modalità di pagamento diretto della retribuzione dei collaboratori e l'assolvimento dei relativi oneri fiscali e previdenziali da parte dell'amministrazione".

È per questo che, per i proponenti, serve una legge ad hoc, ovvero per "prevedere deroghe alla disciplina civilistica" vigente in materia. Gregori, durante la sua relazione, ha ricordato come l'Italia sia ancora molto indietro rispetto alla regolamentazione vigente in Europa e agli standard presenti negli altri stati comunitari in materia di disciplina dei rapporti di lavoro tra parlamentari e collaboratori.

E durante l'avvio di esame del provvedimento ha ribadito che il ddl, composto di 3 articoli, prevede che il rapporto di lavoro si instauri unicamente fra parlamentare e collaboratore, con esclusione di qualsiasi rapporto tra quest'ultimo e le amministrazioni delle Camere. E che le relative controversie siano devolute al giudice ordinario e non a quello interno.

RECESSO AD NUTUM Per Gregori solo con legge si può introdurre "una nuovissima fattispecie di recesso ad nutum e può essere previsto che la titolarità del rapporto di lavoro resti in capo al parlamentare" in modo che eventuali controversie vadano al giudice ordinario.

RETRIBUZIONE Sul lato economico la relatrice ha sottolineato come la pdl prevede che siano gli uffici di presidenza a definire le modalità di pagamento della retribuzione dei collaboratori e l'assolvimento dei relativi oneri fiscali e previdenziali da parte delle amministrazioni di Palazzo Madama o Montecitorio. Inoltre "la retribuzione non può essere inferiore ai minimi definiti dai contratti o dalla legge o ad un equo compenso".

ATTIVITÀ DEI COLLABORATORI Secondo la proposta di Gnecchi, il ruolo degli uffici di presidenza "risulta fondamentale nell'attività di monitoraggio e controllo dell'adeguamento dei contratti alle previsioni stabilite per legge". (Public Policy)

IAC

© Riproduzione riservata