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INPS-INPDAP, CAZZOLA (PDL): A RISCHIO INNALZAMENTO DEBITO

inps 03 ottobre 2012

È un problema di contabilità, probabilmente di liquidità ma non riguarda le
prestazioni pensionistiche. Giuliano Cazzola, giuslavorista
Pdl e vicepresidente della commissione Lavoro alla Camera,
torna sul problema del buco di bilancio dell'Inpdap, la
cassa dei dipendenti pubblici (da dicembre 2011 confluita
insieme all'Enpals nell'Inps). Lo fa nella trasmissione di
Oscar Giannino "Nove in punto" su Radio24.

"NON C'È EVASIONE CONTRIBUTIVA"
"Non è l'evasione contributiva delle amministrazioni
pubbliche che ha creato un disavanzo" esordisce Cazzola,
smentendo notizie di stampa che avevano fatto pensare a un
mancato versamento contributivo dello Stato. "È singolare
che la situazione diventi preoccupante una volta che viene
inglobata nell'Inps. È un disavanzo conosciuto - continua il
giuslavorista - in larga misura dipende da situazioni
strutturali: in questi ultimi anni sono diminuiti i
dipendenti pubblici a causa del blocco del turnover, molte
società sono state privatizzate, con passaggio dei
lavoratori dall'Inpdap all'Inps".

Non è, quindi, lo Stato che non ha versato il dovuto,
domanda Giannino: "Non mi risulta, fino alla riforma Dini
l'hanno fatto, - continua Cazzola - la cassa degli statali è
stata costituita nel 1996, prima le pensioni le pagavano le
amministrazioni pubbliche di appartenenza".

Creando l'Inpdap, spiega l'esponente Pdl, la legge
prevedeva che lo Stato versasse il dovuto. Ma non va così:
"Nei primi anni Duemila per far bella figura con il debito i
trasferimenti sono diventati prestiti dello Stato
all'Inpdap. La stessa cosa è successa per l'Inps quando
Ciampi (allora ministro del Tesoro, NdR) azzerò il debito
con 160 mila miliardi di vecchie lire".

Cazzola chiarisce anche che le prestazioni accessorie, come
mutui a prestiti agevolati e case vacanze per i dipendenti
pubblici, sono prestazioni "finanziate dalla contribuzione
dei lavoratori, non c'è l'albero della cuccagna".

IL DISAVANZO DI GESTIONE 2012
Il disavanzo di gestione di 5,8 miliardi per il 2012 si
spiega così, per Cazzola: "Dipende dalle questioni
strutturali del pubblico impiego. Un conto è non pagare i
contributi ai lavoratori, un conto è riconoscere il debito
scriverlo in bilancio e non fare l'operazione contabile. C'è
un problema probabilmente di liquidità. E poi c'è un
problema di artifici contabili. Ripianare è sempre utile ma
vuol dire avere sul debito pubblico 7-8 miliardi in più. Si
passerebbe da 120% di debito pubblico rispetto al Pil, a
121%". (Public Policy)

LAP

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