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Intercettazioni, alla Camera la proposta per istituire una commissione d'inchiesta

internet 28 ottobre 2013

Intercettazioni, alla Camera la proposta per istituire una commissione d'inchiesta

(Public Policy) - Roma, 28 ott - Se sulle intercettazioni si sta consumando una crisi diplomatica tra gli Stati Uniti e gli alleati europei, in Italia l'argomento torna al centro dell'interesse parlamentare. C'è chi propone una commissione d'inchiesta monocamerale sull'utilizzazione indebita o illecita delle intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali.

La proposta di legge (Doc XXII n.3) è firmata dal deputato Franco Bruno, iscritto al gruppo Misto Movimento associativo italiani all'estero. Già senatore dell'Api nella XVI legislatura e dell'Ulivo nella XV, Bruno lavora molto con il deputato democrat Sandro Gozi cofirmando varie proposte di legge di riforma sulla giustizia, tra cui abrogazione dell'obbligatorietà dell'azione penale, modifiche sulla custodia cautelare, misure per introdurre la responsabilità civile dei giudici.

"Ormai da tempo - si legge nella relazione della proposta di legge - si registra un notevole aumento delle pubblicazioni, sui mezzi d'informazione locali e nazionali, di amplissimi stralci di trascrizioni di intercettazioni acquisite nell'ambito di procedimenti investigativi in corso di svolgimento". Secondo Bruno "si sono finanche registrate pubblicazioni di trascrizioni che, riguardando istruttorie in atto, non sarebbero potute divenire pubbliche o altre che si sarebbe dovuto tempestivamente provvedere a distruggere in quanto prive di rilevanza per le indagini. In altre circostanze si sono trovati coinvolti cittadini estranei ai procedimenti giudiziari o membri del Parlamento coperti da immunità, prevista costituzionalmente, per la cui intercettazione è prescritta la specifica autorizzazione delle Camere".

L'argomento è, precisa il deputato, particolarmente delicato trovandosi a investire sia esigenze di efficienza ed efficacia dei mezzi investigativi sia la tutela dei diritti democratici sanciti dalla Costituzione. Secondo Bruno c'è un nesso causa effetto tra l'aumento delle intercettazioni in determinati momenti e la loro pubblicazione sui giornali: "Si registra un aumento degli stralci di intercettazioni riportati sui giornali in concomitanza con l'aumento della diffusione di tale particolare strumento investigativo da parte delle autorità preposte". Bruno ritiene che si debba approfondire la questione con tutte le sue implicazioni per predisporre eventuali correzioni di natura legislativa.

Alla commissione d'inchiesta sono attribuiti poteri di acquisizione di informazioni e notizie, anche presso le autorità giudiziarie. Ed è l'articolo 1 a precisare gli obiettivi: accertare le cause che hanno favorito un ricorso sempre maggiore alle intercettazioni, per verificarne l'opportunità, la legittimità, l'utilità e l'utilizzazione. Inoltre la Commissione deve accertare le condizioni di effettiva tutela del diritto costituzionale alla riservatezza dei terzi coinvolti nelle comunicazioni intercettate e pubblicate a mezzo stampa, le cui opinioni e vicende personali sono, in alcuni casi, esposte a una sorta di "gogna mediatica" senza che, a volte, tali soggetti siano stati in alcun modo destinatari di provvedimenti dell'autorità giudiziaria.

"D'altronde - precisa Bruno nella relazione - lo stesso diritto delle persone sottoposte alle misure limitative della libertà di corrispondenza e di comunicazione deve ritenersi leso dalle pubblicazioni abusive dei testi delle intercettazioni". È evidente che la limitazione di un diritto fondamentale di libertà non può che essere contenuta entro limiti strettamente indispensabili al perseguimento dei fini di giustizia, mentre la divulgazione di notizie su vicende estranee alle indagini va oltre le reali esigenze necessarie all'accertamento e alla repressione di reati. Per Bruno si tratta anche di riflettere sulle norme che consentono a chiunque di accedere ai contenuti delle intercettazioni quando questi siano stati posti nella disponibilità della difesa. Ulteriori ragioni di approfondimento e di preoccupazione provoca anche l'usuale prassi degli uffici giudiziari di procedere a una sorta di esternalizzazione dell'attività tecnica di intercettazione, affidando tale compito a società private.

A questo proposito, rileva il deputato, non può che sollevare seri dubbi l'outsourcing dell'attività di limitazione dei diritti fondamentali, che dovrebbero costituire il proprium indefettibile dell'esistenza di uno Stato. Particolare attenzione merita, infine, la diffusione di prassi di intercettazioni illecite di comunicazioni telefoniche, telematiche e ambientali che le tecnologie odierne consentono non soltanto da parte dei poteri pubblici ma anche di soggetti privati privi di scrupoli e in grado di dotarsi della strumentazione tecnica necessaria.

In sostanza, argomenta Bruno, si tratta di affrontare sia il problema delle deviazioni delle prassi rispetto a quanto previsto dalla legge sia la questione della possibile inadeguatezza della legislazione vigente a garantire i diritti fondamentali. Da questo punto di vista, la sede della commissione si pone come quella più adeguata di discussione, propedeutica alle opportune iniziative di riforma legislativa. Bruno è stato uno dei deputati più interventisti contro la riforma della diffamazione a mezzo stampa. Con interventi critici sul provvedimento, il deputato non ha lesinato critiche al sistema dell'informazione italiana, tuonando contro le macchine del fango, a tutela delle persone perbene distrutte da articoli diffamatori.

In aula è stata l'unica voce dissonante su un provvedimento che, a suo dire, equiparava il reato della diffamazione a quello di una multa per eccesso di velocità. Ha difeso il diritto delle persone a essere dimenticate: "Diritto all'oblio è un diritto! - ha tuonato in aula quando ci fu la discussione della riforma sulla diffamazione - Ma vi rendete conto di cosa si sta approvando in maniera pressoché unanime in questa Camera ? C'è una questione di fondo, che riguarda l'integrità e i diritti delle singole persone! Ma dove stanno i liberali? Dov'è Capezzone? Dove sono gli altri? Possibile che su tali questioni non tornino in mente battaglie che fate da tempo". La proposta di legge è stata assegnata alla commissione Giustizia, che ancora non ha cominciato l'esame. Nella scorsa legislatura, il governo Berlusconi presentò il 30 giugno del 2008 un disegno di legge per regolamentare l'utilizzo delle intercettazioni. Il ddl fu approvato alla Camera un anno dopo, l'11 luglio 2009, per essere licenziato da Palazzo Madama 11 mesi dopo, il 10 giugno 2010.

Il ddl tornò alla Camera dove si arenò. Pur arrivando in aula il 30 giugno 2010 tornò in commissione il 5 ottobre 2011. Il 6 ottobre riapproda in aula Montecitorio per non uscirne mai più. Sul ddl intercettazioni si consumò una delle più dure battaglie tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini. Con la caduta del governo Berlusconi e l'arrivo di Mario Monti alla guida di Palazzo Chigi, l'iter legislativo del provvedimento firmato dall'ex ministro di Giustizia Angelino Alfano si arrestò. (Public Policy)

SAF

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