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Dl Irpef, verso modifiche alla Camera. Nodo sui tagli al Quirinale

quirinale 06 giugno 2014

ROMA (Public Policy) - Il dl Irpef dovrebbe essere modificato anche alla Camera. Se finora il testo, ritoccato in vari punti al Senato era dato per 'blindato' nel secondo ramo del Parlamento, ora le cose sarebbero mutate.

Secondo quanto si apprende da fonti accreditate, la 'riapertura' del testo a Montecitorio servirebbe in particolare per modificare una norma, ritoccata proprio da Palazzo Madama, che ha modificato la ripartizione dei tagli agli organi costituzionali.

Norma approvata dalle commissioni Bilancio e Finanze del Senato con l'avallo del governo (che si è rimesso alla commissione) ma che non sarebbe piaciuta, viene riferito, al Colle. La norma in questione è stata inserita da un subemendamento di Lucio Malan (FI) a un emendamento del governo.

Si prevede in pratica che i tagli per il 2014 di 50 milioni di euro complessivi per Quirinale, Senato, Camera, Corte costituzionale, quelli di 5,3 milioni per Corte dei conti, Consiglio di Stato, Tar, Csm e quelli da ulteriori 18,24 milioni al Cnel siano "ripartite tra i vari soggetti in misura proporzionale al rispettivo onere a carico della finanza pubblica per l'anno 2013".

Una misura che, viene spiegato, aumenterebbe quindi i tagli al Quirinale rispetto alla norma precedente che lasciava le riduzioni di spesa solo a delibere autonome per ogni ente. Proprio su questo punto, quindi, sarebbe emersa la necessità di cambiare la norma alla Camera.

La riapertura del testo del decreto potrebbe però aprire una sorta di voragine: sarà difficile infatti contenere eventuali altre proposte di modifica che verranno certamente chieste dai gruppi. Eppure il testo, che sarà all'esame della Camera già dalla prossima settimana, dovrà essere convertito in legge entro il 23 giugno: se, come sembra, dovrà subire una modifica a Montecitorio, i tempi saranno strettissimi. In due settimane dovrebbe ricevere l'ok della Camera e poi nuovamente quello del Senato. In questo contesto diventerebbe inevitabile una nuova richiesta di fiducia da parte del governo. (Public Policy)

VIC

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