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Ius soli, ma anche no: la nuova proposta sulla cittadinanza

cittadinanza 03 agosto 2015

ROMA (Public Policy) - di Luca Iacovacci - Sono passati quasi due anni dall'inizio dell'esame congiunto, in commissione Affari costituzionali alla Camera, delle proposte di legge in tema di cittadinanza.

Ora, la scorsa settimana, è stata avanzata dalla nuova relatrice sul provvedimento, Marilena Fabbri (Pd), una proposta di testo unificato che "si concentra sulla questione fondamentale della tutela dell'acquisto della cittadinanza da parte dei minori".

Nel corso della seduta in cui è stato proposto il nuovo testo è anche avvenuto l'avvicendamento dei relatori, con l'uscita di scena di Annagrazia Calabria (Pdl) che aveva curato l'esame delle proposte fino ad ora.

Vediamo cosa prevede il testo della pdl, che modifica la legge 91 del 1992, relativa alle norme sulla cittadinanza.

MODIFICHE ALLA CITTADINANZA PER NASCITA
Innanzitutto si stabilisce, con una modifica all'art. 1 della legge vigente sulla cittadinanza, che sia cittadino per nascita anche chi venga alla luce nel territorio italiano "da genitori stranieri, di cui almeno uno sia residente legalmente in Italia, senza interruzioni, da almeno 5 anni, antecedenti alla nascita" e "da genitori stranieri di cui almeno uno sia nato in Italia e ivi risieda legalmente, senza interruzioni, da almeno 1 anno, antecedente alla nascita del figlio".

In tali due ipotesi, specifica il testo, "la cittadinanza si acquista a seguito di una dichiarazione di volontà espressa da un genitore o da chi esercita la responsabilità genitoriale all'ufficiale dello stato civile del comune di residenza del minore, da annotare a margine dell'atto di nascita".

Inoltre "entro 2 anni dal raggiungimento della maggiore età l'interessato può rinunciare alla cittadinanza italiana se in possesso di altra cittadinanza". C'è anche la possibilità, invece, se non sia stata resa la dichiarazione di volontà, di acquisire la cittadinanza se gli interessati lo richiedono all'ufficiale di stato civile entro due anni dal compimento della maggiore età.

MINORE STRANIERO NATO IN ITALIA
Il testo proposto da Fabbri prevede anche che acquisti la cittadinanza italiana il minore straniero nato in Italia o che vi sia entrato entro il compimento dei 12 anni e che abbia frequentato regolarmente per almeno 5 anni la scuola.

Anche in questo caso serve una dichiarazione di volontà da parte di un genitore o da chi esercita la responsabilità genitoriale, all'ufficiale dello stato civile del comune di residenza, da annotare nel registro dello stato civile.

Valide, altresì, sia la dichiarazione dell'interessato per ottenere la cittadinanza, se non lo fa un genitore, "entro due anni dal raggiungimento della maggiore età", sia la 'rinuncia', negli stessi termini previsti con la modifica dell'art. 1, ovvero che l'interessato possa avvalersene se in possesso di altra cittadinanza.

MODIFICA ALLA CITTADINANZA CONCESSA CON DPR
Proposta anche una modifica all'articolo che prevede la possibilità di ottenere la cittadinanza tramite decreto del presidente della Repubblica, per concederla anche allo straniero che, entrato in Italia prima del compimento della maggiore età, vi risieda legalmente "da almeno 6 anni" e che abbia "frequentato, nel medesimo territorio, un ciclo scolastico, con il conseguimento del titolo conclusivo".

IL NUOVO ART. 23-BIS
Infine la proposta della relatrice prevede l'inserimento di un nuovo articolo, il 23-bis, alla legge 91 del 1992, che, in primis, specifica come il requisito della minore età, all'interno delle procedure disciplinate dalla normativa vigente in tema di acquisizione della cittadinanza, vada "considerato come riferito al momento della presentazione dell'istanza o richiesta da parte del genitore o di chi esercita la responsabilità genitoriale".

Inoltre, si considera "legalmente residente nel territorio dello Stato chi vi risiede avendo soddisfatto le condizioni e gli adempimenti previsti dalle norme in materia d'ingresso e di soggiorno degli stranieri in Italia e da quelle in materia di iscrizione anagrafica".

In via specifica, poi, per il computo del periodo di 'residenza legale', nel nuovo articolo si stabilisce che esso calcoli "come termine iniziale la data di rilascio del primo permesso di soggiorno, purché vi abbia fatto seguito l'iscrizione nell'anagrafe della popolazione residente", mentre "eventuali periodi di cancellazione anagrafica non pregiudicano la qualità di residente legale se segue la reiscrizione nei registri anagrafici" e se si dimostra di aver continuato a risiedere in Italia.

Specificata anche la dicitura 'senza interruzioni' che vuol dire - dice la proposta - che essa non può essere superiore "a novanta giorni per anno".

Infine è stato previsto che gli ufficiali di stato civile, nei 6 mesi precedenti il compimento del diciottesimo anno di età, debbano comunicare "ai residenti di cittadinanza straniera, nella sede di residenza quale risulta all'ufficio, la facoltà di acquisto del diritto di cittadinanza" secondo le nuove regole che entreranno in vigore qualora la pdl arrivasse a conclusione con le norme proposte. Previsto anche che l'inadempimento di tale obbligo informativo sospenda "i termini di decadenza per la dichiarazione di elezione della cittadinanza". (Public Policy)

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