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Jobs Act, confronto in Parlamento sui controlli a distanza

jobs act controllo distanza 26 giugno 2015

ROMA (Public Policy) - di Francesco Ciaraffo - Posizioni distanti, ma non troppo. Le commissioni Lavoro di Camera e Senato hanno iniziato l'esame dei dlgs attuativi del Jobs act, gli ultimi, e sulla norma più controversa, quella sui controlli a distanza, non sembra riproporsi lo schema di contrapposizione vissuto durante l'iter di approvazione della delega, stando almeno a quanto pensano i relatori dei pareri.

Secondo Maurizio Sacconi (Ap), presidente della commissione di Palazzo Madama e relatore del dlgs sulle semplificazioni, "non appare condivisibile l'aspra critica, fino a questo momento peraltro mai sollevata, rivolta dai sindacati in merito alla revisione dell'articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori, in cui si lamenta una pretesa deregolamentazione a favore dell'impresa e a detrimento del diritto alla privacy e alla riservatezza del lavoratore", come ha spiegato nella sua relazione in commissione.

Non la pensa proprio così la relatrice alla Camera, Chiara Gribaudo (Pd), che però non 'cassa' la norma. "Alcuni aspetti dello Statuto dei lavoratori sono superati", spiega a Public Policy, aggiungendo che però, sulla norma in questione "è necessario un chiarimento". Al momento il dlgs prevede, tra l'altro, che non siano necessari accordi sindacali o autorizzazioni minsteriali per l'assegnazione ai lavoratori di strumenti utilizzati per la prestazione lavorativa "pur se dagli stessi derivi la possibilità di un controllo a distanza".

"La norma risponde all'esigenza di attualizzare i sistemi di controllo al contesto economico e sociale odierno, nella consapevolezza che il sistema normativo vigente, risalente agli anni Settanta, non tiene conto delle prospettive che lo sviluppo informatico e telematico può oggi offrire, prospettive che non hanno mancato di coinvolgere anche le esigenze organizzative e produttive dell'impresa".

"In tale contesto - ha spiegato ancora Sacconi nella relazione - è positiva la previsione di una norma non volta al controllo indiscriminato del lavoratore nello svolgimento della propria attività lavorativa o alla sua profilazione, ma tendente a tutelare l'impresa dall'utilizzo improprio dei nuovi strumenti che la tecnologia ad essa offre per l'ottimizzazione e/o informatizzazione dei propri cicli di lavoro, nonché per il miglioramento dell'organizzazione e delle stesse performance aziendali".

Più cauta, come detto, la relatrice Pd a Montecitorio, secondo cui "bisogna ascoltare le parole del garante della privacy". "È auspicabile" che il dlgs "sappia ordinare i cambiamenti resi possibili dalle innovazioni in una cornice di garanzie che impediscano forme ingiustificate e invasive di controllo, nel rispetto della delega e dei vincoli della legislazione europea", aveva detto il Garante, Antonello Soro, nella relazione annuale al Parlamento nei giorni scorsi. "Dobbiamo contemperare le esigenze di controllo con quelle della privacy", conclude Gribaudo.(Public Policy)

@fraciaraffo

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