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LA LEGA APRE AI PRIVATI SUI FINANZIAMENTI: BASTA SOLDI DALLO STATO

20 aprile 2012

(Public Policy) – Roma, 20 aprile 2012 - Una risposta al modello ABC (Alfano-Bersani-Casini), che prevede sì misure sulla trasparenza dei bilanci e maggiori controlli, ma non parla di abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. La proposta di legge della Lega Nord, presentata alla Camera il 18 aprile, va nella direzione opposta: stop a qualsiasi forma di rimborso elettorale da parte dello Stato e via libera ai finanziamenti da parte dei militanti e delle “persone fisiche o giuridiche”. Con un tetto preciso per quanto riguarda la “contribuzione di privati e in particolar modo di soggetti economici diversi dagli iscritti”: il 10 per cento sul totale delle entrate. Anche lo 0,5 per cento dell'Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) potrà essere destinato al finanziamento di partiti o movimenti politici (oggi è il 4 per mille).

Su trasparenza e controllo il Carroccio intende rendere obbligatorie per legge la verifica e la certificazione dei bilanci da parte di società esterne di revisione. Per quanto riguarda invece l'ultima tranche di rimborso (elezioni 2008) il partito guidato dal trio Maroni-Dal Lago-Calderoli vuole devolverla (per legge) ad “associazioni di volontariato, onlus o a un fondo destinato al pagamento dei crediti vantati nei confronti delle Pa dalle imprese appaltatrici di lavori o forniture”.

Proprio la Lega Nord è finita nelle ultime settimane al centro di un'inchiesta che ha coinvolto l'ex tesoriere del partito Francesco Belsito e altri dirigenti (oltre alla famiglia del leader Umberto Bossi) riguardo all'uso “privato” che sarebbe stato fatto del denaro proveniente dal finanziamento pubblico. Sul fronte dei fautori dell'abrogazione totale la Lega in Parlamento si schiera con i Radicali (eletti nelle file del Pd) e con l'Italia dei Valori.

IL RIMBORSO ELETTORALE IN ITALIA. Nel nostro Paese il finanziamento pubblico dei partiti è stato vietato con un referendum del 1993 (promosso dai Radicali, con il 90,3 per cento degli italiani che votarono a favore dell'abrogazione), ma poi in pratica è stato sostituito dalla legge 515 del 10 dicembre 1993 (poi aggiornata nel corso degli anni): i partiti ricevono attualmente, ogni anno, rimborsi elettorali dallo Stato nell'ordine di milioni di euro, senza controllo sul loro effettivo utilizzo.

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