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La lotta al terrorismo parte dalle periferie? Lo strumento c'è già

consumo suolo periferie 25 novembre 2015

ROMA (Public Policy) - di Francesco Ciaraffo - La lotta al terrorismo inizia dalla periferie delle nostre città. È la ricetta che il premier, Matteo Renzi, ripete ormai da giorni.

Certo non vanno trascurate le alleanze internazionali, i possibili scenari di guerra e le grandi manovre militari già in atto, ma - è l'analisi del presidente del Consiglio - non bisogna dimenticare che i terroristi che hanno colpito la Francia sono 'figli' della periferia parigina.

La prima volta lo ha detto intervistato da SkyTg24: "Giusto controllare le frontiere, ma i killer in Francia sono cresciti nelle periferie francesi. Quello che sta accadendo fa emergere un tema di equilibrio urbano" ed è necessario che "le periferie non siano luoghi di nessuno, non siano tabù, luoghi off limits".

Concetto ribadito nella sua eNews qualche giorno dopo: "Una parte dei nostri nemici è nata e cresciuta ed è stata educata in Europa. Ecco perché occorre una strategia di lungo periodo, che contempli investimenti nelle periferie, nelle scuole, nello sport giovanile, nei luoghi di integrazione".

Ed è tornato a ripeterlo durante l'ultima direzione Pd, dedicata alla politica estera e, quindi, inevitabilmente al terrorismo: "Se c'è un dato di fatto è che la politica estera oggi si fa partendo dal modo con cui si governano le periferie".

Il premier ha anche annunciato un intervento normativo in tal senso. Cosa ha in testa? Al momento difficile prevederlo. Eppure uno strumento già c'è.

Si tratta di una delega al governo per stabilire disposizioni volte a semplificare le procedure per gli interventi di rigenerazione della aree urbanizzate degradate da un punto di vista urbanistico, socio-economico e ambientale.

Si trova nel ddl Consumo suolo all'esame delle commissioni Ambiente e Agricoltura alla Camera. Peccato però che il provvedimento sia bloccato. Presentato a febbraio 2014 per iniziativa del governo (una delle ultime dell'esecutivo Letta prima delle dimissioni) è rimasto fermo nelle commissioni per molto tempo.

Il mese scorso (con una non causale coincidenza con la fine di Expo) ha accelerato concludendo il voto sugli emendamenti. Ora il ddl è in attesa del parere delle altre commissioni e dell'esame dell'aula, già più volte calendarizzato e rimandato.

Tra le novità del testo, inserita proprio nell'ultima fase dell'esame, l'emendamento con la delega al governo per il recupero delle periferie. Due i criteri direttivi: garantire forme di intervento volte alla rigenerazione delle aree urbane periferiche degradate attraverso progetti organici relativi a edifici e spazi pubblici e privati, basati sul riuso del suolo, la riqualificazione, demolizione, ricostruzione e sostituzione degli edifici esistenti, la creazione di aree verdi, pedonalizzate e piste ciclabili, l'inserimento di funzioni pubbliche e private diversificate volte al miglioramento della qualità della vita dei residenti; garantire che i progetti di riqualificazione siano basati su standard elevati di qualità ambientale attraverso l'indicazione di precisi obiettivi prestazionali degli edifici, di qualità architettonica perseguita anche attraverso bandi e concorsi rivolti agli architetti, di informazione e partecipazione dei cittadini.

Che il premier stia pensando a questo? Allora lo strumento c'è già. (Public Policy)

@fraciaraffo

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