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LANZILLOTTA (LISTA MONTI): SOLO ALLEANZA DI CENTRO POTRÀ FARE RIFORME /INTERVISTA

Camera 14 gennaio 2013



(Public Policy) - Roma, 14 gen - (di Laura Preite) "È un
progetto a cui aspiro da tempo, l'aggregazione di varie
forze, politiche e civiche, che sia portatrice, come primo
obiettivo, di un'agenda di riforme".

La deputata Linda Lanzillotta (ex Api, promotrice insieme ai colleghi Della
Vedova e Galletti di Rimontiamo l'Italia), capolista al
Senato in Umbria nella lista unitaria "Con Monti per
l'Italia" commenta il primo risultato: le liste elettorali
di area montiana. Ma c'è spazio anche per parlare di
snellimento della pubblica amministrazione, con la riforma
mancata dei livelli di governo.

D. MONTI CAPO DI UNA COALIZIONE DI GOVERNO, OPERAZIONE
RIUSCITA?
R. Sul piano politico si tratta di aggregare coloro che nei
diversi poli condividono questo obiettivo. Il problema
italiano degli ultimi vent'anni è stato proprio quello di
avere coalizione rissose tra di loro e al loro interno in
cui l'area riformista è stata sempre bloccata e condizionata
dalla componente o populista o estremista, che ha impedito
di fare quei cambiamenti che ci hanno portato alla
situazione di stagnazione, decrescita e crisi industriale in
cui ci troviamo.

Credo che sia un progetto strategico per il futuro
dell'Italia, apprezzo l'impegno, il coraggio e anche il
sacrificio di Monti, che in questo anno di governo si è reso
conto di quale fosse il punto chiave del quadro politico
italiano. Guardando al medio e lungo termine, si è reso
conto che in assenza di un baricentro riformista, questo
paese non ha capacità di cambiamento e innovazione.

D. IL CENTRO È DATO DA ALCUNI SONDAGGI, PER ESEMPIO QUELLO
DI NICOLA PIEPOLI, ALL'8%. NON SI ASPETTAVA QUALCOSA DI PIÙ?
R. È un sondaggio isolato. C'è un'area già espressa
dell'elettorato che ha capito qual è la sfida. E poi credo
che questa nostra proposta attirerà una parte di
quell'astensionismo che è motivato dalla delusione del
fallimento della cosiddetta rivoluzione liberale, che si è
ripiegato su se stesso, non avendo altra offerta politica.

Da una parte c'è la sinistra, dall'altra il populismo, il
neoberlusconismo e il neoleghismo. Io credo che con Monti in
campo questa opinione pubblica potrà essere convinta e in
ogni caso Monti potrà giocare un ruolo decisivo nel futuro
assetto politico del Paese.

D. A CHE PERCENTUALE ASPIRATE?
Non le dò numeri ma le dico che oggi gli oppositori del
Porcellum (la legge elettorale approvata nel 2005; Ndr) e in
particolare, il Partito democratico, rivendicano come
obiettivo virtuoso esattamente il paradosso del Porcellum e
cioè la maggioranza assoluta a una coalizione che ha una
minoranza di voti, piuttosto che una condizione politica che
induca ad aggregare un numero di forze riformiste più ampio
(come quello che si stava prefigurando in una ragionevole
riforma elettorale).

Il Porcellum è una legge inaccettabile non solo perché ha
le liste bloccate ma perché ha due effetti politici: il
primo è che si mette assieme qualsiasi cosa pur di vincere
(lo vediamo con Pd-Sel, Ingroia e le 14 liste dell'armata
Brancaleone di Berlusconi), una spinta bipolare che crea
coalizioni per vincere e non per governare.

L'altro effetto è che dando la maggioranza assoluta alle minoranze
elettorali (rischiamo la maggioranza del 55% a una
coalizione che avrà il 37-38%) non si faranno le riforme
costituzionali. Una maggioranza del 55% che è espressione di
una minoranza la Costituzione non la potrà mai cambiare.

D. LA SOLUZIONE QUINDI È IL CENTRO?
R. L'area Monti vuole rompere questa visione bipolare
estremizzata per mettere insieme i riformismi e i
riformisti. Bisogna nei fatti creare un quadro di governo
che non sia più quello del Porcellum, ma che sia molto più
plurale, ampio, di vocazione maggioritaria e riformista,
capace davvero di realizzare il cambiamento, sia nella
politica economica e sociale, sia delle riforme costituzionali.

Un baricentro riformista con cui le altre
forze riformiste possano allargare la rappresentatività
reale della coalizione e avere una maggiore forza
nell'azione di governo.

Mentre oggi, paradossalmente, il Pd difende uno dei
paradossi del Porcellum che ha dichiarato più volte di
aborrire: cercare un voto che consenta una maggioranza
assoluta pur che sia, anche immettendo così quei germi che
produrranno la disintegrazione dell'alleanza sul piano del
governo. Credo che la linea di Ingroia (Rivoluzione civile),
su alcuni temi, come la giustizia e temi costituzionali, non
sia compatibile con il Pd.

D. PARLIAMO DI PA, LEI È STATO MINISTRO OMBRA DEL PD ED È
UN TEMA DI CUI SI È OCCUPATA SPESSO CON GLOCUS, IL THINK
TANK E DI CUI È PRESIDENTE. QUALI SONO LE PRIORITÀ PER
SNELLIRE LA MACCHINA PUBBLICA?
R. Credo, e l'ho detto anche al presidente Monti, che
dobbiamo rivedere radicalmente la struttura federalista
della Repubblica, i cosiddetti costi della politica.
Per aggredirli in modo reale, sia sul piano del costo
finanziario che sul costo dell'inefficenza (di molto
superiore) dobbiamo ridurre il numero di soggetti e di
livelli di governo. Non possiamo più avere 20 Regioni, 60
Province, 8 mila Comuni e migliaia di società pubbliche
Questa struttura va semplificata in modo radicale, riducendo
i soggetti pubblici, che sono un elemento di dilatazione
della spesa, e della politica nel funzionamento
dell'economia e della società.

Questo nodo è anche quello
che rende impraticabile il federalismo fiscale senza aumento
della tassazione. Se il federalismo deve finanziare una
struttura così pletorica, chiunque governerà dovrà imporre
tasse insostenibili per i cittadini. Questo è il primo
punto, l'altro è una radicale e coraggiosa semplificazione
dei procedimenti che gravano soprattutto sulle piccole e
medie imprese.

Questa operazione si fa riducendo il numero di soggetti che
hanno titolo a inserirsi nei procedimenti amministrativi e
con un'attuazione accelerata della digitalizzazione.

Non si tratta solo di diffondere la banda larga, ma bisogna
modificare il modo di funzionare della pubblica
amministrazione sulla base di una logica di rete. L'economia
digitale e la crescita dipendono molto da come l'agenda
digitale sarà applicata nella pubblica amministrazione.

D. PAROLE SEMPLICI, MA FINORA CIÒ NON SI È FATTO E SI
PRESUME CHE GLI OSTACOLI SI RIPRESENTERANNO. QUAL È STATO
L'IMPEDIMENTO MAGGIORE?
R. Il sistema pubblico multilivello così com'è alimenta il
ceto politico, che resiste a una sua razionalizzazione. Il
compito della lista Monti è di far prevalere l'interesse
generale e dei cittadini, contro un interesse di categoria e
di corporazione che è tutto quel mondo che gravita attorno
alla politica e che di questo sistema si alimenta.

D. LEI SE NE CHIAMA FUORI.
R. Ho fatto una battaglia, non a caso perdente, di
liberalizzazione dei servizi pubblici locali da ministro del
Governo Prodi (degli Affari regionali e delle autonomie
locali, dal 2006 al 2008; Ndr). Ho trovato ostacoli e
resistenze trasversali perché tutto il sistema dei partiti e
della politica aveva molte rendite e vantaggi, derivanti dal
controllo e dall'attività dei servizi che impattano sui
cittadini. Me ne tiro fuori perché non me ne sento parte e
ho fatto una dura battaglia contro tutto questo. (Public
Policy)

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