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LAVORO, CAZZOLA: PER LA PROPOSTA ICHINO SERVE SPERIMENTAZIONE /INTERVISTA

21 gennaio 2013



(Public Policy) - Roma, 21 gen - (di Leopoldo Papi) In tema
di riforme del lavoro, nella lista Monti gli esperti non
mancano di certo e forse è per quello che ancora non è stata
definita una linea precisa. Ieri lo stesso presidente del
Consiglio, durante il suo intervento a Bergamo, ha fatto i
nomi dell'ex senatore Pd Pietro Ichino, del fuoriuscito dal
Pdl Giuliano Cazzola e dell'imprenditore Alberto Bombassei,
tra quelli chiamati a lavorare alla proposta da inserire
ufficialmente nell'agenda montiana.
In prima linea c'è la formulazione del giuslavorista ed ex
senatore Pd, basata sull'idea del contratto unico con gradi
progressivi di tutela in entrata, e su accordi
aziende-sindacati per quella in uscita. Sulla quale non
mancano tuttavia le perplessità degli altri, come appunto
Cazzola e Bombassei. E su ogni ipotesi pesa la riforma
Fornero, che Monti ha voluto ed è stata approvata dal
Parlamento. Per Cazzola quella di Ichino non è un'ipotesi da escludere a
priori, ma che andrebbe prima sperimentata.

D. IN COSA SI TROVA IN DISACCORDO CON ICHINO?
R. Parlare di disaccordo è eccessivo. Alcune delle sue
proposte hanno assunto un carattere di sperimentalità con
l'articolo 8 del decreto 130/2011 e credo si debba mantenere
questo livello di sperimentazione. La mia preoccupazione
riguarda la possibilità che quella di Ichino diventi una
riforma organica valida per tutti e imposta per legge. In
questo modo, come già hanno rilevato esponenti del Pd, si
rimetterebbe in discussione l'articolo 18. E anche la
riforma Fornero".

D. IN CHE SENSO PARLA DI SPERIMENTAZIONE?
R. L'idea di Ichino prevede che un gruppo di aziende che
ottiene, d'accordo con i sindacati, dei meccanismi più
leggeri sulla flessibilità in uscita, s'impegna a pagare di
più i lavoratori in esubero e a riassumere i reciproci
lavoratori. Mi sembra auspicabile ma rischia di essere poco
praticabile. L'idea è buona, facciamo delle sperimentazioni
in attesa di farlo diventare regola generale. C'è l'articolo
8, che Nichi Vendola (leader di Sel; Ndr) vuole abolire, che
consente a imprese e sindacati d'accordo di mettere in campo
soluzioni di questo tipo.

"Stabilirlo per tutto il Paese - dice ancora Cazzola - mi sembra
insostenibile, non mi pare ci siano le condizioni.
In mezzo ci vuole anche la struttura pubblica che fa formazione,
ci vuole il servizio per l'impiego. È un sistema che funziona bene
in un Paese come la Danimarca, ma che difficilmente si può importare
sic et simpliciter in Italia".

D. SULLA FLESSIBILITÀ IN ENTRATA È D'ACCORDO CON IL
CONTRATTO UNICO E LE TUTELE PROGRESSIVE?
R. Sono d'accordo, sempre in un'ottica di sperimentazione.
A me la parola 'contratto unico' spaventa. Sono convinto che
il mondo del lavoro non può essere ridotto sempre e solo a
un rapporto di carattere subordinato. La riforma Fornero
salva i rapporti flessibili, li carica di regole molto
severe. Se rispettano le regole, quei rapporti secondo me
devono restare. Il contratto unico riguarda il lavoro
subordinato, e dovrebbe essere più leggero e meno costoso
per favorire l'occupazione e scoraggiare l'abuso dei
contratti flessibili.

D. COME PROCEDONO I LAVORI?
R. Ci sono vari testi che girano. Anch'io sto scrivendone
uno mio. Bisogna poi trovarsi e vedere cosa succede con gli
altri.

D. CHI SE NE STA OCCUPANDO?
R. All'ultimo incontro c'eravamo io, Ichino, Bombassei,
Olivero, Marco Simoni, Grassi della presidenza del Consiglio
e Linda Lanzillotta. Ichino è uno che ha un suo fascino, una
sua dignità di pensiero ed è molto seguito. Secondo me
occorre un po' di prudenza. Io rivendico di aver gestito
tutte le partite grosse che hanno interessato il mondo del
lavoro e delle pensioni in questa legislatura. (Public Policy)

LEP

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