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LAVORO, DATAGIOVANI: RADDOPPIATO DAL 2004 IL PRECARIATO TRA GLI UNDER 35

17 ottobre 2012

(Public Policy) - Roma, 17 ott - I precari under 35 sono
raddoppiati negli ultimi 8 anni. È quanto rilevato dal
centro studi DataGiovani (www.datagiovani.it), in un
rapporto sul precariato in Italia. Secondo le elaborazioni
del centro studi, l'incidenza del precariato giovanile è
passata dal 20% del 2004 al 39% del 2011, e nel primo
trimestre 2012 si sarebbe già sfondato il muro del 40%.

Il titolo di studio sembrerebbe influenzare notevolmente il
fenomeno. I laureati in ingegneria, architettura o scienze
mediche hanno una probabilità di precarizzazione intorno al
10%, pari alla metà dei laureati in discipline umanistiche o
dei diplomati in istituti magistrali, licei artistici e
linguistici.

A stupire in positivo è il dato sui giovani con in tasca un
diploma tecnico: per loro la probabilità di precarizzazione
è pari al 12,6%, non particolarmente distante da quella di
un futuro medico o di un futuro ingegnere.

Guardando non solo ai giovani, ma all'intera popolazione,
la situazione non migliora. Dal 2004 al 2012 il peso dei
precari sul totale degli occupati ha continuato a crescere
costantemente, passando dal 10,3% del 2004 al 15,5% del 2011
fino ad arrivare al 16% nel primo trimestre del 2012. In
termini assoluti, i lavoratori precari sono oggi quasi un
milione in più rispetto ai 2,6 milioni del 2004.

Le categorie più a rischio di precarizzazione, oltre ai
giovani, sono le donne e gli stranieri. Nel periodo
2004-2012 il precariato tra le donne ha registrato una
crescita del 7%, doppia rispetto a quella degli uomini.
Mentre quasi uno straniero su quattro è precario (600 mila
lavoratori in termini assoluti).

Dal confronto internazionale il rapporto di DataGiovani fa
emergere punti interessanti. Nel 2001 l'Italia partiva da
un'incidenza dei contratti a termine più bassa rispetto alla
media europea (9,6% contro il 12,4% dell'Ue). Dal 2004, il
trend di crescita dei contratti a termine è, invece,
aumentato "vertiginosamente". (Public Policy)

LUD

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