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LAVORO, IL SISTEMA DUALE TEDESCO E L'APPRENDISTATO ALL'ITALIANA /FOCUS

lavoro 24 giugno 2013

Lavoro-impresa-startup

IN GERMANIA, CON IL DUAL EDUCATION SYSTEM, LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE È SCESA

(Public Policy) - Bruxelles, 24 giu - (di Daniela Sala) In
Germania, caso unico nell'Unione europea, il tasso di
disoccupazione giovanile dal 2008 al 2012 è calato. Merito,
tra le altre cose, del "dual education system" che combina
formazione professionale e apprendistato (un modello
diffuso anche in Francia e in Olanda).

Un sistema universalmente esportabile? "Assolutamente no -
afferma Werner Eichhorst, dell'Istituto per gli studi sul
lavoro di Bonn - innanzitutto perché affonda le sue radici
in una storia economica e culturale particolare". Di sicuro
questo modello gode di una certa attenzione da parte
dell'Unione europea, dato che la disoccupazione giovanile è
uno dei problemi in cima all'agenda.

In effetti i Paesi europei con il più basso tasso di
disoccupazione (Olanda, Danimarca, Austria e, appunto,
Germania) hanno in comune proprio questo: l'alternanza
scuola-lavoro. In Germania, dove due terzi della forza
lavoro ha un diploma di scuola professionale, il contratto
di apprendistato è fissato a livello nazionale e, mentre le
aziende coprono il costo del lavoro, lo Stato paga la
formazione.

I giovani sono in generale incentivati a prediligere questo
tipo di formazione al posto dell'università vista l'alta
probabilità di ottenere un contratto a tempo indeterminato.
L'alternanza scuola-lavoro, inoltre, rende facilmente
spendibili le competenze acquisite in aziende diverse
rispetto a quelle dove il giovane ha compiuto il tirocinio.

"Certo il sistema non è stabile e tuttora va adattato a
continue sfide - ha spiegato poi Eichhorst in occasione
della conferenza 'Disoccupazione giovanile: combatterla con
il sistema tedesco?' organizzata a Bruxelles dal Centre for
European studies - ad esempio è necessario pensare a sempre
nuove strategie per incoraggiare le aziende a formare le
competenze".

Una sfida, questa, che vale a maggior ragione per il nostro
Paese, dove, a differenza della Germania, le imprese sono
principalmente medio-piccole: "Le piccole aziende - spiega
Emanuele Baldacci (Istat) a Public Policy - nella maggior
parte dei casi non hanno i mezzi per occuparsi della
formazione dell'apprendista e quindi non trovano vantaggioso
aderire al programma se non per ridurre i costi di lavoro.
Ed è così infatti che l'apprendistato (come regolamentato
dalla riforma Fornero; Ndr) è stato applicato in
Italia".

In Italia si usa l'apprendistato per risparmiare insomma,
quando invece in Germania "l'investimento è proprio la motivazione
principale. Il problema - continua Baldacci - è che serve
un'economia di scala, e se a livello legislativo la riforma
Fornero ha reso più semplice per le imprese servirsi
dell'apprendistato, dall'altra ha introdotto dei requisiti
che proprio per le piccole imprese costituiscono un grosso
ostacolo e non incentivano a formare, come l'obbligo dopo
tre anni di assumere a tempo indeterminato la metà degli
apprendisti".

Un obbligo che nel modello tedesco non esiste: "Al
contrario: il contratto è molto flessibile, ma di contro la
componente formativa è molto più strutturata. Credo che
un'eventuale modifica legislativa in Italia dovrebbe andare
proprio in questa direzione".

Insomma quando un modello funziona c'è la tentazione di
esportarlo ma, avverte il commissario europeo per
l'Occupazione, gli affari sociali e l'integrazione Lßszló
Andor, intervenuto alla conferenza del Centre for European
studies, "l'unica cosa sensata è ispirarsi al modello,
cercando di capire che cosa può funzionare in contesti
diversi".

E chiarisce: "In un momento di crisi per affrontare le
conseguenze sociali i governi si devono muovere in due
direzioni: supporto a chi ha perso il lavoro e riforme per
rendere il sistema più resistente a crisi future. E
l'eventuale messa a punto del sistema duale in altri Paesi
europei (come l'Italia; Ndr) appartiene alla seconda
categoria".(Public Policy)

DSA

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