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LAVORO, ORDINE DEI CONSULENTI: PRIMA BISOGNEREBBE RIFORMARE L'UNIVERSITÀ

02 luglio 2013

riforma_lavoro

(Public Policy) - Roma, 2 lug - "Una vera riforma del lavoro
dovrebbe essere forse anticipata da una strutturale riforma
del sistema universitario nazionale, più rispondente alle
nuove e reali esigenze di un mercato globalizzato". È quanto
si legge nella relazione depositata in commissione Lavoro
alla Camera dai rappresentanti del Consiglio nazionale
dell'Ordine dei consulenti del lavoro durante l'audizione
nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla disoccupazione
giovanile.

UN SISTEMA SCOLASTICO AL COLLASSO
"Non possiamo pretendere - si legge - di scaricare sul
mercato del lavoro il deficit di formazione che deriva da un
sistema scolastico primario e secondario al collasso". Il
Cno descrive quella che appare una vera e propria scollatura
tra le esigenze reali del mondo del lavoro e i desideri di
chi inizia un percorso scolastico (sia universitario che
liceale): "Tutto il sistema della formazione - si legge
infatti nella relazione - ragiona soprattutto sulla domanda
da parte dell'utenza e molto meno sulle richieste
provenienti dal mondo del lavoro".

Ecco allora che secondo quanto afferma il Consiglio "si
crea uno squilibrio: un'ampia offerta di corsi molto
richiesti dall'utenza sulla base di percezioni a volte
errate e una carenza di itinerari formativi in grado di
creare figure professionali di cui c'è reale bisogno nel
mondo produttivo".

Le motivazioni di tutto ciò? Il fatto che, secondo il Cno,
"gli enti pubblici e ancor più i privati non possono
rischiare di investire risorse nella progettazione e
realizzazione di corsi che rimarrebbero a corto di allievi,
perché ciò vorrebbe dire non riuscire neppure a recuperare
le spese di progettazione".

COSA CERCANO LE IMPRESE E DOVE SBAGLIANO
"Le imprese - si sottolinea nella relazione - quando devono
integrare una nuova risorsa umana, si pongono alla ricerca
di una persona che abbia non solo l'adeguata formazione, ma
che sia anche dotata di abilità pratiche, di esperienza e di
capacità personali che la rendano idonea a soddisfare
pienamente le specifiche esigenze dell'azienda in un
determinato settore, in una determinata provincia e in una
precisa fase economica e congiunturale".

Ma non ci sono solo fattori esterni ("come l'inadeguatezza
del sistema formativo") a condizionare "la capacità e la
possibilità delle imprese di dare una risposta pienamente
soddisfacente alle proprie esigenze di ricerca di
personale". Ci sono anche, si legge, fattori interni,
causati "soprattutto dalla scarsa capacità di individuare i
fabbisogni professionali presenti e futuri, la mancanza di
strategie formative per l'aggiornamento dei propri
lavoratori e la scarsa conoscenza del proprio
settore".

IL DL LAVORO DEL GOVERNO LETTA
"Di certo - questo il parere del Cno - vi è la bontà di
alcune disposizioni come quelle sui tirocini formativi, sui
contratti di prossimità, sul lavoro accessorio e
sull'assunzione di lavoratori che fruiscono dell'Aspi
(indennità di disoccupazione; Ndr). Non si può invece
esprimere eguale parere sulla nuova formulazione del
contratto a termine e sull'irrigidimento previsto per il
recesso di associati in partecipazione e collaboratori a
progetto".

Troppo poco, infatti, secondo il Consiglio: "Le Pmi
avrebbero bisogno di ben altro per ripartire [...] Ci
vuole un deciso intervento sui costi pubblici da cui
ricavare ingenti risorse da investire, magari ad esempio per
detassare il reinvestimento degli utili".

CREDITO CONTRIBUTIVO NUOVI ASSUNTI
In riferimento agli incentivi fiscali per i nuovi assunti,
per il Cno "è indispensabile che i criteri interpretativi
attuativi che saranno emanati dall'Inps siano ispirati alla
massima semplificazione per evitare che un incentivo pensato
bene possa essere 'bloccato' da adempimenti burocratici e
incertezza applicative".

TIROCINI FORMATIVI
In questo caso "è necessario disporre che i termini fissati
per l'emanazione dei decreti attuativi (comma 11 e 14 del
dl; Ndr), che fissano i criteri e le modalità per definire
piani di intervento (risorse ed estensione dell'ambito di
applicazione dell'istituto; Ndr), siano di carattere
perentorio e non ordinatorio affinché le norme possano
incidere in modo significativo già nei prossimi percorsi
studio".

APPRENDISTATO
In via generale il Cno ritiene che "gli interventi possano
dare un nuovo impulso al modello contrattuale più facilmente
utilizzato soprattutto nelle micro imprese". La perplessità
principale rimane questa: che l'ambito di applicazione a
livello regionale non provochi poi "nuova incertezza" per le
imprese.

CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO
In questo caso le norme del dl Lavoro, per il Cno, "non
forniscono un incisivo impulso decisivo all'occupazione".
Per quanto riguarda il contratto privo di causale (cioè
anche senza ragioni di carattere tecnico, organizzativo o
sostitutivo), "appare indispensabile ampliare la durata
iniziale di 12 mesi ad un periodo più congruo così
allineando la normativa nazionale alla direttiva
comunitaria".

"Del tutto incoerente - agli occhi del Consiglio - è la
previsione che estende i limiti quantitativi stabiliti dalla
contrattazione collettiva anche ai contratti privi di
causale".

LAVORO A PROGETTO
In questo caso per il Consiglio "andrebbe valutata
l'opportunità di eliminare la disposizione contenuta
nell'articolo 63, comma 2 del dlgs 276/2003 che prevede
un'equiparazione del compenso riconosciuto ai collaboratori
a progetto con i lavoratori subordinati 'a parità di
estensione temporale' laddove per i lavoratori a progetto il
tempo di lavoro è solo eventuale".

DIMISSIONI IN BIANCO
Applicare le norme sulle dimissioni in bianco anche ai
rapporti di associazione in partecipazione e ai
collaboratori a progetto vede invece la "forte contrarietà"
del Cno, "poiché essa ha il concreto effetto di complicare
in modo significativo e senza alcun coerenza giuridica i
rapporti di lavoro di cui trattasi, aumentando l'incidenza
degli oneri amministrativi inutili".

"Infatti - si legge nella relazione - nei contratti in
esame le disposizioni prevedono già per il committente una
libera recedibilità dal rapporto che rendono del tutto
dannose le previsioni di tutela già ampiamente discutibili
sul fronte del lavoro dipendente.

In questo modo si rischia di generare un aumento rilevante dei
contenziosi ponendosi in netto contrasto con i percorsi di
semplificazione avviati in questi ultimi anni e da ultimo
confermati dal Governo in carica con la predisposizione di
un decreto semplificazione in corso di pubblicazione". (Public Policy)

GAV

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