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LAVORO, SERVIDORI: PER LA CONCILIAZIONE SFRUTTARE GLI ACCORDI DECENTRATI

operaia 24 aprile 2013

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(Public Policy) - Roma, 24 apr - (di Laura Preite) Un
centinaio di consigliere di parità che controllano e
conciliano i casi di discriminazione di genere sul lavoro in
ogni provincia. Sono capeggiate da Alessandra Servidori,
consigliera nazionale di parità dal 2008 e docente alle
università di Bologna e Modena. Vive sotto scorta da quando
collaborava con Marco Biagi, il giuslavorista ucciso dalle
Nuove Br nel 2002. Le minacce non sono mai cessate.

La incontriamo mentre ha organizzato a Roma un seminario di
formazione per le consigliere, ospitato all'Inail.
L'attività antidiscriminatoria è finanziata da poco più di 1
milione di euro all'anno: "ci hanno tagliato molte risorse -
commenta Servidori - il nostro non è un lavoro, è un
mandato, ciascuna di noi fa anche altro", spiega.

D. QUAL È IL RUOLO DELLE CONSIGLIERE DI PARITÀ?
R. Abbiamo il compito di prevenire e gestire sul luogo di
lavoro eventuali discriminazioni che possono essere
salariali, di carriera, blocco nell'accesso dei concorsi,
demansionamento, contribuzione diversa dal livello in cui si
è inquadrati. Una delle più frequenti è il demansionamento,
si viene assunti a un certo livello ma poi si fa altro.

La lavoratrice può chiedere il nostro aiuto, la consigliera di
parità fa un'istruttoria, cerca di capire se ci sono le
condizioni per agire e trova il modo di trovare una
conciliazione con il datore di lavoro. È la cosa migliore
perché se vai davanti al giudice hai già perso.

D. IN CHE SENSO?
R. Hai esaurito le tue possibilità di trovare il modo di
sanare il danno perché il giudice attiva la sanzione.
Diventa difficile per la lavoratrice o il lavoratore
mantenere il proprio posto di lavoro. Con la transazione
finanziaria c'è un accordo sottoscritto presso la direzione
provinciale del lavoro e ratificata dalle parti che azzera
il conflitto e consente di ricominciare, mantenendo il
proprio posto di lavoro"

D. QUINDI VOI CONSIGLIERE PROMUOVETE LA CONCILIAZIONE?
R. Siamo il braccio armato del ministero (del Lavoro, ndr).
Agiamo nei casi singoli o quando siamo di fronte a una
discriminazione collettiva. Siamo intervenute nell'accordo
Fiat di Pomigliano per il bonus annuale, firmato da tutti i
sindacati, con esclusione della Fiom che ci ha chiamato. Si
trattava di circa 800 euro e la maternità non veniva
conteggiata nelle presenze, nonostante il Testo unico 151
dica che è computabile.

Siamo intervenite per Poste Italiane, sempre per il bonus
annuale non riconosciuto alle donne in maternità, 104 euro.
Sono stata chiamata da Cgil e Cisl, ho portato il caso al
ministro Fornero che è intervenuta parlando con l'
amministratore delegato. Poste aveva anche firmato il codice
delle pari opportunità.

In Italia la maternità è una delle più tutelate ma la
normativa deve essere applicata. Spesso non c'è una
conoscenza approfondita del diritto discriminatorio, in
particolare nelle piccole e piccolissime aziende.

D. DIMISSIONI IN BIANCO: LA NUOVA LEGGE FUNZIONA?
R. Abbiamo dati imperfetti, la legge Fornero entrata in
vigore in agosto (e che reintroduce il divieto di dimissioni
in bianco, cancellate dal precedente governo Berlusconi,
ndr) allarga il monitoraggio delle dimissioni fino ai 3 anni
di vita del bambino quindi dobbiamo aspettare. Con la legge
Fornero il vincolo di controllo è più stringente, c'è il
diritto di recesso: se la dimissione non viene confermata
automaticamente la lavoratrice viene reintegrata.

R. ALCUNE ASSOCIAZIONI FEMMINILI HANNO CRITICATO LA
FORMULAZIONE DELLA LEGGE, CONSIDERANDOLA MENO PROTETTIVA
DELLA 188 INTRODOTTA DAL GOVERNO PRODI E CANCELLATA DAL
SUCCESSORE. SECONDO LEI INVECE VA BENE?
D. Sì, la 188 era repellente rispetto all'assunzione di
donne, era legata a una modulistica datata e avevamo visto
un calo nelle assunzioni. Se, invece, il datore di lavoro ha
consapevolezza che ci sono sanzioni pesanti la situazione
cambia.

Anche l'articolo 8 (sugli accordi in deroga, introdotto
dall'ex ministro del Lavoro Sacconi, ndr) che tutti
contestano, in realtà può aiutare le donne. Quando parliamo
di strumenti di conciliazione, quello sovrano è
rappresentato dagli accordi decentrati: modifichi la
struttura del lavoro, le persone lavorano meglio e le
aziende hanno un incentivo.

Abbiamo raccolto duemila accordi nel nostro Osservatorio
sulla contrattazione decentrata. Pochissimi sono sulla
conciliazione ai fini della produttività e quindi soggetti
all'alleggerimento finanziario. Anche i sindacati e le
associazioni femminili devono spingere su questi strumenti
che abbiamo, c'è la copertura finanziaria anche per il
prossimo anno. Ma queste prassi, prima di tutto, devono
essere conosciute. (Public Policy)

LAP

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