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"LE TUNISINE SONO FORTI, E SONO SEMPRE SULL'ATTENTI" /INTERVISTA

Tunisia 27 marzo 2013

Tunisia_flag_revolution

DONNE E MEDIA DOPO BEN ALI. PARLA SORAYA
BEN MUSTAPHA, TUNIS AFRIQUE PRESSE


(Public Policy) - Tunisi, 27 mar - (di Gaetano Veninata) La
rivoluzione tunisina? Per la libertà di informazione ha
rappresentato una vera liberazione, per le donne, invece,
potrebbe rappresentare "un rischio": "Ma le tunisine sono
forti, la nostra è una lotta quotidiana e siamo sempre
sull'attenti". Soraya Ben Mustapha è caposervizio della
redazione politica della Tap (Tunis Afrique Presse), l'unica
agenzia di stampa tunisina, che fino alla rivolta popolare
che nel gennaio del 2011 ha fatto cadere il regime di Zine
El-Abidine Ben Ali fungeva da megafono del governo. E che
oggi, a detta di Soraya Ben Mustapha, cerca di diventare un
vero "servizio pubblico".

D. COS'ERA PRIMA LA TAP E COM'É CAMBIATO IL VOSTRO LAVORO
DOPO LA CADUTA DI BEN ALI?
R. Dovevamo semplicemente eseguire gli ordini, non potevamo
modificare nulla dei comunicati che ci arrivavano dai
ministeri o dal governo. Da noi alla Tap esisteva una vera e
propria divisione tra i giornalisti che lavoravano per il
sistema e altri che cercavano solo di sopravvivere.
Dopo la caduta di Ben Ali alcuni colleghi si sono trovati
spiazzati, non sapevano che fare. Non è stato licenziato
nessuno, ma le gerarchie si sono capovolte. Tra i miei
colleghi c'erano molti membri del partito di governo (RCD,
Constitutional Democratic Rally, sciolto dopo la
rivoluzione), ma anche giornalisti che lavoravano per il
partito pur non essendo iscritti, solo per avere dei
vantaggi. Ora critichiamo il governo apertamente, e stiamo
cercando di diventare un vero servizio pubblico, facendo
realmente un lavoro giornalistico.

D. COME SONO I RAPPORTI CON IL NUOVO GOVERNO? (ALLE
ELEZIONI PER ELEGGERE L'ASSEMBLEA COSTITUENTE, A OTTOBRE
2011, HA VINTO IL PARTITO DI ISPIRAZIONE ISLAMICA ENNAHDA)
R. Diciamo che subiamo alcune pressioni, ma in maniera
subliminale. Hanno provato dopo le elezioni a far assumere
alla Tap alcuni loro esponenti, senza riuscirci.
E addirittura alcuni ex esponenti dell'Rcd, perchè penso li
volessero riciclare in qualche modo. Non ci sono riusciti,
anche perchè c'è stata una grossa mobilitazione e uno
sciopero per l'indipendenza della stampa, a novembre
dell'anno scorso.

D. AVETE SUBITO MINACCE?
R. Certamente, non direttamente da Ennahda, comunque.
Esiste qui in Tunisia una sorta di milizia, chiamata Lega
per la protezione della rivoluzione (creata ufficialmente
nel 2011 per tener vivo lo spirito della rivoluzione ma
secondo molti controllata dal partito al governo; Ndr) che
usa spesso la violenza e le minacce anche contro noi
giornalisti.
Per fortuna esiste un grosso sindacato, che ci difende con forza.
Il governo prende tempo anche per la creazione di un organismo che
vigili sull'indipendenza dei media, una richiesta che viene
dalle opposizioni e da numerosi attivisti.

D.I BLOGGER HANNO AVUTO UN GRANDE RUOLO NELLA RIVOLUZIONE,
COM'È IL RAPPORTO TRA VOI MEDIA TRADIZIONALI E LORO NELLA
NUOVA TUNISIA?
R. I blogger sotto Ben Ali hanno avuto un grande ruolo,
sono stati reattivi e utili. Ma non sono professionisti, e
molti li accusano di lavorare più per l'estero che per il
bene della Tunisia. Penso comunque che i media tradizionali
debbano dialogare con loro, assolutamente.

D. RIVOLUZIONE E DONNE. COSA È CAMBIATO E CHE FUTURO VEDE
PER LE DONNE TUNISINE?
R. La rivoluzione è stata in parte un rischio per le donne
in Tunisia. Sotto il regime di Ben Ali, gliene va dato atto,
la Tunisia era un paese molto avanzato per quanto riguarda i
diritti delle donne. Dopo le elezioni c'è chi tra i politici
ha parlato della donna come 'complementare' all'uomo, c'è
chi parla di poligamia, chi di vietare le adozioni. Se
riusciranno nel loro intento, faranno tornare indietro la
Tunisia di 400 anni. Ma le donne tunisine sono forti, la
nostra è una lotta quotidiana e siamo sempre sull'attenti.

D. AVETE SEGUITO LA VICENDA DI AMINA, LA FEMEN TUNISINA CHE
I GENITORI HANNO RINCHIUSO IN CASA PER ESSERSI MOSTRATA IN
PUBBLICO A SENO NUDO?
R. La società tunisina è molto divisa sul tema. Quello che
ha fatto Amina non è una cosa usuale nella nostra società,
ci sono molte famiglie tradizionali che sono rimaste
sconvolte dal suo gesto. Secondo me è troppo presto per fare
gesti del genere, siamo in una fase di transizione e questo
incidente può essere usato dagli islamisti per dire alle
gente semplice: 'Ecco, vedete, questa è la Tunisia che
vogliono i laici'. (Public Policy) GAV

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