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LEGGE ELETTORALE, CUCCHINI (UNIV. TRIESTE): PEGGIO DEL PORCELLUM /INTERVISTA

voto 10 novembre 2012

(Public Policy) - Roma, 9 nov - (di Gaetano Veninata) La
legge elettorale sul tavolo della commissione Affari
costituzionali al Senato? Direi che è un "obbrobrio". Non
usa mezzi termini Marco Cucchini, docente di Diritto
costituzionale all'Università di Trieste (polo di Gorizia).
Su lavoce.info ha proposto recentemente un suo modello, il
"voto alternativo".

D. PROFESSOR CUCCHINI, DI CHE SI TRATTA?
R. Il voto alternativo è un sistema in uso in pochi Paesi,
il più importante è l'Australia. Mira a darci i benefici del
doppio turno in un colpo solo. Nella variante australiana il
sistema è diviso in collegi uninominali, come in Inghilterra
o in Francia, e i cittadini hanno 'x' candidati e devono
indicare le loro preferenze in ordine numerico
comprendendoli tutti. Mettiamo sei candidati? Io devo
sceglierne sei. Se ne dimentichi qualcuno il voto è nullo.
Dopodichè si conta: se c'è qualcuno che ha avuto il 50%
delle preferenze viene eletto.

D. OLTRE CHE IN AUSTRALIA, DOV'È USATO?
R. Era il sistema proposto dai liberaldemocratici inglesi
per la Camera dei Comuni qualora si volesse abbandonare il
maggioritario a turno unico ed è uno dei sistemi più
caldeggiati per l'ipotesi di una Camera dei Lord elettiva. È
inoltre il sistema con il quale si elegge il presidente
della Repubblica in India, in Irlanda, e alcuni consigli
comunali di varie città statunitensi, ad esempio a San
Francisco. Con il voto alternativo viene anche scelta la
leadership nel Labour britannico.

D. IN ITALIA COME FUNZIONEREBBE?
R. La mia proposta mira a semplificare il modello
australiano, che così è un po' contorto. Bisogna consentire
all'elettore di avere non solo una prima preferenza, ma
anche una seconda, quindi si andrebbe a votare con collegi
uninominali per evitare che ci siano coalizioni posticce o
che si venga eletti con un numero di voti troppo basso.

Direi che si dovrebbe porre una soglia del 50% di prime
preferenze, sul modello francese, ma nel caso in cui nessuno
dei candidati dovesse ottenerle, allora sarebbero esclusi
tutti gli altri candidati eccetto i primi due e le seconde
preferenze degli esclusi ripartite, come in un ballottaggio.
Esempio pratico: io dò la mia prima preferenza in chiave
ideologica-identitaria a Sel, e la seconda preferenza al Pd.
Quest'ultimo si prenderebbe tutte le prime preferenze e poi
tutte le seconde preferenze che gli vengono attribuite. È un
sistema che favorisce una logica bipolare.

D. PERCHÈ NON APPLICARE IL MODELLO AUSTRALIANO PURO?
R. Sono contrario al modello australiano puro per l'Italia
perchè credo che abbia troppi vincoli. La seconda preferenza
la deve dare solo chi vuole, e può anche essere interessante
per capire quale coalizione politica vuole l'elettore. Chi
vota Grillo come prima preferenza, ad esempio, a chi darebbe
la seconda, se la darebbe? Sarei molto curioso di saperlo.
Inoltre questo sistema m'imporrebbe di selezionare
candidati che abbiano un minimo di attrazione anche fuori
dal recinto di partito. Cioè: se io voglio candidare uno che
rappresenta il Pd e scelgo uno che nella vita ha fatto solo
il segretario di sezione, quello prenderà un voto meramente
identitario, mentre se uno è espressione della società
civile avrà un pacchetto di stima che andrà oltre il suo
partito.

D. GARANTIREBBE LA GOVERNABILITÀ?
R. No, nel senso che la governabilità o la si favorisce o
la si garantisce. Tutti i sistemi possono favorirla, l'unico
che la garantisce però è il sistema con premio di
maggioranza senza quorum. Che però è quello che noi
attualmente abbiamo, ma che non garantisce governabilità, ma
solo di avere una maggioranza alla Camera. La governabilità
è impossibile da noi in presenza del bicameralismo perfetto.

Io credo che non sarebbe sbagliato ipotizzare una riforma
proprio del bicameralismo, senza per forza smontare lo
Stato. La Camera deve diventare titolare della fiducia al
Governo, solo la Camera: perchè non c'è un altro Paese in
cui la fiducia è bicamerale, esiste solo in Italia. Per
quanto riguarda la competenza legislativa, alla Camera
andrebbero le materie riguardanti le competenze esclusive
dello Stato centrale, al Senato quelle di concorrenza
Stato-Regioni. Solo poche materie sarebbero bicamerali, ad
esempio le leggi costituzionali o le leggi attinenti i
diritti delle persone.

Il Senato potrebbe a questo punto essere tranquillamente
eletto a livello territoriale, come avviene in Francia, o in
Spagna, dove il Senato è eletto con elezione indiretta.
Questo consentirebbe, modificando 3-4 articoli della
Costituzione, di dare un'accelerata alle cose, ci porterebbe
a una vera governabilità.

D. LEI È CONTRARIO AL SECONDO TURNO?
R. Non sono contrarissimo, ma preferisco il modello che ho
descritto. Certo, se domani ci fosse in Italia il modello
del secondo turno alla francese andrei a stappare una
bottiglia di champagne. Ma il secondo turno porta a un
crollo dell'affluenza e indebolisce la rappresentatività
dell'eletto. Inoltre votare due volte costa il doppio. In
Francia funziona perchè è un Paese a democrazia più solida
della nostra e perchè ha il correttivo dell'elezione diretta
del capo dello Stato.

D. INVECE IN ITALIA?
R. C'è un discorso da fare sulla legge elettorale in
Italia, che da un lato non è una cosa che riguarda la
Costituzione, perchè si fa con legge ordinaria. Ma
dall'altro la nostra Costituzione reca la proporzionale
nella sua filigrana. E quindi cambiare la legge elettorale
senza cambiare la forma di governo è come sperare di
arrivare prima dove si deve arrivare sorpassando in
autostrada nella corsia di emergenza.

Ma presto tardi o ti fermi o ti schianti. Nei sistemi
maggioritari il presidente non è eletto dal Parlamento: nè
in Francia (elezione diretta) nè in Germania (assemblea
federale creata appositamente) nè nel Regno Unito
(monarchia). Se si vuole il maggioritario il presidente deve
essere eletto con larga maggioranza dei due terzi o da un
organo terzo.

D. CHE NE PENSA DELLA DISCUSSIONE IN CORSO AL SENATO?
R. Io non pensavo fosse possibile peggiorare il Porcellum.
Se dovessi prendere sul serio quel testo lì direi che è un
obbrobrio. Ad esempio, lasciamo perdere il premio di
maggioranza al 42,5% che ci può anche stare. Il problema è
che si riportano le preferenze che sono state respinte con
referendum popolare, e nelle circoscrizioni si fanno due
liste.

Una bloccata e una con le preferenze e si selezionano
alternativamente gli eletti uno di qua uno di là partendo
dalla lista bloccata. Quindi se il tuo partito in
circoscrizione ha solo un eletto, corriamo io e lei, lei ha
preso 90mila preferenze, ma io sono sto in una lista
bloccata, lei resta a casa e io vengo eletto. E nessuno ha
spiegato che senso ha avere due liste in una circoscrizione.
È una norma che serve solo a dare alle gerarchie partitiche
la certezzo di un terzo degli eletti.

D. SERVE A SFAVORIRE IL MOVIMENTO 5 STELLE?
R. In realtà converrebbe anche ai 5 stelle. Non hanno una
base popolare, se lei guarda i dati delle preferenze.
Normalmente nei partiti politici più strutturati il rapporto
delle preferenze è sei preferenze ogni 10 voti. Nel M5s è 1
su 10. Perchè si vota un'idea, un mito, una retorica, non
una persona.

Anche la cosa che non possono andare in tv, io che non sono
un elettore 5 stelle avrò il diritto di sapere che cosa
fanno questi nel consiglio dove sono eletti e cosa vogliono
fare di me se vincono le elezioni. La logica è che dentro
quel movimento lì, come accade nei regimi totalitari, non
esiste il singolo, sparisce in funzione del 'grande
fratello'. Non si possono avere opinioni o idee diverse, c'è
solo un'opinione che è quella del capo o dei due capi. E
tutti gli altri non devono avere nè un nome nè una faccia: è
un principio da stato totalitario. (Public Policy)

GAV

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