Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

#Stradeblog// Legge elettorale, il Pd fa gli interessi M5s?

elezioni 03 febbraio 2017

di Carmelo Palma

ROMA (Public Policy / Stradeonline.it) - La discussione su un nuovo sistema elettorale "omogeneo" tra Montecitorio e Palazzo Madama inizierà presso la commissione Affari costituzionali della Camera solo dopo il deposito delle motivazioni della sentenza della Consulta dello scorso 25 gennaio.

Al momento, però, l'aspetto più curioso è che il Pd, dopo avere accelerato con Lega, FdI e M5s sulla calendarizzazione della discussione, arriva al dunque mettendo sul tavolo non la proposta approvata dall'Assemblea nazionale, cioè il ritorno al Mattarellum sia per la Camera che per il Senato, ma un'ipotesi - il cosiddetto Lauricellum, dal nome del deputato dem Lauricella - che prevede di fatto la trasposizione per Palazzo Madama dell'Italicum corretto dalla Consulta.

Premio di maggioranza nazionale di lista, e non di coalizione sopra il 40%, ipotesi controversa per il Senato che in teoria dovrebbe essere eletto "su base regionale"; soglie di sbarramento regionali al 4%, contro il 3% previsto per la Camera, riduzione delle candidature multiple da 10 a 3. Se non scatta - ipotesi improbabile - il premio al 40% in entrambe le Camere il sistema diventa puramente proporzionale.

Che differenza c'è rispetto al cosiddetto Legalicum, richiesto dal M5s, cioè al puro e semplice trasferimento al Senato del sistema licenziato dalla Corte costituzionale per la Camera? Quasi nessuna in termini formali, assolutamente nessuna in termini sostanziali.

Il paradosso è che questo tipo di "omogeneizzazione" non serve al Pd, ma potrebbe servire molto al M5s. La riduzione degli sbarramenti al 4% al Senato rimette in gioco in molte regioni sia FdI sia la Lega, che con il sistema oggi in vigore - il Consultellum prodotto dalla sentenza della Corte costituzionale n.1/2014 - avrebbero sbarramenti di lista dell'8% insuperabili nella gran parte delle regioni, a meno di non coalizzarsi tecnicamente con il partito di Berlusconi e vedere lo sbarramento scendere al 3% nelle regioni in cui la coalizione riuscisse a superare il 20%.

Ma l'alleanza con Berlusconi sarebbe probabile? No. Dunque, quale sarebbe l'esito del Lauricellum-Legalicum? Che la maggioranza sovranista e pro-referendum antieuro, che oggi sulla base dei sondaggi supera ampiamente il 45% dei voti (quello Tecnè realizzato il 28/01 per Porta a Porta la stima al 48,5%), potrebbe sperare di arrivare al 50% dei seggi sia alla Camera che al Senato.

Di contro, il raggruppamento Pd, Ncd e FI, già oggi indietro nei sondaggi, non potrebbe raggiungere questo risultato, considerando che la corsa al voto comporterebbe una scissione a sinistra, che farebbe perdere un bel po' di voti - quanti è difficile dire - al Pd, gli impedirebbe certamente il raggiungimento del 40% dei voti, già oggi impensabile, e toglierebbe ulteriori seggi alla grande coalizione con centristi e Forza Italia.

Allora la domanda, che non ha risposta ragionevole, è la seguente: perché sulla legge elettorale il Pd fa gli interessi del M5s e del fronte no-euro e sembra lavorare per una maggioranza parlamentare (che attrarrebbe anche molti settori di FI) a favore di un referendum contro la moneta unica? (Public Policy / Stradeonline.it)

@strade_magazine

© Riproduzione riservata