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Legge elettorale, il proporzionale di Renzi con liste corte e ballottaggio

renzi 20 gennaio 2014

La risposta a Renzi del presidente Pd, Gianni Cuperlo

ROMA (Public Policy) - "Una riforma elettorale coerente con l'originaria vocazione maggioritaria del Partito democratico pur nelle necessarie alleanze politico-elettorali, con cui liquidiamo le aspirazioni dei fautori del ritorno alla prima Repubblica e al loro sogno di coalizioni arcobaleno fondate sul potere di ricatto dei piccoli partiti. neutralizzare il potere di ricatto dei piccoli gruppi. Un testo che punta a recuperare la dignità perduta per riscattare la speranza emersa con le primarie di dicembre".

Con queste parole il leader del Pd Matteo Renzi presenta e rende pubblica la proposta ufficiale di meccanismo di voto avanzata dal Nazareno al mondo politico e istituzionale. Un modello proporzionale nell'architettura e nella filosofia, che dall'esperienza spagnola mutua soltanto le dimensioni molto ridotte delle circoscrizioni elettorali, attenuandone fortemente gli effetti tendenzialmente bipartitici grazie a un riparto nazionale e non territoriale dei seggi.

Un terreno su cui innesta soglie di sbarramento differenziate per le forze alleate e per le formazioni non coalizzate, oltre alla previsione di un turno di ballottaggio per assegnare il bonus di governabilità allo schieramento vincente.

IL CONTENUTO DEL PROGETTO DI RIFORMA
Ricordando come la direzione è chiamata "a votare e scegliere un meccanismo di voto su cui impegnare i gruppi parlamentari in tempo certi e con contenuti limpidi", il segretario del Pd illustra nel dettaglio i contenuti del progetto di legge: "Un meccanismo che traendo spunto dalle obiezioni della Corte costituzionale propone un'assegnazione e ripartizione proporzionale e su scala nazionale dei seggi".

Pur nutrendo una convinzione più coerente con il modello spagnolo autentico che esaurisce nei singoli collegi plurinominali il conteggio dei voti e l'attribuzione degli scranni parlamentari, Renzi annuncia di aver accolto "per senso di responsabilità condiviso da Silvio Berlusconi", la richiesta avanzata dai partner della maggioranza governativa che auspicavano un più marcato riequilibrio proporzionale. Pilastro portanti del futuro meccanismo di voto è un premio di maggioranza che porti tra il 53 e il 55% dei seggi l'alleanza o la lista che raggiunge almeno il 35% dei consensi ("Un bonus al massimo del 18 per cento").

Nell'eventualità che nessuno schieramento conquistasse il 35% come avvenuto nel voto di febbraio, "per evitare il ripetersi dello scenario delle larghe intese è stata ottenuta la possibilità-necessità di un turno di ballottaggio tra le due coalizioni più votate, senza facoltà di apparentamento. Per cui chi vince arriva al 53 per cento dei seggi". Le soglie di sbarramento "fissate e vincolanti" prevedono il 5% per le forze alleate, l'8 per le formazioni singole e il 12 per le coalizioni.

L'elezione dei parlamentari avverrà all'interno di quasi 120 circoscrizioni elettorali molto piccole: "collegi plurinominali di 400-500mila cittadini in media, in cui vengono scelti abitualmente 4 candidati secondo un'alternanza paritaria di genere". Per la loro designazione Renzi esclude il metodo delle preferenze, "viste le degenerazioni provocate nella prima Repubblica", e propone "la strada delle primarie preventive".

LA RISPOSTA ALLE CONTESTAZIONI
Replicando alle critiche provenienti dal Nazareno sulle forme dell'incontro di sabato con Silvio Berlusconi, "che ringrazia per essere venuto nella sede del Pd", il primo cittadino di Firenze rimarca che "è il Cavaliere il leader di Forza Italia, la cui legittimazione politica non deriva da noi e non è un nostro problema ma è legata al consenso libero dei cittadini: elemento riconosciuto dall'intero centro-destra, anche quello governativo alleato ovunque con FI".

"Rifiutare di discutere le regole comuni con il Cavaliere per ostilità pregiudiziale e per la paura che egli condivida le nostre idee giuste - accusa il leader del Pd - riflette una subalternità e sudditanza culturale spaventosa nei suoi confronti". (Public Policy)

EDP

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