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La lettera dei bersaniani a Renzi: Italicum, parliamone

pd 08 aprile 2015

ROMA (Public Policy) - "Renzi riapra il dialogo" sulla riforma della legge elettorale, che oggi - in commissione Affari costituzionali alla Camera - inizia l'esame in terza lettura. "Dobbiamo fare tutto lo sforzo possibile e prenderci ogni margine utile per trovare un'intesa". "Non dividiamo il Pd". È questo l'appello rivolto al segretario Pd e premier, Matteo Renzi, da Area riformista, componente del Partito democratico, in una lettera inviata dal presidente del Consiglio.

"All'orizzonte - aggiungono i parlamentari di una parte della minoranza Pd - si profila un altro enorme rischio: una frattura dentro il Pd. Se così fosse su quale terreno facciamo camminare le riforme? È vero che le riforme sono ineludibili è altrettanto indispensabile farle bene. Nessuno di noi vuole veti, ricatti, ultimatum come pure siamo convinti che la parola scissione non debba far parte del vocabolario del Pd. Questa rottura non possiamo permettercela. Riflettiamo. Senza fermarci. Possiamo andare avanti al doppio della velocità, se necessario. Però attenzione, perché le riforme devono poggiarsi su un terreno largo. E questo terreno si è già ristretto. È solo la maggioranza a fare le riforme. E se anche un pezzo del Pd non ci sta, rendiamo quel disegno essenziale più debole e non più forte".

"L'Italia sta finalmente uscendo da sette lunghissimi anni di crisi - scrivono nella lettera - Ora abbiamo la forza di indicare un cammino positivo alle nostre famiglie e alle nostre imprese ma sette anni di crisi economica ci consegnano un sistema politico carico di inquietudine. La fotografia dell'Italia fuori dal Pd presenta nuovi e vecchi populismi: Salvini, Grillo e Berlusconi. In questo contesto, sulle spalle del Pd c'è la responsabilità fondamentale di guidare l'Italia".

"'Partito della Nazione - aggiungono - significa coincidenza di destino tra la capacità del Paese di farcela e la possibilità che questo partito sia all'altezza delle sfide che ha davanti a sé. Il governo ha tra i suoi compiti fondamentali - ricordano - la riforma costituzionale e quella elettorale. Le riforme rappresentano un elemento di constituency della sfida che il Pd ha lanciato al Paese. Ma su quale terreno noi poggiamo questo impianto di riforme? Questo percorso è iniziato con il cosiddetto Patto del Nazareno, maggioranza di governo più Forza Italia. Questo patto non c'è più. Forza Italia ha commesso un errore gravissimo, lasciando il tavolo delle riforme in maniera incomprensibile con l'elezione di Sergio Mattarella a presidente della Repubblica".

"C'è ancora uno spazio possibile per trovare un'intesa? Si, c'è. Abbiamo davanti ancora alcuni giorni da oggi al momento in cui il provvedimento arriverà in aula per l'approvazione finale. Dobbiamo allora fare tutto lo sforzo possibile e prenderci ogni margine utile per trovare un'intesa". Rivendichiamo - aggiungono - i passi avanti che sono stati fatti a partire dalla questione di genere e dalle soglie di accesso ma riteniamo ancora possibile riaprire il testo alla Camera in accordo con il gruppo del Pd al Senato e con tutta la maggioranza di governo. È per noi prioritaria l'esigenza di ridurre il numero dei nominati tra i partiti che non prendono il premio di maggioranza".

"Non dividiamo il Pd - concludono Speranza e compagni - L'esito porterebbe a restringere troppo il campo su cui queste riforme si poggiano. La sfida delle riforme è fondamentale per guidare il nostro Paese in una fase nuova e deve essere la sfida di tutto il Pd". (Public Policy) SOR

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