Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

Liberalizzazione sì o no: la scelta delle edicole

edicole stampa editoria 11 maggio 2016

di Francesco Ciaraffo

ROMA (Public Policy) - Liberalizzazione sì, liberalizzazione no. Le edicole sono (di nuovo) davanti al bivio.

Certo, fosse per loro la svolta per la liberalizzazione non andrebbe imboccata, ma poichè il percorso è tracciato, spingono affinchè vengano definite regole chiare.

In una conversazione con Public Policy, Armando Abbiati, presidente di Snag, spiega la posizione delle edicole in merito alla proposta di riforma del sistema dell'editoria, all'esame della commissione Affari costituzionali al Senato.

Questa proposta di legge "non è la migliore possibile e non risolve il problema delle edicole, ma ormai è urgente stabilire delle regole, che aspettiamo da 15 anni, per fissare delle possibilità contrattuali. Altrimenti le parti più forti della filiera, in posizione di forza, se le fanno da sole", spiega Abbiati.

In merito alla rete di vendita, la proposta prevede una delega per "l'attuazione del processo di progressiva liberalizzazione della vendita di prodotti editoriali, favorendo l'adeguamento della rete alle mutate condizioni, mitigando gli effetti negativi di breve termine, assicurando agli operatori parità di condizioni" e, "anche al fine di migliorare la reale possibilità di fornitura adeguata alle esigenze dell'utenza del territorio e con divieto di sospensioni arbitrarie delle consegne, e garantendo in tutti i punti di vendita il pluralismo delle testate presenti anche mediante l'introduzione, tenuto conto della sussistenza di motivi imperativi di interesse generale, di parametri qualitativi per l'esercizio dell'attività, nonché di una disciplina della distribuzione territoriale dei prodotti editoriali volta ad assicurare a tali punti di vendita l'accesso alle forniture, senza il loro condizionamento a servizi o prestazioni aggiuntive".

Abbiati commenta: "Bisogna capire cos'è la liberalizzazione. Se si tratta della rimozione totale del controllo pubblico sulla rete di vendita siamo contrari; se è una revisione dei parametri quantitativi sulla rete (come il numero delle famiglie servite o delle vendite) per un passaggio a criteri qualitativi, come lo spazio espositivo, la garanzia di apertura in orari o giorni particolari, come le domeniche, la presenza di personale dedicato, allora si può accettare. Insomma, sì a una liberalizzazione ragionata, no a una selvaggia".

Il punto di critica principale mosso dagli edicolanti è che la proposta non aggredisce la criticità maggiore del settore: la scarsa concorrenza sul lato della distribuzione dei giornali.

"Liberalizzare indiscriminatamente l'accesso all'attività di quotidiani e periodici significa affidare la rete di vendita, non al mercato, ma ai distributori locali di giornali che operano in base ad una serie di esclusive territoriali e decidono arbitrariamente quali esercizi rifornire di giornali", si legge nella memoria consegnata da Snag ai senatori nel corso di un'audizione la settimana scorsa.

Per certi versi, sottolinea a Public Policy Abbiati, il rischio è quello già vissuto con la liberalizzazione del 1999, quando "con un mercato editoriale molto più florido, le vendite aumentarono solo dell'1,7%". Ad un impatto esiguo sulle vendite, se ne avrebbe uno drammatico sulle edicole.

"Con una liberalizzazione spinta e senza una disciplina sulla distribuzione, intere zone d'Italia rischiano di rimanere senza edicole", dice Abbiati. "E se scompaiono le edicole, l'80% degli editori non saprà come arrivare al pubblico", aggiunge.

Ad oggi, quantificare il numero delle edicole non è facile. Nel 2006 i punti vendita, secondo i dati Snag, erano 35mila, di cui 30mila edicole. "Oggi, verosimilmente, i punti vendita sono 30mila, di cui 27-28mila edicole", spiega il presidente Snag. (Public Policy)

@fraciaraffo

© Riproduzione riservata