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Lo Spillo

Alitalia 18 aprile 2014

ROMA (Public Policy) - di Enrico Cisnetto - Si, no, forse. La telenovela dei cieli italiani, che ha in Alitalia la più tragica delle protagoniste, si arricchisce di un altro capitolo dal finale incerto ma dai sicuri effetti negativi. La scenografia è quella dello scalo di Malpensa e la vicenda riguarda la tratta diretta che già esiste con l'aeroporto New York, concessa ad Emirates dopo un lungo lavoro durato anni.

Accogliendo il ricorso presentato da Assaereo, associazione aderente a Confindustria, il Tar del Lazio ha deliberato l'impedimento alla compagnia degli Emirati Arabi di operare nella preziosa linea fra la Grande Mela e l'hub varesino, per il principio secondo cui "i trattati internazionali non prevedono concessione a vettori che non siano nazionali, comunitari o dei Paesi di destinazione".

A conti fatti però, privando Milano di un collegamento diretto con New York e quindi complicando la vita a potenziali visitatori, il vero danno lo si arrecherebbe proprio alla città che fra qualche mese ospiterà l'Expo, e all'Italia intera. Per fortuna il Consiglio di Stato ha sospeso l'ordinanza, evitando almeno fino al 6 maggio, data prevista per la prossima udienza, che i 70 mila viaggiatori che hanno già comprato il biglietto per recarsi dagli Usa a Milano debbano annullare il loro arrivo nel Belpaese.

Ma l'esito tafazziano della vicenda non è risolto, è solo rimandato: nel caso in cui alcune tratte intercontinentali che ora poggiano su Malpensa dovessero saltare, non ci sarà da stupirsi se, invece che in Lombardia, milioni di persone (pur avendo come meta finale l'Expo, ma non solo) atterreranno a Ginevra, Zurigo o Lugano. Purtroppo, siamo alle solite. Invece di adottare una logica favorevole allo sviluppo e puntare a obiettivi di crescita, ci barcameniamo fra interessi di parte, guerre fratricide e atteggiamenti bipolari.

Qualcuno sostiene che l'intransigenza verso Emirates sia legata alla trattativa in corso fra Alitalia e Etihad, che ha espressamente dichiarato di voler puntare su Linate. Se l'estromissione manu giudiziari di Emirates sia un dazio da pagare sul tavolo dell'accordo con Abu Dhabi è difficile da dire, ma se anche così fosse, è evidente che ciò innescherebbe due gravi boomerang.

Innanzitutto una giustizia amministrativa eventualmente guidata da ragioni non esclusivamente giuridiche che interviene più volte, prima bloccando, poi sbloccando, poi lasciando la Spada di Damocle a pendere sulla testa della linea Milano-New York, scoraggerebbe qualunque investitore e regalerebbe l'immagine di un Paese ostaggio di veti incrociati.

Poi, estromettere per via giudiziaria Emirates da Malpensa solo per compiacere Etihad è un errore, anche perché Pietro Modiano, presidente della società di gestione degli aeroporti milanesi, aveva lanciato l'ipotesi di un ingresso nel capitale di Sea dei futuri acquirenti di Alitalia, con lo scopo di eliminare finalmente il dualismo con Linate, lasciando ad un unico aeroporto il ruolo di scalo strategico del nord Italia (come recita giustamente il "piano Lupi").

La compagnia araba non è sembrata interessata. A questo punto però, non si può vincolare Malpensa a questo o quel diktat, perché lo scalo varesino, ricevuto il rifiuto, è libero di trattare e di andare a sposarsi con chi vuole. Abbiamo un Expo da realizzare e un futuro aereo da ri-costruire. Voliamo alto, please. (Public Policy)

@ecisnetto

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