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Lo Spillo

tasse 13 giugno 2014

ROMA (Public Policy) - di Enrico Cisnetto - Non servono più leggi, più norme, o qualche spettacolare blitz mediatico. Per combattere l'evasione, la soluzione è un fisco semplice e non arbitrario, dove per pagare siano certi e definiti somma, modo e termini. In Italia, invece, accade esattamente l'opposto, e anche chi vuole essere onesto e rispettare le scadenze, difficilmente ci riesce.

Prendete le ultime misure decise dall'esecutivo. Con un decreto legge "a perdere" - varato con la consapevolezza che non sarebbe poi stato riconvertito - e con un successivo emendamento al decreto Irpef, il governo ha rinviato al 16 ottobre il pagamento della prima rata della Tasi per quei Comuni che non avevano ancora deliberato l'aliquota da applicare. Per gli altri la scadenza, invece, è fissata per lunedì. Bene si dirà. E invece no.

In primo luogo perché molti Comuni, visti i tempi eccessivamente contingentati, hanno già annunciato che il termine del 16 giugno è "derogabile", aprendo all'incertezza e smentendo quanto deciso dall'amministrazione tributaria centrale. In secondo luogo perché i residenti dei Comuni "in regola" pagheranno in anticipo rispetto agli altri, con un'evidente penalizzazione per chi rispetta le regole. Oltretutto, coloro che pagheranno nei termini previsti, difficilmente potranno districarsi nella selva di regole considerato che, in media, ogni delibera comunale contiene più di 10 aliquote e che in tutto ci sono oltre 239 detrazioni possibili (per tutti i gusti: per tipologie di immobili, rendita catastale, reddito personale, familiari a carico, età, patrimonio complessivo).

Insomma un groviglio di norme eterogenee che indurranno facilmente all'errore anche il più onesto dei contribuenti. Il quale, nel caso, incorrerà in sanzioni, venendo penalizzato proprio per la correttezza del suo comportamento. Questa situazione è stata definita un "pasticcio" dal viceministro all'Economia, Enrico Morando, mentre per il sottosegretario allo stesso dicastero, Enrico Zanetti, "il fisco locale è ormai al delirio".

Come ha documentato Public Policy, dopo le ovvie difficoltà riscontrate nei lavori delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera, entrambi hanno "promesso il perdono" per gli onesti, senza specificare, però, chi sarà catalogabile come tale: chi sbaglia a calcolare l'aliquota? Chi la sceglie sbagliata? Chi paga in ritardo? Chi è consapevole o non consapevole dell'errore commesso? E come si stabilisce?

Per regolare la situazione, Morando ha ipotizzato un'azione amministrativa, tipo una circolare dell'Agenzia delle Entrate, senza escludere però nuovi atti legislativi. Zanetti ha invocato lo "Statuto del contribuente" (che si basa, sic, sul "principio della collaborazione e della buona fede tra Stato e cittadino"), che però opera solo dopo l'accertamento di un giudice e quindi dopo l'apertura di un contenzioso tributario. Insomma, il caos continua a regnare sovrano, con il risultato che, a voler essere onesti, ci si rimette sempre. Mentre i furbi sono sempre più furbi, e continuano a farla franca. Con il beneplacito dello Stato. (Public Policy) @ecisnetto

ECN

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