Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

Lo Spillo

energia 23 ottobre 2014

ROMA (Public Policy) - di Enrico Cisnetto - Meno finanza, più industria. È così che si può contrastare la progressiva desertificazione industriale da decenni in atto nel nostro Paese, e sembra che questa sia - per fortuna - la linea tracciata dal nuovo amministratore delegato dell'Enel, Francesco Starace. Lo si deduce da quanto ha annunciato al Senato: inversione della strategia industriale del gruppo, attualmente troppo squilibrata verso le attività di manutenzione (16 miliardi, il 65%) rispetto a quelle di crescita e nuovi progetti (9 miliardi, il 35%).

È ovvio che spendere principalmente per conservare l'esistente non permette di competere nell'attuale mercato elettrico, complesso e competitivo. Anzi, la strategia deve essere l'abbandono di ciò che è inefficiente, la stessa che la nuova dirigenza sta attuando con la chiusura di 23 impianti vecchi e obsoleti in Italia (11mila megawatt, il 25% della capacità termoelettrica attualmente installata), puntando su nuove forme innovative di generazione, a cominciare dalla riconversione in energia pulita o in centrali a biomasse.

Complice la crisi, purtroppo, in Italia la domanda elettrica è in calo, mentre negli ultimi anni, soprattutto per incentivi disorganizzati ed eccessivi al fotovoltaico, si è sviluppato un eccesso di capacità produttiva e i soggetti non efficienti, che già sarebbero instabili in un mercato fiorente, nell'attuale contesto di sovrapproduzione sono dei morti che camminano. Per crescere, infatti, è necessaria anche la riorganizzazione del mercato elettrico in una vera e propria prospettiva industriale, come ha detto Matteo Renzi al Senato Ma dopo anni di indecisionismo, oltre agli annunci sono necessari i fatti.

E se molti dei progetti del capo del governo per adesso rimangono solo slide, Starace ha già concretamente messo in moto il cambiamento appena arrivato al vertice di Enel, dove sta proseguendo la sua politica di "ottimizzazione" che tanti successi gli ha garantito durante la guida di Enel Green Power. Sarà, infatti, concluso a breve il riassetto sulla controlla spagnola Endesa, di cui da metà novembre Enel potrebbe mettere in vendita parte delle quote che ancora possiede (si dice il 22%), con un incasso di circa 2,5 miliardi; più della metà del piano di dismissioni programmato per fine 2014, termine entro cui, tra l'altro, il debito scenderà a 37 miliardi dai 39 del 2013.

Endesa ha flussi di cassa stabili, ma con poche prospettive di crescita. Meglio, allora, puntare su strategie aziendali più promettenti, a cominciare dalle rinnovabili, come il nuovo corso di Enel ha già concretamente cominciato a fare. Se questi sono i primi passi di un nuovo corso di politica industriale, c'è da rimanere elettrizzati. (Public Policy)

@ecisnetto

© Riproduzione riservata