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Lo Spillo

tasse 05 novembre 2014

ROMA (Public Policy) - di Enrico Cisnetto - Non è (ancora) troppo tardi. È possibile che in sede di conversione in legge del ddl Stabilità siano limati i prelievi fiscali sui fondi pensione (l'attuale incremento dall'11,5 al 20% dovrebbe fermarsi al 15-17%) e venga cancellato l'aumento delle aliquote sugli investimenti delle casse di previdenza private (dal 20 al 26%). Bene, se così fosse.

Innanzitutto perché questi aumenti non vanno a colpire "rendite finanziarie" o guadagni speculativi, ma accantonamenti realizzati dalle famiglie attraverso rinunce sui consumi presenti e redditi già (pesantemente) tassati in precedenza: si tratta di previdenza integrativa a cui gli italiani si rivolgono proprio mentre i trattamenti pensionistici di un tempo vanno assottigliandosi, e per questo andrebbero fiscalmente incentivati, altro che tassati.

Inoltre, evitare l'aumento di tasse così come inizialmente previsto, a cui sembrerebbe propenso anche il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta, smentirebbe che la malsana idea di togliere ai risparmiatori per dare ai consumatori sia una soluzione: i consumi in calo sono un un sintomo, mentre la vera malattia è la recessione. Infatti, poiché abbiamo paura dei tempi che verranno, a parità di reddito i consumi scendono e i risparmi "cautelativi" salgono.

E il governo che fa? Con un'improvvisa campagna mediatica contro le "rendite", in cui paragona le riserve pensionistiche agli investimenti in bond e azioni, aumenta le tasse proprio sul risparmio. Ma se la sfiducia nel futuro spinge gli italiani a consumare di meno oggi per tutelarsi di più per il domani, aumentare le tasse anche sul risparmio, dopo aver spremuto tutto ciò che era spremibile, non farà altro che oscurare ulteriormente le prospettive dei contribuenti, spingendo ancor di più l'economia nel circolo vizioso della deflazione.

Tra l'altro, un gran clamore - che provoca ulteriore sfiducia - per poco o nulla. Eliminare gli aumenti di tasse sugli investimenti delle casse previdenziali private (che tutelano 2 milioni di professionisti e hanno un patrimonio investito di 61 miliardi) significherebbe qualche decina di milioni di euro di minori entrate ogni anno per lo Stato: briciole. Senza contare che la tassazione in Francia e Germania è a zero, mentre in Italia, non portando modifiche alla Stabilità, si passerebbe dai 100 milioni di prelievo del 2011 ai 360 del 2015.

Siamo sempre stati un "popolo di risparmiatori", e oggi abbiamo un patrimonio privato intorno ai 9.500 miliardi di euro, qualcosa come 7,8 volte il reddito disponibile. Non poco, se si considera che il Giappone si ferma a 7, la Germania a 6,3 e gli Usa a 4,8. Un tempo si diceva che questa attitudine era encomiabile. Ora stiamo trasformando la libera virtù in artificioso vizio. Ma siamo ancora in tempo. Se ci si sbriga a ragionare.(Public Policy)

@ecisnetto

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