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Lo Spillo

casa 15 luglio 2015

ROMA (Public Policy) - di Enrico Cisnetto - Per tornare a crescere servono misure straordinarie. E se c'è un settore in cui sono necessarie, questo è l'edilizia. Per l'Ance, l'associazione dei costruttori, 8 anni di segni negativi hanno comportato la chiusura di 80 mila imprese e la scomparsa di 800 mila posti di lavoro, con gli investimenti calati del 35%.

Per tornare a vedere la luce, il presidente dei costruttori, Paolo Buzzetti, propone "un colpo di acceleratore e l'investimento di 10 miliardi che frutterebbero 2 punti di pil e 170 mila occupati in più". In sostanza, l'Ance incalza il governo a spendere in infrastrutture nei prossimi 18 mesi almeno una parte dei 20 miliardi annunciati.

Per i costruttori, inoltre, bisognerebbe ridurre le tasse sulla casa per sostenere la lieve ripresa delle compravendite e l'aumento dei mutui (+35% nel primo trimestre), confermando la proroga degli incentivi fiscali per la riqualificazione degli immobili. Queste tre misure provocherebbero una crescita del 3,2% nel 2016 mentre, senza, si perderebbe un altro 0,5%, dopo il -1,3% già contabilizzato per il 2015.

È assolutamente positivo che il ministro Delrio abbia voluto ricevere dai costruttori indicazioni sui cantieri e consigli sulle priorità. Ma, forse, servirebbe qualcosa di più. In primis, coinvolgere l'Unione europea - con il contributo in project financing dei privati - in un piano di interventi per la bonifica del territorio, in modo da prevenire i danni dovuti alle catastrofi naturali. In Italia si registra il 68% delle frane europee e quasi 9 comuni su 10 sono classificati ad alto rischio idrogeologico.

A parte che anche i sassi sanno che prevenire è meglio che curare, è evidente che un piano di lavori coordinato a livello europeo, oltre a non appesantire il bilancio nazionale grazie alla regola dello scorporo degli investimenti, a salvaguardare il nostro prezioso territorio, a far sentire la voce europea in Italia, sarebbe in grado di stimolare l'economia, creando lavoro e reddito diretto e indiretto.

In attesa che l'Europa faccia l'Europa, però, si potrebbe iniziare con un piano nazionale di ristrutturazione dei centri storici - gestito a livello centrale, visti i danni conseguenti all'eccessiva frammentazione delle competenze e l'esasperata decentralizzazione degli anni passati - che avrebbe importanti ricadute anche sul turismo. Dove trovare i soldi? Si potrebbe predisporre l'emissione di titoli obbligazionari ad hoc.

Oltre al territorio, l'Italia è colma di splendidi centri storici che lasciar cadere in rovina è una duplice colpa: verso la nostra cultura e verso la nostra economia. Troppo a lungo abbiamo eluso azioni attese da decenni. Ora dobbiamo agire, perché non possiamo attendere che la crisi finisca da sola. Costruiamo la ripresa.(Public Policy)

@ecisnetto

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