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Lo Spillo

Lo Spillo 17 gennaio 2014

ROMA (Public Policy) - di Enrico Cisnetto - Ancora una volta, contrordine compagni. Il Consiglio dei ministri, annullando una norma del 2010, ha appena stabilito che 90 mila insegnanti non dovranno restituire i 150 euro mensili degli aumenti percepiti dal gennaio 2013 in base agli scatti di anzianità. La vicenda ha avuto del paradossale, con un rimpallo di responsabilità e accuse fra il Ministero dell'Economia, quello dell'Istruzione e Palazzo Chigi. Ma oltre alle ridicole polemiche e alla figura davvero poco edificante in cui il governo prima annuncia un'azione impresentabile e poi la ritira addirittura con vanto, ci sono elementi ancor più gravi in questa vicenda.

Prima di tutto la tempistica. Ci si chiede cosa abbia fatto la squadra di governo in tutti questi mesi in cui tale restituzione era programmata da norme scritte da tempo e perché si sia dovuto aspettare gli ultimi giorni per intervenire. Inoltre, nel merito, ci si dovrebbe interrogare su quale sia il ruolo e la funzione degli insegnanti in Italia, considerato il poco brillante sistema educativo italiano, e se sia giusto penalizzare ulteriormente il loro ruolo, anche sotto un profilo economico. Ma poi, immaginate se tale teatrino invece che nel settore pubblico fosse avvenuto in quello privato. Immaginate se al posto della Carrozza e Saccomanni ci fossero stati Marchionne e John Elkann. Un cataclisma di polemiche, perché lo Stato in questa occasione ha agito in maniera coercitiva, arbitraria e padronale, decidendo e poi smentendo di utilizzare una norma di diritto pubblico (che dovrebbe essere generale ed astratta) per influire direttamente su rapporti di natura privata.

Quando lo Stato intende regolare materia privatistica, specie a livello fiscale e di contratti collettivi, dovrebbe farlo in maniera chiara, omogenea e uguale per tutti. Qui invece si è assistito ad una sorta di ricatto, come farebbe un "padronicino" verso i suoi lavori sfruttati, con un atteggiamento quasi criminale: "non ci sono i soldi e non ti pago. Le mie promesse? Non le rispetto". Purtroppo, anche in questa auto-smentita, lo Stato continua a non smentirsi, nel senso che ormai siamo abituati ad atteggiamenti sclerotici in cui viene praticamente sovvertito lo Stato di diritto. Avviene nel fisco, dove sostanzialmente è il cittadino a dover provare di essere onesto, mentre dovrebbe essere il contrario. È avvenuto nella vicenda degli esodati e potrebbe avvenire anche con le cosiddette "pensioni d'oro", che arbitrariamente lo Stato comincerebbe da oggi a calcolare con il sistema retributivo invece che contributivo.

Non che in questo ultimo caso il merito sia sbagliato. Ma è la forma che corrisponde ad uno Stato assolutistico e autoritario, piuttosto che alla corretta procedura di un moderno Stato di diritto. Speriamo che nonostante la ridicola vicenda dei 150 euro gli insegnanti non abbiano perso la voglia di insegnare agli studenti la differenza fra un suddito e un cittadino.(Public Policy) ECN

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