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Lo Spillo - Concorrenza, mera rottamazione o vera rottura?

jobs act autonomi 16 marzo 2016

di Enrico Cisnetto

ROMA (Public Policy) - Se è nelle sfide più difficili che si misura il reale valore di un governo, per adesso sul ddl Concorrenza stanno vincendo le resistenze corporative, rinviando, annacquando e snaturando il provvedimento nel suo iter parlamentare.

Eppure, come dice la senatrice Linda Lanzillotta "servirebbe più coraggio per aprire i mercati in tanti settori", visto che questa norma attesa dai cittadini ma tanto osteggiata dagli oligopoli potrebbe valere, secondo l'Osservatorio sulle liberalizzazioni, fino a 23 miliardi di euro.

Il ddl, infatti, sta progressivamente perdendo pezzi. Solo per citare alcuni esempi, sembra che non sarà possibile per le parafarmacie vendere i farmaci di fascia C, quelli a carico del cittadino per patologie di lievi entità. Su questi prodotti "di largo consumo", in pratica, permarranno il monopolio delle farmacie e i costi più alti per gli utenti. I taxi, poi, stanno facendo ostruzione perché non ci siano meno vincoli per il servizio di noleggio con conducente.

Eppure, una normativa in materia, oltre a favorire la concorrenza, dovrebbe permettere di regolare Uber, servizio taxi in inarrestabile ascesa al tempo degli smartphone che non si può certo sopprimere né ignorare. Ma non si tratta di fare solo un "panegirico del web 2.0".

Infatti, come sostiene Lanzillotta, gli hotel non dovrebbero poter prevedere sconti superiori a quelli dei portali online, come Booking, altrimenti si perdono i vantaggi tipici di queste piattaforme, tra cui quello di far conoscere la piccole strutture ricettive di cui il nostro Paese è ricco.

Allo stesso modo, facilitare la nascita di società tra professionisti, eliminando gli ostacoli di natura fiscale e previdenziale e chiarendo situazioni normative che oggi lasciano tutto in un indeterminato immobilismo, premetterebbe la creazione un'offerta di servizi professionali simile a quella che già esiste all'estero. Il mercato dei servizi, infatti, è oggi troppo complesso per i singoli professionisti che operano in autonomia, e richiede - appunto - strutture più evolute.

Non a caso, nel terziario, il nostro export è la metà della Francia e un quarto di Germania e Regno Unito. Insomma, in questo ddl Concorrenza si vanno snaturando le norme in grado di stimolare la competitività del nostro ingessato sistema economico.

Eppure, è ovvio: se i servizi costano meno, aumenta il reddito per il cittadino, come anche la sua libertà di scelta. E forse anche i consumi. Contro uno strumento del genere, che accresce la giustizia sociale e riduce rendite di posizione e facili arricchimenti, è ovvio che si scatenino le resistenze corporative.

Ma è proprio su queste battaglie che si differenzia un governo di mera rottamazione da uno di vera rottura, in grado di aprire alla #svoltabuona. (Public Policy)

@ecisnetto

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