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Lo Spillo - Toc, toc, qualcuno si ricorda del debito di Roma?

Dl Salva Roma 27 aprile 2016

di Enrico Cisnetto

ROMA (Public Policy) - Ci sono le campagne elettorali, le promesse, gli annunci. E poi ci sarà da governare Roma. Che già è una sfida ardua in condizioni normali, figuriamoci senza il becco di un quattrino da poter spendere. Anzi, probabilmente è impossibile, visto l'enorme debito da 12 miliardi che pesa sulle spalle della Capitale.

Come ha spiegato in commissione Bilancio alla Camera la commissaria straordinaria, Silvia Scozzese, se emergessero nuove spese per 539 milioni il buco potrebbe creare una crisi di liquidità già nel 2016. E dopo non andrà meglio, visto che il saldo tra entrate e uscite sarà comunque "negativo fino al 2039", con una probabile crisi di liquidità dal 2020.

Insomma, i romani pagheranno addizionali Irpef (oggi allo 0,4%) fino al 2048, che si sommano alla tassa di un euro per ogni biglietto aereo per Roma, per un totale di 500 milioni all'anno che finiscono nelle casse del Campidoglio, senza peraltro avere nessuna sicurezza sul "rientro".

Sprechi, contabilità poco trasparente, municipalizzate che generano voragini, espropri che dal 1960 finiscono sempre in tribunale, maximutui accesi per la realizzazione della metro, senza contare gli illeciti veri e propri, sono gli evidenti problemi da risolvere e su cui tutti si concentrano prima che la situazione precipiti definitivamente.

Ma nessuno tra i candidati ha mai parlato del debito della Capitale, perché equivarrebbe ad una dichiarazione di debolezza politica del futuro sindaco. Infatti, ammetterne l'esistenza implica che sarà improbabile tagliare le tasse comunali, ma anche che saranno difficili nuove spese e nuovi investimenti per manto stradale, mezzi pubblici, asili nido e quant'altro.

Inoltre, da una parte questo debito "monstre" condanna la Capitale ad una stretta dipendenza con il governo nazionale che dovrà "aiutare" il futuro primo cittadino a coprire i buchi di bilancio; dall'altra, sottintende l'introduzione di misure draconiane su welfare cittadino, dipendenti comunali (26mila) e delle municipalizzate (32mila), che non piaceranno ad un ampio bacino di consenso elettorale.

Così, mentre oggi i candidati al Campidoglio fanno i conti con le liste, le alleanze e i consensi, domani dovranno gestire un debito enorme che condizionerà, e di molto, la loro attività. Che vinca quello che più sarà in grado di affrontare questo problema. Ammesso che ce ne sia uno. (Public Policy)

@ecisnetto

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