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Lo Spillo

Accounting 03 ottobre 2014

ROMA (Public Policy) - di Enrico Cisnetto - Se fosse solo un ballon d'essai sarebbe un peccato. Infatti, l'ipotesi che il lavoratore possa scegliere già dal 2015 se percepire in busta paga il Tfr o lasciarlo accumulare come risparmio previdenziale, ha aspetti positivi non solo economici, ma anche culturali.

Sul piano concettuale, la proposta si fonda sul sacrosanto principio di libertà di scelta da parte dell'individuo su come gestire i propri denari e la propria vita, mettendo così definitivamente "in pensione" quell'idea di Stato pedagogico che, se pure poteva avere un senso decenni fa, oggi non ha più ragion d'essere: da una parte, perché lo Stato ha ormai davvero poco da insegnare, dall'altra, perché i cittadini non devono più essere "educati", come dimostra la progressiva diffusione delle forme di previdenza integrativa.

Ma anche sul piano pratico ci sono aspetti positivi. Tra i vari dettagli allo studio - la percentuale di Tfr "disponibile", se i soldi debbano essere erogati mese per mese o in un'unica tranche - c'è la giusta ipotesi, rilanciata anche da Bankitalia, che la nuova liquidità monetaria emessa dalla Bce (tramite Tltro) fluisca direttamente alle banche che garantiscono le somme che le imprese anticipano ai lavoratori. Un grimaldello con il quale i prestiti erogati dall'Eurotower agli istituti di credito, al contrario di quanto avvenuto in passato, verrebbero trasmessi automaticamente all'economia reale, alle piccole e medie imprese e ai lavoratori.

Inoltre, poiché in Italia il risparmio privato abbonda ma è per lo più immobilizzato, ogni iniziativa che ne aumenti la produttività, come avviene con le nuove società che investono i denari delle casse previdenziali (per esempio, la neonata Arpinge), è da accogliere positivamente. E non è vero che il Tfr trasformato in stipendio mensile finirebbe in risparmio come gli "80 euro" renziani: il lavoratore che decide autonomamente di ricevere subito, ma con maggiori oneri fiscali, soldi che avrebbe percepito in futuro con un carico fiscale minore, non lo fa certo per depositarli su un conto corrente, ma con l'intenzione di spenderli. Perciò, l'anticipo del Tfr potrebbe davvero rilanciare l'anemica domanda interna, oltre al fatto che l'anticipo è una libera scelta su soldi propri, già guadagnati, e non di un "bonus" eterodiretto e indipendente dalla volontà individuale.

Definiamo quindi i dettagli, che quelli fanno la differenza tra una buona e una cattiva scelta. A mio avviso, la formula migliore a livello fiscale sarebbe la tassazione di ogni anticipo del Tfr che arriva in busta paga da ora in avanti come un normale stipendio, lasciando invece a regime agevolato sia la normale liquidazione sia le somme maturate negli anni passati da erogarsi subito. In tutti i casi, non dimentichiamo che il Tfr non esiste in Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. Non per questo dobbiamo abolirlo tout court, ma solo adeguare lo strumento ai tempi che cambiano e restituire al lavoratore la libertà di decidere sulla propria vita.(Public Policy)

@ecisnetto

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