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Lo Spillo

dexia 10 ottobre 2014

ROMA (Public Policy) - di Enrico Cisnetto - Non pagare il conto a chi ci danneggia. Almeno cosi dovrebbe essere anche per Crediop, banca fondata nel lontano 1919 per finanziare la realizzazione delle infrastrutture e che, dopo una lunga e solida storia, oggi rischia incredibilmente di chiudere nonostante patrimonio e bilanci in attivo. Il 70% dell'istituto, infatti, è dal 1999 nelle mani di Dexia, il grande gruppo franco-belga a cui la Commissione europea già nel 2008 ha imposto la cessazione totale di tutte le attività per i debiti accumulati con investimenti spericolati sui mutui subprime, coperti poi con soldi pubblici.

Mentre il gruppo franco-belga è stato commissariato, la storica banca italiana - che ha invece sempre avuto un ruolo strategico e proficuo nel credito agli enti locali, supportando la realizzazione di infrastrutture autostradali e ferroviarie, di telecomunicazione, di energia rinnovabile e della rete elettrica, svolgendo una importante funzione di supporto all'economia reale - rischia di pagare per colpe non sue. E con essa il sistema economico italiano, che avendo perso un quarto degli investimenti da inizio crisi e con problemi di credito alle imprese, proprio non si può permettere la scomparsa di una banca con capitale umano e professionale capace di mettere la finanza al servizio della crescita e con tassi di sofferenze sugli impieghi quindici volte inferiori alla media.

Insomma, vietato mischiare le mele con le pere: il destino di Crediop deve essere separato da quello di Dexia. È necessario tutelare il 30% in mano alla Banca Popolare dell'Emilia Romagna, alla Popolare di Milano e al Banco Popolare (pari a circa 400 milioni sui 1150 di patrimonio netto contabile), evitando che venga utilizzato per ripianare i debiti accumulati dalla capogruppo. Anzi, quel 30%, dovrebbe essere valorizzato per rilanciare gli investimenti in conto capitale degli enti locali.

Il dossier è allo studio della Banca d'Italia e del Ministero dell'Economia. L'ipotesi è stringere collaborazioni con la Cassa Depositi e Prestiti, che come capacità di investimenti a lungo termine, non ha certo da invidiare niente a nessuno, sicuramente non a gestioni del credito che nel Nord Europa hanno spesso puntato più agli utili immateriali immediati che agli investimenti reali. Insomma, evitiamo di pagare il conto ad altri, ed anzi, riprendiamoci i frutti succosi di ciò che è nostro. Una volta tanto.(Public Policy)

@ecisnetto

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