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Lo Spillo

AGRICOLTURA, CIOLOS (UE): ENTRONOVEMBRE VOTO SU TESTI APPLICATIVI PAC 03 dicembre 2014

ROMA (Public Policy) - di Enrico Cisnetto - More solito, le colpe delle Regioni ricadono sull'intero Paese. Un miliardo e mezzo di euro destinato all'Italia potrebbe infatti evaporare nel nulla perché le Regioni non riescono ad avviare progetti ed erogare i cofinanziamenti necessari a sbloccare quanto già stanziato dai fondi strutturali europei. L'allarme ufficiale, che arriva da Palazzo Chigi, ripropone per l'ennesima volta il tema dell'inefficienza dell'istituzione regionale, la quale non è stata in grado di attingere pienamente al mare di soldi a disposizione né nei sette anni previsti (2007-2014), né durante la proroga biennale concessa dalla Commissione.

Nel Mezzogiorno, per esempio, ci sono da spendere ancora 15 miliardi entro la fine del 2015. È evidente che qui non siamo di fronte all'errore di un amministratore o del singolo ente, ma ad un sistema - quello del federalismo all'amatriciana - fallace nella sua stessa essenza. La vicenda dei finanziamenti continentali non sfruttati, inoltre, è l'emblema di quanto in Italia, da una parte, ci si lamenta rumorosamente dell'Europa mentre, dall'altra, si sprecano silenziosamente i possibili vantaggi. In Europa, infatti, siamo secondi per quantità di fondi a disposizione, ma soltanto ventiduesimi (su 28) per il loro utilizzo, visto che abbiamo attinto a meno del 60% dei 27,9 miliardi in bilancio per il settennio 2007-2014.

Nonostante una lunga sequenza di ritardi, errori e truffe del passato, per il nuovo corso (2014-2020) la dotazione è addirittura aumentata, arrivando complessivamente a 44 miliardi. Soldi che per essere sbloccati, però, devono essere accompagnanti da investimenti interni: è ovvio che se i cofinanziamenti non saranno esclusi dal calcolo del deficit (e cioè messi "tra parentesi" attraverso la "golden rule"), gli Stati con stretti margini di bilancio e che più avrebbero quindi bisogno di investimenti, potrebbero trovare ancora una volta molte difficoltà a spendere i denari europei.

Ovviamente ciò non sposta di una virgola le responsabilità di Regioni e Stato per errori ed omissioni. Tanto è vero che Spagna, Grecia e Portogallo e Irlanda, che pure hanno i conti meno in ordine dei nostri e che sono addirittura stati commissariati, sfruttano gli aiuti comunitari assai meglio di noi. Eppure, un pieno utilizzo dei fondi strutturali europei crea lavoro e aumenta il Pil, senza contare che per una volta potrebbe avvicinare le istituzioni continentali ai cittadini, spogliandole dal ruolo di astratte e lontane tecnocrazie. Con il nuovo governo sembra che l'atteggiamento sui fondi europei sia cambiato. Ma certo, la prima battaglia da vincere è con le Regioni. (Public Policy)

@ecisnetto

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