Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

Lo Spillo
di Enrico Cisnetto

Scuola, il Mef precisa: noi meri esecutori per conto del Miur 02 settembre 2015

ROMA (Public Policy) - A mezzanotte in punto sono arrivate a 16210 insegnanti le proposte di assunzione all’interno della terza fase del progetto di “stabilizzazione” di 100 mila precari previsto da “la buona scuola”. I precari interessati dovranno ora decidere se accettare o meno un lavoro a tempo indeterminato a stipendio garantito fino alla pensione. Per molti precari e disoccupati, sarebbe un sogno. Per alcuni di loro, invece, addirittura motivo di un’assurda lamentela.

Ovviamente, il mastodontico (e discutibile) piano di ingresso di personale nel pubblico previsto dalla riforma della scuola del governo Renzi non può, sic et simpliciter, accontentare ogni nuovo lavoratore oltre che su stipendio e garanzie, anche sul luogo di lavoro. E’ semplice. Al Nord c’è un eccesso di studenti, al Sud di professori. Quindi, è necessario un trasferimento di insegnanti. E non è certo una “deportazione”, come sostengono gli interessati. Per lavoro, migrano ogni anno centinaia di milioni di persone, per centinaia di migliaia di chilometri. E in molti muoiono.

Sono milioni anche gli italiani che in passato sono andati all’estero, così come sono milioni i braccianti che si sono trasferiti da Nord a Sud dell’Italia. Ora, “deportati” erano gli ebrei sui treni verso i campi di concentramento o i dissidenti nei gulag sovietici in Siberia. Non certo un insegnante che deve spostarsi dal Meridione, dalla casa di famiglia e dalla fidanzata, fino ad un luogo di lavoro sicuro nel Settentrione. Magari su treno ad alta velocità.

Eppure, al grido di “deportazione”, con il sostegno di sindacati complici, in molti “professori” spingono per rimanere precari nel luogo natio, a far supplenze da paesello e paesello. Una follia individuale e corporativa, che può avvenire solo all’interno del clientelare settore pubblico italiano. Una follia che, tra l’altro, si aggiunge a quella più generale di “assunzione di 100 mila precari” prevista dal governo, che aumenta la spesa pubblica, in barba alla regola dei concorsi pubblici e alla qualificazione e alla preparazione della classe docente. Insomma, nel piccolo come nel grande, sulla scuola abbiamo ancora molto da imparare.  (Public Policy)

@ecisnetto

© Riproduzione riservata