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LO SPILLO di Enrico Cisnetto

Lo Spillo - di Enrico Cisnetto 18 ottobre 2013

LO SPILLO di Enrico Cisnetto

(Public Policy) - Roma, 18 ott - La commissione Lavori pubblici del Senato sta esaminando d'urgenza due disegni di legge di riforma della normativa sui porti italiani. È la terza legislatura che si prova a mettere ordine dopo troppi interventi confusionari e dopo che, purtroppo, la riforma del Titolo V ha imposto in materia competenza concorrente tra Stato e Regioni. Almeno un inizio, ma non basta. Serve un disegno strategico più ampio, più coerente, più unitario.

L'Italia, infatti, è un ponte naturale tra il continente e il Mediterraneo, l'attracco geograficamente migliore per tutte le navi che arrivano da Suez. Ma che invece preferiscono fare migliaia di chilometri in più e nel Nord Europa. Perché un porto, da solo, non serve a nulla: Gioia Tauro, Napoli, Genova, Civitavecchia, Brindisi, Taranto, Marghera, Piombino sono in concorrenza tra loro, senza capire che sono tutti uguali e che da soli non possono farcela, specie se si mettono a farsi la guerra.

Sono sprovvisti di un approccio sistematico, integrato con ferrovie, autostrade, aeroporti, l'unico che rende efficiente un sistema di trasporto, sia esso di merci o di passeggeri. Un container, appena tocca terra, ha bisogno di essere agevolmente e velocemente collocato su un vagone, e partire da un binario che lo possa portarlo attraverso tutto il continente. Da noi invece, fra la nave e il vagone è terra di nessuno.

L'Italia non attrae di certo i vettori internazionali per il suo mercato interno, ma per quanto potrebbe essere un ponte fra il mare e il continente. Potrebbe, se adottasse un approccio nazionale in grado di invitare le grandi compagnie di trasporto a passare noi, che poi aiuterebbero l'economia italiana. La nave della ripresa passa anche da qui. (Public Policy)

ECN

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