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Lo Spillo

industria 18 marzo 2015

ROMA (Public Policy) - di Enrico Cisnetto - Incredibile, ci sono incentivi che funzionano. La "Sabatini bis", che prevede finanziamenti agevolati nel settore dei macchinari industriali, sta sostenendo il rilancio della produzione delle macchine utensili, della robotica e dell'automazione. Un comparto cruciale in cui siamo tra i primi al mondo, che vende per il 75% all'estero e che, soprattutto, è un fedele indicatore dello stato di salute generale dell'industria, poiché ogni produzione, quale che sia la merceologia, necessita comunque di un macchinario. Bene.

Ma non appena si allarga lo sguardo, si capisce che queste condizioni positive andrebbero ulteriormente sfruttate. In passato, infatti, da una parte gli incentivi sono stati utilizzati solo per tenere in vita aziende comunque destinate al declino, dall'altra hanno sempre sofferto di eccessiva frammentazione (37 interventi centrali e mediamente 13 per ciascuna regione). Così la loro quota di incidenza sul Pil è scesa dall'1,43% del 1992 fino allo 0,23% del 2013, relegandoci in coda alla relativa classifica europea.

Fortunatamente ora, grazie a diversi provvedimenti appena varati (a cominciare proprio dalla "Sabatini bis") assistiamo ad un cambio di rotta in grado di accompagnare un'inversione di tendenza nel settore delle macchine per produrre sia a livello nazionale che internazionale. Infatti, è confortante certificare che, nel 2014, gli ordini raccolti sono saliti del 14,7% in un anno (dati Ucimu), in aggiunta ad una prevista crescita a livello mondiale del 18% nei prossimi tre anni del valore totale della produzione (dagli attuali 64 ai 71 miliardi del 2018).

Ma, poiché la maggiore domanda arriverà principalmente dal competitivo mercato asiatico e in considerazione della nostra attuale fragilità, sarebbe il momento di spingere sull'acceleratore, e non certo di fermarsi. Con pochi "aggiustamenti" - tra cui la destinazione di maggiori risorse proprio alla Sabatini bis - e alcuni nuovi strumenti a sostegno delle piccole e medie imprese, si potrebbe realizzare un "fatturato aggiuntivo" che qualcuno calcola intorno ai 200 miliardi di euro, creando fino a mezzo milione di nuovi posti di lavoro.

Se gli incentivi funzionano, poi, ogni perdita di gettito fiscale viene automaticamente compensata con nuove entrate, senza dimenticare i posti di lavoro e la ricchezza prodotta. E se questi sono gli effetti benefici di incentivi efficaci che assecondano la ripresa di un solo comparto manifatturiero, pensate cosa sarebbe possibile fare "allargando" gli aiuti a chi volesse investire non solo in nuovi macchinari, ma per rinnovare completamente le linee produttive e le relative produzioni. (Public Policy)

@ecisnetto

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