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Lo Spillo

teatro 01 agosto 2014

ROMA (Public Policy) - di Enrico Cisnetto - La rivoluzione potrebbe iniziare con un selfie. La legge su cultura e turismo approvata definitivamente con la fiducia del Senato consentirà, infatti, di catturare istantanee nei musei, con un duplice effetto positivo: rendere più felici i visitatori e, visto che la maggior parte di quelle foto finirà sui social network, diffondere in modo virale e del tutto gratuito l'immagine dei nostri musei nel mondo.

Questo piccolo provvedimento identifica lo spirito essenziale della norma voluta dal ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini: rilanciare gli investimenti in cultura e turismo attraverso l'integrazione tra pubblico e privato. Da una parte, infatti, con l'art bonus è stabilito un credito d'imposta del 65% per 2014 e 2015 e del 50% nel 2016 a chi finanzia la conservazione del patrimonio culturale pubblico e sostiene le attività artistiche, compresi concessionari o affidatari di beni pubblici.

Nel settore del turismo, poi, è previsto uno sconto fiscale del 30% per interventi di digitalizzazione e riqualificazione delle strutture ricettive o degli alberghi che, visto quanto le stesse siano analogiche e vetuste, non può che essere un positivo strumento di ammodernamento. Si stabilisce inoltre il commissariamento dell'Enit e la soppressione di "Promuovi Italia" - di cui non sentiremo certo la mancanza - mentre vengono sostenute economicamente ed agevolate burocraticamente le startup, le cooperative e le associazioni di under 40 che offrono servizi turistici.

Anche Pompei, con iter procedurali più snelli per utilizzare entro fine anno i 105 milioni attualmente in cassa, e la Reggia di Caserta, che dovrebbe tornare ad essere totalmente a vocazione culturale (mentre oggi lo è solo il 20%), potrebbero incamminarsi su una strada nuova. Ma forse la novità principale è la maggiore autonomia scientifica, amministrativa e finanziaria prevista per i poli museali. Un'idea in grado di scardinare i meccanismi oggi vigenti, quelli che consentono ad un custode che non vuole rimanere 5 minuti in più oltre l'orario di lavoro di interrompere un concerto di Vivaldi al Pantheon, o che impongono un'attesa di mesi per ammirare il Cenacolo di Leonardo a Milano.

Fino ad oggi, infatti, un polo museale in grado di richiamare visitatori, elogi e denaro, veniva equiparato al ribasso con tutti gli altri, poiché i margini che realizzava invece di rimanere in loco, finivano nell'immenso calderone ministeriale, da dove nessuno ha mai fatto distinzione tra chi era in grado far rendere al meglio il proprio sito e chi, invece, tirava a campare. Così, invece, chi ha idee, iniziativa e competenze, viene premiato nel suo lavoro, e con lui la struttura che gestisce.

Se anche i problemi più grandi - tra cui la separazione delle competenze di tutela del patrimonio culturale, in capo allo Stato, e quelle di promozione valorizzazione, in capo alle Regioni in concorrenza con lo Stato, o l'esistenza di 20 Regioni che promuovono l'Italia in altrettanti modi diversi di fronte ad un cinese - restano sul campo, il decreto cultura può lanciare una piccola rivoluzione. Scattare please. (Public Policy)

@ecisnetto

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